Boris Padovan astronomo, mostra là in Antartide che Padova dista 15.405 km e Crespino ne dista 15.360. E papà Giancarlo e Fetonte...


14/09/2010  

Un crespinese/ padovano in Antartide. Perciò due cartelli, quelli di Boris l’astronomo in Antartide.
Un figlio di Fetonte, quello cantato da Ovidio nelle Metamorfosi. Un figlio di Fetonte come suo papà Giancarlo, che ha mandato al sottoscritto, altro figlio di Fetonte, la testimonianza …io non direi della distanza, ma della vicinanza di Padova e Crespino (o viceversa) all’Antartide, anzi a Boris Padovan ingegnere spaziale , là per lo Winter Over 2010. Ma di questo abbiamo già parlato come meritava Boris, in questo sito e nelle sue rubriche più storiche, a partire dai ‘Polesani nel Mondo’ abbiamo anche fatto una pagina speciale su Il Resto del Carlino proprio un giorno prima che il Mattino di Padova gli dedicasse un interesse …quasi analogo.

Qui ci piace sottolineare il Fair Play del tandem Giancarlo & Boris Padovan, per aver pensato e realizzato e comunicato ‘quei cartelli del cuore’. Ed inoltre l’amico Giancarlo per avermi mandato la seguente ‘storica lettera’ cui voglio rispondere in modo speciale. Rinunciando alle parole, ma dedicando alla ‘premiata ditta Boris & Giancarlo’ le foto più emblematiche di Crespino e , pensando agli astri, quella versione mitologica di Fetonte ( e il sole impazzito) per la quale “La Via Lattea è costituita dalla luce confusa di miliardi di stelle lontanissime” (by www.progettocassiopea.com).

 

 

MAIL by GIANCARLO PADOVAN
<< Ciao Sergio, ho appena ricevuto la e mail di Boris dove mi invia le foto con le distanze da Padova e da Crespino.
L’inverno antartico sta per finire e con esso anche il buio della notte che è durato quasi due mesi.
Ora la luce del giorno è quasi pari alla nostra ma il freddo si fa ancora sentire.
Omissis ...
Io farò stampare dal fotografo alcune copie di queste foto e ne porterò senz’altro una anche a Luigi del bar Borsa.
Credo che ora non ci siano più dubbi sulle sue radici polesane!
Omissis...
Credo che lo rivedremo a gennaio inoltrato.
Ora ti saluto e…a presto,
Giancarlo >>.

 

 

FETONTE E IL SOLE IMPAZZITO
<< Gli antichi avevano osservato con curiosità l'ampia scia luminosa che attraversa il cielo e risulta visibile soprattutto in estate.
Oggi sappiamo che la Via Lattea è costituita dalla luce confusa di miliardi di stelle lontanissime.
I popoli del passato spiegarono la sua esistenza in molti modi curiosi. La mitologia greca ne illustra diversi, uno tra questi narra delle disavventure occorse al giovane Fetonte:
Il figlio della ninfa degli oceani Climene, era davvero un bel giovanotto, per giunta con un nome: Fetonte (traducibile in radioso o splendente) che, oltre a ribadirne l'aspetto, ne confermava le paterne origini.
Fetonte, era infatti, figlio di Elios il dio del Sole.
Il giovane ignorava tutto ciò, ma il giorno del suo diciottesimo compleanno, Climene decise
di rivelargli l'identità del padre.
Fetonte non poteva credere alle sue orecchie, proprio lui, era figlio del dio che col suo splendido cocchio donava luce e calore agli uomini !
Purtroppo, dopo la gioia iniziale, il dubbio cominciò a minargli e la mente; e se Climene avesse inventato quella storia solo per consolarlo della mancanza di un padre ! Se Elios era suo padre come mai non aveva mai voluto conoscere suo figlio ?!
Il giovane re dei Liguri Cnido, grande amico di Fetonte, consigliò al ragazzo di affrontare la situazione andando direttamente a interrogare il padre.
Elios viveva in un palazzo d'avorio situato ai confini dell'orizzonte dove la terra cede il posto al cielo, proprio nella direzione in cui nasce il mattino. Per arrivare fin laggiù, Fetonte, dovette faticare non poco, alla fine però, seguendo le indicazioni della madre, riuscì ad incontrarsi col dio del Sole.

 

 

I due si scrutarono per un bel po' finché dalle labbra del ragazzo non uscì la domanda che gli serrava il cuore. Eccola secondo la versione scritta dal poeta latino Ovidio nelle Metamorfosi

"Luce universa del mondo infinito,
padre, se pur consenti che adoperi il nome di padre,
e non sotto nome fallace Climene cela una colpa,
dammi una prova sicura perché io mi creda verace
di te figliolo e mi tolga dall'animo questo sospetto"

Elios, di fronte a quel figlio di cui, diciamo la verità, si era sempre disinteressato, si lasciò prendere dai sentimenti e dopo averlo rassicurato sulla veridicità di quanto Climene gli aveva riferito, incautamente promise che, a riprova del suo paterno affetto, gli avrebbe donato qualsiasi cosa avesse chiesto.
Se vi promettessero una cosa dal genere, voi cosa chiedereste?
Soldi, amore, potere !
Fetonte non domandò nulla di tutto ciò; ma solo di poter pilotare per un giorno
il cocchio del Sole.
Elios rimase basito. Non poteva proprio permettere una cosa del genere; guidare il carro solare non era mica uno scherzo, ci voleva tanta esperienza e una mano salda per controllare i bizzosi destrieri che trainavano la quadriga dorata.

 

 

Fetonte a quel punto si arrabbiò moltissimo: "Quel che è detto è detto. Se è vero che sono tuo figlio ora devi mantenere la promessa che mi hai fatto!".
Fu così che, nell'istante in cui la vigile dea dell'aurora," dal rutilante oriente schiude le porporine e rosee porte di un nuovo giorno", i cavalli del Sole, sputando fuoco e fiamme, irruppero in avanti con le ali ai piedi sotto l'inesperta guida di un ragazzo.
Fetonte rispetto al padre era un peso piuma ed difatti, già da subito il cocchio, molto più leggero del solito, iniziò a barcollare come una nave senza la giusta zavorra; Eto, Piròo, Flegonte ed Eoo, i focosi destrieri, vista la mano inesperta del cocchiere non tardarono a prendere il sopravvento e, lanciati al galoppo, abbandonarono la via di sempre, diretti verso aree celesti mai esplorate. Fu una cosa mai vista, sulla terra la gente guardava incredula!, il Sole quel giorno ne faceva proprio di tutti i colori; anziché procedere sempre all'interno della stessa costellazione zodiacale lungo la pista che quella stagione gli aveva riservato, zigzagava qua e la tra le costellazioni. Cosa davvero inaudita giunse persino in prossimità della stella Polare. Il Dragone che tutto intorpidito dal gelo riposa tranquillo da quelle parti aprì gli occhi esterrefatto: "era proprio il cocchio del Sole quello?" Doveva esserlo per forza visto che faceva un caldo infernale!

 

 

Avvampante d'ira il Dragone iniziò a sbuffare per il calore.
Il Bifolco che dimora lì vicino, tutto spaventato per quell'improvvisa calura, benché impedito dalle sette stelle del Grande Carro che gli stanno innanzi, si diede alla fuga.
Fetonte intanto cominciava a pentirsi della sua richiesta. Cosa gli era venuto in mente di salire su quel cocchio ? la Terra da lassù era piccola, piccola, solo a guardarla gli girava la testa e si sentiva svenire. Come se non bastasse il paesaggio lì attorno era tremendamente inquietante; ovunque il cielo era seminato di mostruose creature le Orse, il Leone, il Cancro. Quando lo Scorpione gli si profilò davanti col poderoso pungiglione il ragazzo entrò definitivamente in panico e finì col mollare del tutto le redini del cocchio solare. A quel punto la situazione cominciò veramente a precipitare, il cocchio, dopo aver cozzato contro qualche astro, iniziò a scendere verso la Terra. Fu una tragedia; le fiammate solari incendiarono, prima le montagne, poi le colline ed infine i prati. Molti fiumi e molti laghi si prosciugarono,
i vulcani risentendo del gran calore iniziarono a eruttare lava, intere nazioni scomparvero incenerite, altre si tramutarono in sterili deserti, molti uomini si incendiarono come fiammiferi, altri come gli etiopi divennero tutti neri. Insomma dovunque si guardasse ci si trovava di fronte uno scenario apocalittico da effetti speciali tipo Deep Impact o Day After.
Ovviamente tutte le divinità che abitavano la terra erano furenti. Gea, la Terra stessa, urlava a squarcia gola imprecazioni verso il dio del Sole, anche Poseidone, il dio dei mari, aveva di che lamentarsi e l'avrebbe fatto di certo, se il calore non gli avesse impedito, per ben tre volte di emergere dai flutti. I cieli non erano messi meglio, i poli fumavano, parti consistenti della volta stellata si erano bruciate ed avevano assunto un aspetto opaco colore del latte, Atlante il gigante su cui poggiava la volta stellata era tutto sudato e quasi non riusciva più a reggere il cielo, c'era il rischio concreto che Terra Mare e Cielo, si schiantassero per confondersi nel caos dal quale con fatica erano emersi all'inizio delle ere.

 

 

Richiamato da tutta quel trambusto, Zeus, il padre degli dei, fece la sua comparsa sulla scena. Il dio sgranò gli occhi rendendosi immediatamente conto di quanto la situazione fosse disperata; erano così tante le situazioni da risolvere che non sapeva da dove cominciare; all'inizio pensò di far piovere per spegnere il fuoco che bruciava la terra, ma le nubi erano tutte evaporate. Guardandosi attorno col cuore in gola, alla ricerca di una soluzione, il padre degli dei individuò finalmente, la causa di tutto quello sfacelo: chi era quel pazzo alla guida del cocchio solare, di certo non Elios! Bisognava arrestare subito la sua folle corsa. Così, senza perdere neanche un secondo, Zeus fulminò con una delle sue saette il povero Fetonte. Intimoriti dalla saetta di Zeus i destrieri solari si placarono tornando verso l'abituale cammino, il giovinetto, investito dalla scossa del fulmine, ci rimise le penne. Avvampando il suo corpo cadde giù dal cielo come una meteora. Il fiume Po,' che a quei tempi si chiamava Eridano, (il Po' secondo la leggenda avrebbe dato origine alla costellazione di Eridano, la configurazione celeste raffigurante un fiume, che risulta osservabile durante le serate invernali), accolse il corpo esanime di Fetonte e lo trascinò nei suoi profondi gorghi.

 

 

Le ninfe delle acque dolci, sorelle di Fetonte si raccolsero tutte sulle rive e piansero il fratello finché le loro lacrime si fecero d'ambra e i loro corpi leggiadri si tramutarono in pioppi. Anche Cnido il re dei Liguri, amico fraterno di Fetonte, pianse supplicando Zeus di concedere allo sfortunato giovinetto almeno una sepoltura. Il padre degli dei non aveva nessuna intenzione di perdonare quello sconsiderato, in compenso, apprezzò così tanto il gesto del re che decise di accogliere Cnido tra i cieli a simbolo eterno dell'amicizia tra gli uomini. Il re si tramutò allora in un bellissimo cigno che, con pochi battiti delle sue immense ali, giunse tra le stelle dove creò la costellazione del Cigno.
Questa bellissima costellazione simile ad una Croce (è chiamata infatti anche Croce del Nord) solca la scia lattescente della Via Lattea, che per il greci era quindi l'indelebile traccia dello sconquasso cosmico provocato da Fetonte >>.

 

 

EXTRATIME/ La fotogallery, l’abbiamo detto, è foto-dedica. Lui Boris ci ha regalato le ‘sue foto e le sue emozioni’ dall’Antartide, noi regaliamo a Boris e papà Giancarlo inizialmente il kit ‘paritario’ con gli stemmi della Città di Padova e del mitologico Crespino ‘fetonteo’. E di Crespino la nostra’ cartolina’ mostra Piazza Fetonte ‘superaffollata da quasi 10.000 persone la sera del 7 agosto 2007. quindi la foto che ho fatto allo scrittore Riccardo Bacchelli nel giugno del 1970 mentre assisteva alle riprese de ‘Il Mulino sul Po’ by Bolchi per la Tv (c’era anche Ornella Vanoni). Le ultime mie foto dediche sono per Boris …perché lo inserirei tra gli ‘Olimpionici & Gentlemen’  completando la Top Ten della cover libro per formare una mia personalissima Nazionale Made in Polesine ( in attesa che la beacher Marta Menegatti partecipi alle Olimpiadi di Londra 2012) e per papà Giancarlo (a destra) affabulatore di piccioni assieme al sottoscritto in Piazza San Marco a Venezia, nella gita turistica che abbiamo fatto in treno partendo da Rovigo per festeggiare la conquista del quel ‘diploma di ragioneria’ che avevamo preparato assieme e per il quale poi siamo andati a piedi fino a Vicenza alla Madonna di Monte Berico. Ovviamente soltanto camminando mentre sappiamo che Boris è …astronomo e podista.


Sergio Sottovia
www.polesinesport.it