”Bonifica Bacino Spinea Story” a Castelnovo sotto l’argine del Po tra Bariano e l’ex fornace Meneghini/ Grazie a Fantato, al ‘mini consorzio’ del presidente Rizzi, Regione Veneto e Consorzio Bonifica Padana Polesana


“A Castelnovo Bariano la zona in cui abito anni fa andava sempre sottacqua, mi sono dato da fare ed è stata bonificata, una microstoria inserita nella grande storia.”
Questa è l’incipit della mail by Franco ‘prof’ Rizzi, cronista storico nell’enclave altopolesano per Il Resto del Carlino.
Ma è una Story che avevo già sentito nei dialoghi tra lo stesso Franco e l’ingegnere Pino Padovan storico direttore del Consorzio Bonifica Padana all’epoca dei fatti, in uno dei soliti viaggi annuali organizzati sempre da Franco Rizzi tra Castelmassa, Castelnovo Bariano, Bergantino, Melara e … terre oltre che nei dintorni lombardo –veneto.
Tutto vero quindi, con tanto di contorno ‘confidenze’ by Pino & Franco mentre facevamo visita alle ‘terre e acque’ delle Bonifiche sia venete che emiliane romagnole di cui vi abbiamo già dato conto in specifico reportage sempre su questo sito www.polesinesport con tanto di fotogallery e flash scattati ad idrovore e chiaviche nel mantovano  e nel ferrarese. Senza contare un viaggio lungo l’argine del Po da Calto a Castelmassa fino alla fornace Meneghini col ‘Doppio Campione Intercontinentale” Saul Malatrasi ( vedi sue Story su questo sito) che mi parlava anche della …Meneghini Callas, la nota Maria cantante lirica che aveva sposato il Meneghini gran proprietario.
Anche per questo vi proponiamo tout court questa Castelnovo Bariano – Bacino Spinea Story dal ‘problema originale’ fino alla …risoluzione del problema , con la bonifica ‘sistemata’ in tempi recenti, con tutte le implicazioni e vari passaggi istituzionali che ‘grazie al Comitato dei Residenti ha coinvolto ‘fattivamente’ sai gli Organismi Regionali che il Consorzio preposto e ‘competente’ per il problema Spinea di cui Franco ci concede appunto un significativo excursus storico tra Po e Adige sicuramente‘prototipo’ e significativo.

MAIN NEWS ( di Franco Rizzi, by mail 07.10.2015)/ CASTELNOVO BARIANO-BACINO SPINEA STORY
“Fossi e cavedagne benedicon le campagne”, così suona un tradizionale proverbio rurale emiliano. “Basta un po’ di pazienza per cercare e trovare negli scritti degli agronomi la conferma della sua validità. Una validità profonda. Di lungo periodo. Una eredità forse tanto antica quanto la stessa cultura aratoria”, per dirla con Carlo Poni.
L’attuale Alto Polesine, compreso fra Po ed Adige, tagliato trasversalmente dal Canalbianco (la più importante idrovia italiana), vanta un regime odierno di acque irrigue di livello Ue, gestito positivamente dal Consorzio di Bonifica Adige Po. Una realtà socio-economica in cui industria, Mpi ed agricoltura producono sinergicamente evoluto business, un Polesine, una terra di acque di frontiera lombardo-veneto-emiliana. Tali terre furono redente dalla Bonificazione Bentivoglio, attivata nel 1609 e collaudata nel 1614; i domini pontificio, napoleonico, austriaco e unitario portarono a termine la  relativa bonifica, quella consortile odierna.

Il Quartiere Spinea è un minuscolo consorzio secentesco risalente alla Bentivoglio, 77,11 ettari per una sottile e lunga striscia di terreno agricolo in gran parte sabbioso addossato all’argine maestro del Po tra la storica località Bariano e l’ex fornace Meneghini e compreso fra le vie Argine Po e Spinea. Il toponimo Spinea per William Moretti, il più noto cultore castelnovese di storia locale, risale al preromano Spina, l’antica strada padana che univa trasversalmente Milano con Spina, porto etrusco (Comacchio) già nel 9° secolo a.C. e fiorente sino al 4° come scalo marittimo di Felsina (Bologna). Via arginale da sempre (anche se la Spinea nasce alla discesa arginale di Bariano e finisce dopo 3 km alla rampa maestra della fornace), dopo il 1866 divenne arteria provinciale sulla direttrice Mantova-Ostiglia-Castelmassa-Ferrara; detta rampa permetteva l’accesso pure al ponte in chiatte per Sermide (1903-1971), poi l’attuale.
Un consorzio povero all’immediata periferia castelnovese che ha sempre lottato con le  ricche acque risorgive del Po, non avendo mai avuto canali di scolo autonomi, dovendo sempre chiedere il Quartiere il permesso di smaltimento idrico agli enti consortili limitrofi, senza esito per secoli.

Tutta qui, in fondo, la microstoria idraulica della Spinea, considerata da sempre terra acquitrinosa, alluvionata, perfino dagli abitanti nel povero centro castelnovese sede comunale (i piazaroi). Il Bacino Spinea Story risalta ad esempio nel verbale a stampa afferente la seduta consortile della Padana tenuta a Ficarolo il 13 giugno 1913. Per i proprietari (case e terreni) del Bacino (o Quartiere)  Spinea, autonomo, anacronisticamente autonomo sin dal secolo 17° con la Bonificazione Bentivoglio (un patto comunitario per i problemi idraulici in una minuscola zona solo povera, senza soldi e con tante spese, la ragione per cui nessun ente  più vasto ha mai voluto venire in aiuto) fu sempre vitale venire assorbiti da una Bonifica superiore: sforzi vani dal 1614 al 1981! 
Si ebbero sempre due tombini di scolo sotto via Spinea. Uno a Bariano, il Natali (attraverso il Dugale Menani si immetteva e lo fa ancora nell’attuale Collettore Padano), l’altro ad est del municipio, il Martini o Spinea (sversa pur oggi nello stesso Padano tramite lo Scolo Rosta). Quando erano chiusi (quasi sempre) e il Po ingrossava (succedeva più volte all’anno data la ricchezza pregressa ultrasecolare di acque) si andava ammollo (uomini, animali e cose); l’apertura era vitale per i pochi residenti. Il deflusso dello Spinea in tempo di piena fluviale significava caricare di acque altre zone; da ciò l’ostracismo più completo altrui senza spirito solidaristico nell’eterno disinteresse istituzionale.
Per decenni ci fu l’istanza dallo Spinea di accorpare lo stesso alla Padana e finalmente la Regione Veneto legiferò specificatamente in materia idraulica con la specifica legge n. 3 del 13 gennaio 1976. Quell’anno il Po fece alcune piene eccezionali da luglio a novembre e lo Spinea andò sott’acqua dal 4/11 in poi, mentre restava chiusa al solito la chiavica Natali. Questa calamità svegliò un po’ tutti. Il presidente dello Spinea Antonio Fantato bussò alle porte che contavano: Comune, Bonifica Padana e Regione Veneto e le cose cambiarono. Il 22 gennaio 1977 l’assemblea dei 75 proprietari dello Spinea chiese   formalmente alla IV Commissione Consiliare del Veneto la soppressione dello stesso e l’accorpamento alla Padana.

 Purtroppo il signor Fantato di lì a poco abbandonò lo Spinea per gravi motivi di salute  ma nel poco tempo che occupò il delicato incarico mise in moto il meccanismo di scioglimento consortile. La prematura scomparsa gli tolse la soddisfazione di vedere lo scioglimento dello Spinea e la sua bonifica; comunque anche ora tutti devono ricordare con gratitudine Antonio Fantato per la sua azione meritoria e disinteressata.
L’assemblea generale dei soci del mini consorzio riunitasi in sessione straordinaria il 12 dicembre 1980 deliberò unanimemente di rinnovare il direttivo nella fase cruciale della soppressione.
I neoeletti: presidente Franco Rizzi, segretario Giancarlo Gilioli, consiglieri Evio Fornari, Guido Fornari, Giacomino Martini, revisori dei conti Fulvio Cugini e Polluce Gurzoni.
A onor del vero solo Rizzi, Giglioli e Guido Fornari, in mezzo a tante difficoltà e nel disinteresse istituzionale, locale e non (anche per pregiudizi partitici), senza ricevere nessun appoggio (a cominciare dai residenti dello Spinea), disponendo di ampio spazio sull’edizione di Rovigo del Resto del Carlino, bussarono a molte porte e risolsero con pazienza e determinazione il compito affidato, profondendo molto tempo libero a titolo gratuito, spendendo del proprio a livello psicologico e finanziario.
Furono imposti ai frontisti lavori di manutenzione straordinaria ai fossi irrigui, ciò che non si faceva da troppo tempo, in base ad un’ordinanza del sindaco Pierluigi Valentini secondo la legislazione vigente mai applicata in merito; detti interventi furono pagati dai frontisti interessati. Il Bacino Spinea fu assorbito dalla Bonifica Padana l’11 febbraio 1981 ma l’ex presidente Rizzi seguì ancora la questione. La Regione già il 27 settembre 1977 aveva già approvato il progetto dei “Lavori di collegamento del Bacino Spinea con la rete consortile in Comune di Castelnovo Bariano” per l’importo di 210 milioni (cifra cospicua allora).
Nel dicembre 1981, mentre si celebrava in Polesine il trentennale dell’alluvione del 1951, “nonostante le ripetute garanzie fornite ad alcuni cittadini, malgrado mirati interventi del sindaco Valentini nelle varie sedi competenti, la correzione del programma di canalizzazione e l’aggiornamento delle somme stanziate devono essere ancora presentati agli organi tecnici per l’istruttoria. Il Po, come la dolorosa e millenaria esperienza umana insegna, non aspetta e bastano piene improvvise per renderlo pericoloso” (F. Rizzi, Il Resto del Carlino, edizione di Rovigo del 2 dicembre 1981, Castelnovo Bariano: l’ex Bacino Spinea ancora senza canali).
Prima di Natale il sindaco Valentini e il tecnico comunale Paolo Cavaggion si recarono a Venezia presso l’assessorato regionale all’agricoltura onde sollecitare i finanziamenti ma senza esito. La giunta esecutiva veneta doveva ancora licenziare la relativa delibera, mentre la Bonifica Padana a Rovigo era il grave ritardo per la rettifica del progetto.

Il direttore della Padana Umberto Gasparetto sul Carlino rispose alle accuse di negligenza, ma Rizzi sempre tramite il quotidiano qui più diffuso, anche in qualità di corrispondente locale, insistette sui ritardi generali, “osservando che l’azione consortile non fu adeguata alla complessità della situazione” (F. RIZZI, Lo Spinea, microstoria di un consorzio di bonifica, in AA. VV., La bonifica tra Canalbianco e Po. Vicende del Comprensorio Padano Polesano, Rovigo Minelliana 2012, p. 308).
Nel 1982 la Regione sbloccò i fondi dopo il solletico del primo cittadino Valentini e, dopo l’ennesimo ritardo, gli scavatori cominciarono ad entrare in funzione nel gennaio 1983 e finirono in luglio. Vennero risezionati i due canali di scolo, provenienti dalla chiavica Natali e dallo Spinea, facendoli congiungere al centro. Qui fu costruito un nuovo largo fossato sottopassante via Spinea in prossimità del negozio Fratti, onde convogliare le acque verso nord al Canale Menani.

 “I 77,69 ettari del Quartiere Spinea possono la prima volta dal ‘600 smaltire le acque! Ora una rete di km 4,584 fa intero il suo dovere, prima era solo di km 1,020. La spesa raggiunse i 220 milioni (78% a carico della Regione, il restante 22% al Consorzio di Bonifica Padana Polesana). Da notare che le spese di esproprio assommano a £ 108.544,400” Pure i frontisti ne trassero giovamento monetario.
Dal 1983 ad oggi l’ex Spinea non ha più avuto problemi idraulici nonostante le eccezionali piene fluviali autunnali del 1994 e del 2000; puntuale la manutenzione ordinaria e straordinaria consortile della Bonifica Padana trasformatasi poi in Po Adige.
Evidente il contrasto con zone finitime allagate per piogge solo un po’ anormali stante la generale incuria dei residenti frontisti o proprietari. La zona della Spinea, vicina al centro capoluogo comunale è stata valorizzata a motivo del risanamento acqueo risalente al 1983: efficiente sistema di raccolta differenziata: puntuali i servizi del gas metano ed acquedottistico; nuove attività commerciali; residenzialità costruttiva evoluta; riserva faunistica creata dai cacciatori locali (Atc Ro1) onde allargare quella contigua mantovana sul Po (Mezzano); area verde ricca di pioppeti (l’unica in un Comune esteso 37,10 kmq; sorti due frequentati Bed Breakfast; tranquillità invidiabile nel quadro del parco fluviale Melara-Papozze.

EXTRATIME by S.S. /  In cover vi proponiamo il flash trasmessoci by Rizzi con vista sulla zona “Spinea bonificata” con sfondo chiesa di Castelnovo Bariano in lontananza.
Praticamente l’immagine che lo stesso Rizzi ha definito “La verde Spinea oggi”.
A seguire in fotogallery , estrapolando da altre fotogallery già pubblicate su questo sito, vi proponiamo alcune immagini di personaggi sopracitati.
Perciò ecco in Top Five by Museo di San Pietro il quintetto ( da sx) Luciano Bombonato, Pino Padovan, il Direttore del Museo, il sindaco Massimo Biancardi di C.B. e Franco Rizzi ‘yellow man’.
Quindi , con riferimenti ai noti Viaggi Lungo il Po organizzati dal ‘prof’ dell’Enclave altopolesano, ecco in trio da sx l’ingegnere Padovan ( già Direttore del Consorzio Bonifica Padana) , Franco Rizzi, Luciano Bombonato già dipendente del Consorzio stesso, con sfondo Chiesa di Felonica.
Poi il trio Pino Padovan, Franco Rizzi, Sergio Sottovia con sfondo Castello di Stellata.
E in last photo da Quadrelle ecco l’ingegnere Pino Padovan che osserva le note idrovore-chiaviche , noti ‘strumenti ‘ essenziali per la Bonifica delle acque ai confini tra l’Emilia Romagna e l’Oltrepo mantovano nelle Terre Matildee.

Franco Rizzi & Sergio Sottovia
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