BORIS PADOVAN/ La storia del ‘fiore di ciliegio’ volato in Antartide sul carro di Fetonte


28/05/2010

Questa è la storia di uno di noi, anche lui nato per caso in Via Gluck…
La storia di Boris figlio di quel Giancarlo col quale abbiamo preparato assieme gli esami di maturità ( diploma di ragioniere). Dico solo che a volte mangiavo a casa di suo papà Cesare e mamma Rina, così come a volte lui Giancarlo stava a mangiare a casa mia. Anzi da mia mamma Maria e da mio papà Giovanni.
Fossi Aznavour ricorderei Montmartre e …vi parlerei anche dell’Aguiaro e dell’Arginone, dove si giocava a calcio, oltre che con Giancarlo, anche con suo fratello Maurizio e suo cugino Roberto e la porta era l’entrata del fienile. Di un tempo che in questo momento non ha più parole…

E’ stato l’ultimo anno di vita di  mio padre, perché morì proprio mentre cenavamo, quella sera che si doveva partire , io e Giancarlo, a piedi da Crespino a Monte Berico, una specie di ex voto per la promozione-diploma. Purtroppo mio padre si accasciò proprio quella sera e proprio mentre stavamo cenando a tavola. Ma quel viaggio lo volli fare lo stesso, nel ricordo di papà Giovanni, l’anno dopo. E quel ‘lungo viaggio a piedi’, assieme a Giancarlo Padovan ( papà di Boris) e a Vanni Secondi ( da Rovigo) lo porterò sempre nel cuore…
Così come se l’è portato ‘dentro nel cuore/testa’ Boris Padovan ‘fiore di ciliegio’ che non ha potuto esserci quando suo nonno Cesare ha fatto il suo ‘breve-lungo viaggio’ dalla Chiesa al Cimitero di Crespino, tra l’affetto dei familiari e tanti parenti e tanti amici.

E’ la storia di sempre. C’è qualcuno che parte mentre l’altro rimane a guardare e sperare…
Chissà se papà Giancarlo si ricorda di quella ‘goliardica’ partita a calcio, a Crespino tra i diplomati e i laureati. Per quanto mi riguarda io avevo messo sulla maglia la scritta “ Dove credi di andare” , ma parafrasando Endrigo e alla sua “Arca di Noè” pensavo sottotitolata “ Se il tempo che è passato non passerà mai”.
Chissà, intanto Boris Padovan è in Antartide , a Dome C ( una lettera, un nome, un programma…) , ma poi al suo ritorno cosa farà il ‘fiore di ciliegio’?
Di sicuro la nave Boris partirà, ma dove arriverà questo non si sa. Di sicuro dipenderà ancora dalla forza del vento, e non dal suo feeling col tronco.
PER ADESSO CIO’ CHE CONTA E’ LA SUA “ANTARCTICA STORY”
E QUESTO SUO SPECIALE RICORDO AFFETTIVO PRIMA DI PARTIRE

<<Come sempre nella mia vita è necessario fare ordine, procedere per schemini, parlando a lungo con le persone care, quelle autentiche, i familiari, gli amici più stretti. Tutti mi hanno detto di andare, che quando ero lucido ero convinto di voler partire, ora è solo un momento di confusione. Penso pero' anche al nonno Cesare che non sta bene, ha 94 anni passati e da un mese non è più in salute. Il nonno seguirà il suo destino, tu il tuo, devi andare; il nonno si addormenterà' con o senza di te qui. Dovevo ricordarmi dell'esempio dei samurai giapponesi, identificati nei fiori di ciliegio. I fiori del ciliegio crescono e si formano saldamente attaccati al ramo della pianta: la loro famiglia, la loro terra, i loro affetti. Ma quando giunge il loro momento arriva una folata di vento e i fiori si staccano all'istante, in silenzio, con dignità, senza cercare di rimanere attaccati al ramo. Il loro destino è quello di andare e non offrono nessuna resistenza. Vanno, senza mai voltarsi indietro>>.

<<Eccomi finalmente in autostrada, per l'ultima volta anche li'. Ma chi se ne frega della A13 direte voi, eppure anche in quella striscia d'asfalto mille ricordi mi apparivano in mente. E' l'autostrada che prendevo per andare a fare le gare di corsa nella Bassa, o addirittura in Emilia, è l'autostrada che prendevo per andare a caccia e naturalmente è l'autostrada che mi portava, come quella sera, a Crespino, a trovare i miei nonni. Proprio lì mi diressi come un fuso e quando arrivai nella piazza deserta del paese, buia, comunque mi sentii come a casa dopo una giornata di peripezie. Non era come andare a trovare i nonni nella casa in campagna. Da quando si sono trasferiti in piazza del paese è come finita un'epoca, un lasso di tempo di oltre trent'anni per me, ottanta per mio nonno. Ma il calore dell'accoglienza dei nonni e' sempre quello immenso di sempre. Ero lì con gioia ma in parte anche con la triste consapevolezza che me ne andavo per un anno in capo al mondo senza possibilità di tornare in anticipo. Me ne andavo lasciando i nonni di 94 e 84 anni, e a quella età non e' scontato che ci si riesca a rivedere.

Non è mai scontata sta cosa, ovvio, neanche per me che sono ancora abbastanza giovane, ma col nonno che da un mese non era più in salute il pensiero che quella poteva essere l'ultima volta che lo vedevo era molto forte in me, e di sicuro anche in lui. Cenammo con le cose buone che la nonna sa sempre preparare e chiacchierammo molto, cercai di frenare i miei ritmi, i ritmi serrati delle ultime settimane, volevo rallentare, allinearmi alla velocità con cui scorre la vita per i nonni che passano il loro tempo in casa, in un paesino di campagna, ricevendo qualche visita e qualche telefonata, in attesa che nel weekend arrivino i figli o magari anche i nipoti.

Quella sera non parlammo della vita di campagna di 50 anni fa, non parlammo dei tempi in cui il nonno andava a trovare la nonna quando erano morosi, non parlammo nemmeno dei duri anni della guerra. Quella sera raccontai io del lavoro che avevo appena ottenuto al polo sud, lasciai loro un calendario con un po' di foto, mi mostrai in tutta la mia gioia e felicità, forse anche di più di quelle che provavo in quel momento. Ma la felicità di un nipote e' decuplicata in quella di un nonno e così non volli trasmettere nessuno dei miei dubbi e delle mie paure. Il nonno riusciva anche a ridere, è una cosa che mi colpì molto. Era stato male pochissime settimane prima e per lui avevamo temuto il peggio. Ma si era un po' rimesso, aveva momenti in cui non era più lucido ed altri in cui sentiva che le forze lo stavano abbandonando, ma quando era ben cosciente, quando era con i suoi cari riusciva ad essere ancora felice. Questa è una cosa bellissima, la morte spaventa di più i giovani che non chi la vita l'ha vissuta in maniera completa e senza rimpianti. Eravamo a tavola, lui seduto su una sedia a rotelle e ci tenevamo per mano, ci siamo detti che ci volevamo bene.

Poi dei vicini arrivarono per aiutare la nonna a metterlo a letto e infine lo andai a salutare perché era per me l'ora di partire alla volta di Padova. Ci lasciammo con la promessa reciproca di tener duro per rivederci. Uscendo dalla sua camera non potei più trattenere le lacrime, andai ad abbracciare la nonna che in quel momento era lei a dare coraggio a me, non viceversa. Partii da Crespino con l'immagine dell'abbraccio dato al nonno mentre era gia' sotto le coperte e della nonna che non curante del freddo venne fuori in strada per salutarmi con la mano alzata mentre con la macchina mi allontanavo con la testa piena di pensieri.

Negli ultimi giorni prima della partenza l'affetto dimostrato da tutti gli amici e i parenti fu qualcosa di memorabile: visite a casa da zii e amici, telefonate a più non posso, ultime birrette assieme e infine una grandissima cena con tanti tanti amici in trattoria, a partire da tutta la squadra di atletica con l'onore di avere anche il coach Sommaggio con la moglie e via via con gli amici di una vita. Quanti pensieri gentili, quanti elogi, quanti incoraggiamenti, che incredibile manifestazione di partecipazione da parte di tutti. Vi garantisco che da tutto l'entusiasmo delle persone mi viene la forza di affrontare un anno di isolamento in mezzo a un continente ghiacciato a quindicimila e passa chilometri da casa. Davvero, senza quel supporto mastodontico io non ce l'avrei mai fatta a prendere una decisione del genere.>>
CONCORDIA STATION, Antarctica
75°06'06''S - 123°23'43''E - 3233m
http://www.concordiabase.eu

Current conditions at CONCORDIA: 2010/05/18 - 11:41:01 local time
Temp=-70.5°C WindChill=-88°C RH=27% P=626.1hPa Wind=3.0m/s W

EXTRATIME/ Per fortuna che Boris è uno ‘scientifico’ e parla dei ‘fiori di ciliegio’.
Meglio così, perché mentre leggevo io pensavo a lui e papà Giancarlo (è stato bello vederlo a dicembre cproprio al Bar Borsa con la sua Laura), al Carro di Fetonte, alle Erinni e ai pioppi dell’Eridano. Beh, ...che fatica essere uomini.
Intanto segnaliamo la fotogallery, partendo dal Boris Padovan ‘scherzoso’ con la videocamera su cui è stampata la ‘icona Concordia Base’, dislocata in Antartide come evidenziato sulla foto – mappa. Poi la stessa ‘base’ fa da sfondo alla foto- gruppo del progetto “ Winter Over 2010”.  Per una vita scientifica e familiare al tempo stesso. Perciò vediamo Boris sorridente armeggiare ancora con la videocamera, poi a tavola con Arthur per festeggiare il suo compleanno, aspettando la deliziosa torta ‘padrona della tavola e del computer’
Giusto per ‘regalare’ calorie adeguate in quell’Antardide dove la temperatura e il vento sono quelli …certificati sulla foto di Daniele Karlicek, l’amico di Boris Padovan.

In uno scenario bianco – candido che fa da contraltare alle emozioni ‘blu’ della Grande Nube di Magellano , visibile peraltro ad occhio nudo.
Ma il filo diretto con l’Italia il nostro Boris Made in Polesine l’ha sempre mantenuto, tanto che a Natale ( esattamente il 28 dicembre 2009) ha spedito da “Baia Terra Nova” agli “ Amici del Bar Borsa” di Crespino una cartolina di auguri che partita dall’Antartide ha fatto scalo a Christchurch in New Zealand ( il timbro segna 20 gennaio 2010), prima di volare in Italia tornando alle origini. Parole e musica ( e perciò foto)  da “Grace Band”  con Stefano-Paolo--Emanuel-Davide e Jonathan in concerto rock nel palcoscenico di Piazza Fetonte, tra il Borsa e la Chiesa di Crespino ( terra di film e di chimere) sullo sfondo, nel ricordo di nonno Cesare 
Insomma , basta aspettare e poi potremmo magari rivedere Boris Padovan a Taglio di Po (eccolo in foto-corsa nel Delta del Po) , a correre la sua ennesima maratona.

Per il resto e relativamente al ‘Programma di Ricerche in Antartide’ , beh Vi rimandiamo al sito della ‘Concordia Base’ di cui è web master Simona Longo, e dove tra l’altro lo stesso Boris, oltre ai pensieri scientifici , ha voluto mettere un pensiero – ricordo per papà Cesare, appena scomparso. Volando nel blù dipinto di blù, oppure come la ‘paloma di Martì che …”s’equivocava” perché “crejò” che il mare fosse il cielo e ‘la noce la manana”. Ma, secondo Raphael Alberti, …s’equivocava, s’equivocava. Lo sa bene anche Boris, per il quale la ‘crostata’ dell’Antartide per l’happy birthday to Boris, ha lo stesso sapore “everywhere”, dove la vita sarà sempre l’arte dell’incontro. Sia che si viaggi sul carro di Fetonte che sulla ‘corriera stravagante di Steinbeck’, tanto si arranca tutti verso la povertà ( o la ricchezza? ) di  Pian de La Tortilla o dell’Antartide.    



Boris Padovan & Sergio Sottovia
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