Busson Giancarlo capitan winner e allenatore. Tra Rugby Rovigo & Nazionale. E Roy Bish, Evans & All Blacks


02/01/2012

Una ‘strenna’ di successi fino ai giorni nostri. Negli anni ’60 con la Rugby Rovigo ha vinto ben TRE-SCUDETTI-TRE. Mirabiles! Un diamante, mille facce della memoria. Giancarlo Busson il capitano, una piramide di cristallo davanti al Louvre. Così la nostra base di lancio è il book dei Mirabiles scritto by Cristiano Aggio per il Coni di Beppe Osti e l’allunaggio è tra i Polesani nel Mondo.
Un personaggio prototipo, Giancarlo Busson, capitano di una ‘ciurma di bersaglieri triplo-scudettata’ ma anche della Nazionale Anni ’60.
Prototipo di un mondo –ovale che ha fatto di Rovigo la ‘Città in Mischia’ o “La Capitale del Rugby” come ha scritto il ‘vate. Luciano Ravagnani che abbiano avuto la fortuna di conoscere e onorare sempre su questo sito www.polsinesport.it presentando le linee guida dei ‘suoi’ Libri sul Rugby cui vi rimandiamo perché …la Bibbia va tenuta sul comodino.
Prototipo, Giancarlo Busson, di un Mondo Rugby che è ben rappresentato dalla SCHEDA by Aggio su quel ‘capitano dei tre scudetti’ che giustamente è stato premiato con la Stella al Merito by Coni.
Un Personaggio Story, Giancarlo Busson, che noi vogliamo onorare con l’aggiunta di alcune News & Appendice che lo hanno visto “Protagonista’ di un lungo viaggio nel Mondo Rugby, tra eventi speciali a Rovigo, in Italia e nel Mondo dove la palla-ovale è sinonimo di Sport & Fair Play al tempo stesso.
Una cavalcata lunga praticamente 50 ANNI , da cow boy nella Grande Prateria del Rugby.
Capitano coraggioso e di grande umanità ( leggere l’intervista in Appendice) ma che , secondo il vangelo e la filosofia del rugby, è un tutt’uno inscindibile con tutti i suoi compagni.

Prototipo di prototipi, come lo sono tutte le squadre che la Rugby Rovigo ha l’anno scorso immortalato nello storico Calendario da cui riportiamo le seguenti TRE-DIDASCALIE-TRE relative ai Tre Scudetti ‘in bianconero’ targati Busson/Campice/Rizzieri.
Perciò eccovi subito la didascalia dello scudetto Rugby Rovigo 61/62: in piedi da sx, Bellinazzo, Veronese, Guandalini, Sartori, Olivieri, Nicoli, Vallini, Rizzi, R. Bettarello, Campice (allenatore); accosciati: Vecchi, Bordon, Casellato, Lazzarini, Navarrini , S. Biscuola, Busson, Viscardini, Merlin, L.Biscuola. Altri giocatori: Bassan, Raisi, Zuin, Baratella, Fogagnolo, Comisso, F.Laurenti, Modena.
Quindi a seguire la didascalia dello scudetto Rugby Rovigo 62/63: tifosi, Guandalini, Navarrini, Vallini, R. Bettarello, O. Bettarello, Busson, Zuin, presidente Rizzieri, Campice (allenatore), Bellinazzo, Nicoli, tifosi; accosciati da sx: L.Biscuola., Merlin, Vecchi, Olivieri, S. Biscuola, L. Biscuola, Bordon. Altri giocatori Comisso, Veronese, Casellato, Sartori, Equisetto, Laurenti, Raisi, Bassan, Vanzan.
Infine , con riferimento al terzo scudetto anni ’60, ecco la didascalia dello scudetto Rugby Rovigo 63/64: in piedi da sx, R. Bettarello, Bellinazzo, G. Raisi, V. Bordon, Nicoli, Olivieri, G.Navarrini, Guandalini,; accosciati da sx Merlin. L. Biscuola, Vecchi, Bassan, Vanzan, Busson, S. Biscuola,- Altri giocatori: Vallini, Viscardini, O.Bettarello, Casellato, Veronese, G.Zuin. Broglio, F. Navarrini.  
Ma ecco tutta la Busson Story in sequenza News partendo dai Mirabiles , il book by Cristiano Aggio (datato 2009) nel quale sono ‘onorati’ tutti i Personaggi che si sono meritati la Benemerenza del Coni e le relative Stelle al Merito Sportivo per aver ‘promosso’ da giocatori o dirigenti il nostro Polesine nel Mondo. E conseguentemente l’Italia & lo Sport.


MIRABILES ( by Cristiano Aggio) / BUSSON GIANCARLO_ RUGBY_n.Trieste 23 novembre 1937/ Stella al Merito Sportivo _ARGENTO_ ( Brevetto n.4190 rif to anno 1998)

<< Giancarlo Busson, detto "Lolli", è stato un grande giocatore di rugby degli anni sessanta,
vestendo la maglia rossoblu del Rovigo e quella azzurra della nazionale dal 1957 al 1963. Nato a Trieste il 23 novembre del 1937 si trasferisce a Rovigo nel 1940, e all’ ufficio anagrafe del comune capoluogo si dimenticano una “s” del suo cognome, così in alcuni
“15” e articoli del periodo Giancarlo è Buson e non Busson. “Il rugby, come valore di educazione è uno degli sport più completi anche se molti lo considerano solo un gioco duro. Il rugby è una disciplina sportiva che fa dei giovani dei veri atleti, li perfeziona e li
forma nel fisico e soprattutto nel carattere.

Il rugby racchiude in sé: preparazione atletica, prontezza di riflessi e buona educazione morale.” Parole che Busson pronunciò in un’intervista a Giorgio Zuccaro nel 1963, parole attualissime! Sì, perché il rugby non è soltanto una pratica agonistica, è anche stile di vita, una filosofia che va ben oltre gli angusti limiti del campo di gioco. E' spettacolo, ma anche disciplina dura che richiede preparazione fisica ed atletica e, in parti eguali, autodisciplina ferrea, coraggio, amicizia, generosità, sacrificio, altruismo, rispetto dei compagni, dell'avversario e delle regole (per nessun motivo i giocatori contesterebbero una decisione dell'arbitro o simulerebbero un infortunio).
Gioco ideale di squadra in cui prevale il gruppo rispetto al divismo del singolo, il rugby vanta molti valori antitetici al calcio.
Ognuno dei quindici giocatori deve interpretare al meglio il suo ruolo, fino al risultato finale di portare il pallone oltre la mèta. La partita è come una battaglia, fatta di colpi duri e un giocatore non uscirebbe mai dal campo senza aver dato il meglio di sè e senza aver contrastato e reso quanto mai difficile la vita sul campo ai suoi avversari. E di battaglie, Busson, ne ha combattute tante, sportivamente parlando.
“Prima di dedicarmi al rugby -dice Giancarlo - ho praticato varie attività sportive: calcio, nuoto, pallavolo, corsa campestre, per poi abbracciare, a diciassette anni il mondo della palla ovale.” L’anno era il 1954, la maglia quella rossoblu della rugby Rovigo.
“Nel 1956, ricorda Giancarlo, sono già in prima squadra e dal 1961 al 1964 partecipo alla conquista di tre tricolori consecutivi. Stagioni indimenticabili!” Di mezzo, c’è anche la… storia con la maglia azzurra. “Nel 1956 vesto il mio primo azzurro con la nazionale juniores a Chambery. Poi nel 1958 a Milano è il turno della nazionale A contro la Germania”.

Per 10 anni Busson continua a vestire il blu nazionale collezionando 10 presenze in nazionale A e 6 in quella B, senza contare le numerose tournee con la selezione italiana (Scozia, Galles, Irlanda, Romania, Polonia, Cecoslovacchia, Inghilterra e Francia).
Il rugby incarna, senz’altro, più di ogni altra disciplina collettiva, i valori propri dello sport: il senso di squadra, l’abnegazione, il coraggio, il sacrificio, la generosità, la correttezza, la lealtà, il rispetto per l’avversario. Uno sport duro ma pulito. Il rugby come il basket, la pallavolo, il baseball sono nati nei college e dunque sport va di pari passo con studio, con disciplina, con rispetto. Non a caso in Italia per questi sport l’interazione con la scuola è forte.
Il rugby è uno sport di valori, di disciplina ed altamente formativo. Nel rugby, sport duro, di continuo contatto fisico, a volte sfugge qualche piccola giustizia sommaria, ma alla fine della partita i vincitori applaudono i vinti e dopo la meritata doccia via al famoso terzo tempo. L'atmosfera di cordialità nella quale si stemperano le tensioni della partita è uno degli aspetti che più divertono chi vi partecipa e più affascinano chi segue questo sport da un punto di vista esterno.
Sarebbe possibile in altri sport?
“Il rugby va ben oltre la semplicistica “cultura della vittoria”: educazione, rispetto per l’avversario, vuol dire anche cultura della sconfitta. Anche per chi va a vedere lo sport, non solo per chi lo pratica. Che si vinca o che si perda”, dice Giancarlo.

Importante è stata anche la carriera da allenatore di Busson. “Sono allenatore effettivo dal 1961. Nella stagione 1970/71, molte sono le soddisfazioni, ricorda Giancarlo: titolo italiano juniores con la rugby Rovigo e con la selezione veneta, della quale ero il selezionatore, vinciamo il trofeo delle regioni per due volte”.
Un secondo posto, Giancarlo lo centra anche nel 1975, con la selezione veneta seniores. Nel 1970, viene inserito nei quadri tecnici come istruttore della federazione, prima a livello under 18, poi come collaboratore della nazionale B, infine come responsabile dell’ Under 23 nel 1978 per gli incontri internazionali contro i “puma” argentini, in Olanda e Romania. “Ricordo con piacere gli stage a Roma e Tirrenia con i tecnici francesi Poulen e Coupon e con i gallesi Roy Bish e Malcon Lewis. Con Roy Bish, nel 1978 tecnico della nazionale italiana, ho svolto due corsi per allenatori, uno in Francia a Parigi e uno in Galles all’ Aberystwyth University College”.

Ma, uno dei ricordi più belli di Giancarlo da allenatore è datato 22 ottobre 1976, quando a Padova, allo stadio Appiani, un muro di folla formato da 20 mila persone attendeva i leggendari All Blacks: il ct Evans era in Polonia per la Coppa Europa e il XV del Presidente fu affidato proprio a Giancarlo Busson, con la supervisione di Carwyn James, arrivato da poche settimane a Rovigo. “Eravamo in maglia bianca con fascia orizzontale azzurra, ricorda Giancarlo, e la haka fece impressione. La tattica, ricorda Busson, prevedeva calci in touche tassativi dall'area di 22, e fino alla metà campo gioco al piede corto alle spalle della prima linea di difesa.
Con divieto assoluto di calciare sull'estremo, che quel pomeriggio era la stella Bryan Williams, per evitare contrattacchi. Nel loro campo invece spazio alla fantasia.”
Finì 17-9 per i mostri, ma i nostri, a tre minuti dalla fine, se ne stavano ancora incollati ad un punto (10-9).

Busson, ha allenato anche il Bologna, l’Ambrosetti Torino, il Cus Ferrara e il Cus Verona. Tra i premi ricevuti dalla Fir, la coppa come migliore allenatore italiano di squadre juniores per gli anni 1970/71 e 1971/72, e la targa “premio d’onore” al trofeo delle regioni a Roma come miglior allenatore del torneo.
Nella stagione 1998/99, quando a Rovigo allenatore era Guy Pardies, Busson ricoprì l’incarico di coordinatore del settore giovanile con Mario Borgato, Marzio Zanato e Gianfranco Siligardi; l’anno successivo, l’ultimo “successo” di Giancarlo, quando l’under 19 di Marzio Zanato, vince il titolo italiano a Padova contro il Treviso: “Lolli” è direttore sportivo.
Sposato con Isabella, la passione del rugby Giancarlo l’ha trasmessa anche ad Alessandro, figlio primogenito (ha anche una figlia, Alessandra), che vinse un titolo
italiano juniores con la giovanile del Rovigo battendo in finale a Mirano nel 1984 il Petrarca.
Ora Lolli, si gode le due nipotine, Margherita e Matilde.

“Con questo atto, si vuole esprime la gratitudine del mondo sportivo nei Suoi confronti e premiare la generosità e la competenza con cui da tanti anni opera al servizio dello sport”. Queste sono le parole scritte da Giovanni Petrucci nel luglio del 2000, quando Giancarlo
ricevette la benemerenza della stella d’argento.
Una competenza e una generosità che farebbero molto bene anche oggi al nostro mondo rugbystico: persone come Busson devono essere viste come una risorsa da mettere a disposizione per i giovani della palla ovale, per gli aneddoti, per l’esperienza, per le conoscenze acquisite lealmente sui campi di rugby.
Basta un dato su tutti: Giancarlo Busson, nella sua lunga carriera, non è mai stato squalificato. E scusate se è poco! >>.

PRIMA APPENDICE (bianco…raccolta 56/57)/ DOPO L’AMARO DI AGEN IL CONFORTO DI FIRENZE PER IL RUGBY ITALIANO/ BUSSON & I GIOVANI DELLA SELEZIONE VENETA
Il giorno della rotta del rugby italiano ad Agen, a Firenze, Lunedì di Pasqua, venivano gettate le basi della squadra, che forse, potrà essere un giorno la prima Nazionale d’Italia che darà qualche fastidio alla Francia, se le intenzioni programmatiche di oggi non verranno tradite per via.
L’idea è che bisogna curare i giovani, individuare fin d’ora i migliori, e seguirli anno per anno. Quando saranno fisicamente atti a entrare in una Nazionale, essi avranno quel bagaglio tecnico che gli attuali giocatori anziani , per forza di cose, non hanno.
E’ questa l’unica via da battere con insistenza. In Francia, i ragazzi cominciano a praticare il rugby a dodici anni di età. In Italia, nella media si comincia tra i diciotto e i diciannove, cioè quando i francesi sono già completi.

Da Firenze è venuto un po’ di conforto dopo l’amarezza di Agen. Si sono visti sessanta ragazzi giocare nel vero spunto del gioco, senza durezze, senza cattiverie e senza quel chiudersi in una sterile difensiva che caratterizza spesso gli incontri di campionato.
In pieno è risaltata la superiorità della squadre settentrionali ( perché mai per la Nazionale, si insiste a pescare nel Lazio gli elementi più delicati della difesa?).
La partita tra la Selezione Lombarda e quella Veneta è stata, infatti, quella che più ha entusiasmato sia per volume di gioco, sia per le individualità messe in campo, sia per la straordinaria rimonta, nel secondo tempo, dei veneti, che erano già soccombenti per 8 a 3.
Un cenno particolare merita il tre-quarti Busson, del Rovigo. Questo atleta diciottenne, per i suoi placcaggi, la velocità, le finte e, soprattutto il senso di posizione che lo fa trovare ovunque stia arrivando la palla, ha veramente stupito la C.T. dell’attività giovanile.

Egregiamente lo hanno coadiuvato gli altri quattro tre quarti scesi in campo, Salomone, Furian, Benedet e Fogli, il quale ha però risentito della stanchezza del viaggio e temperatura quasi estiva, rimanendo al di sotto del suo livello normale.
All’altezza ella sua fresca fama è stata la coppia dei mediani delal Faema, Paludetto e Casellato, specialmente nel secondo tempo.
Nlal mischia sono stati prominenti Vincenti e Lozzi, della Pelv, e Vallini, del Rovigo.
La perfetta intesa tra gli ultimi due, e la loro forza, hanno consentito ai veneti di neutralizzare la palese superiorità fisica e , in qualche punto, tecnica dei diretti avversari.
Più volte, gli avanti veneti hanno anche attaccato alla mano, e si sono visti un Vincenti , un Lozzi e un Vallini lanciatissimi, e ben sostenuti da Salmaso, Gaggion, Bortolozzo, Trevisan, Chiggio e Nibali, mettere in pericolo serio la linea di meta lombarda. Ed è stato merito di questo pacchetto ( il Veneto è, per tradizione, la terra dei migliori avanti) se Salomone, Busson e Benedet hanno potuto entrare in metà.
Modesto è stato l’apporto dell’estremo Ruzzante, anche perché non troppo impegnato.
E alla fine, una lezione di stile per quei giocatori che, per avere rivestito la maglia azzurra, si sentono superiori all’allenatore: all’ultimo fischio tutti i veneti sono corsi addosso a Stievano, allenatore della Selezione, per congratularsi con lui della vittoria da loro ottenuta.
E anche ciò può rientrare in quelle <<basi gettate per la Nazionale futura>>.



SECONDA  APPENDICE/ by La Gazzetta dello Sport / RUGBY/ IL TRIONFO DELROVIGO ( Campionato 61/62)
I <<bersaglieri>> del Rovigo sono nuovamente campioni d‘Italia.
Questo è stato il delirante grido di oltre 5 mila spettatori che gremivano il vecchio stadio Tre Martiri, quando Pozzi ha fischiato la fine del grande confronto con le Fiamme Oro, incontro risolto dal piede di Bettarello che ha piazzato il calcio di punizione necessario.
Esultanza e lacrime di gioia nel rettangolo del gioco.
Giocatori, presidente, allenatore per una mezz’ora sono stati portati in trionfo, tutti si sono abbracciati.
E’ stata così grande la gioia che tutti i giocatori rossoblu hanno pianto, alcuni poi si sono accasciati sul terreno di gioco, quasi perdendo i sensi.
Non si era mai visto tanto entusiasmo per il rugby come domenica.

Nemmeno nel ‘51/’52 quando il Rovigo per la prima volta divenne campione d’Italia.
Il botteghino degli incassi ha battuto ogni record. Insomma è stata una giornata trionfale per il Rovigo, una giornata che non si dimenticherà mai.
Ed ecco alcune brevi interviste subito dopo l’incontro.
Il presidente della F.I.R. , Montano ha detto:<< Data la posta in palio la gara è stata corretta: hanno giocato tutti con impegno; in queste circostanze un cappotto ci scappa sempre. A questo proposito vale mettere in rilievo l’ottima direzione di Pozzi, preciso e severo nel giusto modo>>.
Quali i migliori del Rovigo?
<<Il migliore è stato il presidente del sodalizio avv. Rizzieri. Di giocatori tutti. Più di tutti Busson, Bellinazzo, Merlin.>>
Che ne dice della sconfitta delle Fiamme Oro?
<< La squadra ha dimostrato una certa lentezza nella trasmissione della palla e così, come è facile capire, non sono stati penetranti. Soltanto sul finire sono riusciti a disincagliarsi dalla morsa dei rodigini portando avanti dei palloni pericolosi, ma era… troppo tardi. Bisogna considerare che le Fiamme Oro sono reduci da un periodo travagliato, da una crisi tecnica interna.>>

Negli spogliatoi, capitan Bettarello ci ha detto:<< Credo che abbiamo pienamente meritato questa vittoria, soprattutto perché abbiamo saputo difenderci con grande tenacia ed abbiamo quasi sempre attaccato con lunghi calci sulle ali, che non hanno prodotto l’effetto voluto solamente perché gli avversari hanno retto una insormontabile barriera a difesa della loro linea di metà.>>
Il presidente avv. Rizzieri:<< Credo che i <<bersaglieri>> abbiano meritato lo scudetto conquistato in una partita severa e cavalleresca, nella quale, a parte il punteggio, il loro predominio è stato netto e costante dando dimostrazione completa del loro merito tecnico e agonistico. I nostri propositi sono quelli di mettere a profitto il primato raggiunto per la maggior divulgazione del rugby, e tanto per cominciare posso annunciare la costituzione di due società minori che raggrupperanno i giovani e che si intitoleranno a nostri atleti scomparsi>>. 

Ed eccoci negli spogliatoi delle Fiamme Oro. Capitan Levorato ha detto:<< I miei ragazzi si sono battuti al limite delle loro possibilità. Sul Rovigo l’allenatore ha detto che la squadra si è battuta molto bene, ma che non è mai uscita da quelli che sono i temi tattici consueti e cioè gioco sempre chiuso senza mai cercare di dare respiro alla sua manovra offensiva…>>
E per finire le ultime novità: Ottorino Bettarello in forza alle Fiamme Oro passerà nel prossimo campionato nel Rovigo e giocherà nuovamente con il fratello; la palla ovale con la quale i bersaglieri hanno riconquistato lo scudetto è stata regalata alla Associazione Stampa Polesana. ( E.F.) .

TERZA APPENDICE NEWS ( LA RUGBY ROVIGO HA FINALMENTE LA “SUA” SEDE
Grazie all’interessamento del sindaco dott. Zorzato, la Rugby Rovigo ha finalmente una sede propria. Il dott. Zorzato ha infatti consegnato ieri le chiave di una stanza di Palazzo Roncali. Finora i campioni d’Italia erano senza sede. Ultimamente si erano trasferiti dalla sede del Coni alla direzione del II Circolo didattico, sempre come ospiti.

QUARTA APPENDICE NEWS/ (anni ’60) by La Gazzetta dello Sport)/ ELENCO CONVOCATI IN NAZIONALE PER LA GARA ITALIA – ROMANIA (in programma il 7 dicembre a Catania…) /
I sottonotati atleti, prescelti dalla C.T., dovranno trovarsi entro le ore 24 di sabato presso l’albergo Bernina di Milano:
AMATORI: Frelich, Taveggia;
FIAMME ORO PADOVA: Quintavalla, Del Bono, Levorato, Bettarello, Bellinazzo, Simonelli, Biadene, Sguario;
MILANO: Barbini;
C.U.S. TORINO: Raiteri, Molari;
C.U.S. GENOVA: Del Bo, Pescetto;
MONZA CHIOLO: Dapri;
BRESCIA: Valtorta, Braga;
PARMA: Pescudani;
PETRARCA: Saetti, Silini, Luise III, Pennella;
ROVIGO: Navarrini, Buson;
TREVISO: Baldan:
AQUILA: Autore, Di Zitti;
C.U.S. ROMA S.G.: Perrini; LAZIO: Colussi; X COMILITER: Gasparini, Piersigilli;
LIVORNO: Delle Piane;
PARTENOPE: Fusco.

QUINTA APPENDICE NEWS ( 1963)/ BUSSON, BISCUOLA I° E NAVARRINI CON LA ‘SELEZIONE ITALIANA’ IN INGHILTERRA

I <<bersaglieri>> Giancarlo Busson, Luciano Biscuola e Giancarlo Navarrini faranno parte della Selezione Italiana che effettuerà nei primi giorni el prossimo mese una tournèè in Inghilterra.
I tre rodigini partiranno per Roma domenica prossima dove è  fissato il raduno dei 25 rugbysti italiani che parteciperanno alla trasferta e dove, per sei giorni, verranno svolti i necessari allenamenti che hanno lo scopo di indicare ai tecnici la formazione migliore per gli incontri più impegnativi. Il giorno 1 settembre la comitiva azzurra lascerà Roma e raggiungerà Londra per via aerea dove, due giorni dopo, incontrerà nella capitale gli Harlequens. Il giorno 5 incontreranno a Newport la squadra locale, il giorno 7 si trasferiranno nel Galles, a Swansea, e il giorno 9 ancora a Newport per disputarvi altri due incontri.

SESTA & LAST APPENDICE NEWS/ INTERVISTA by L.M A GIANCARLO BUSSON/ OBIETTIVO PER IL RUGBY ROVIGO:BATTERE IL FORTE PARTENOPE
(Ma per arrivare al titolo italiano la strada è lunga).

DALL’INVIATO- ROVIGO, 29 luglio 1965- / Ti fermi al solito bar di Giulio Rubello, ti siedi per una bibita fresca a uno dei tavolini sistemati sotto il lungo porticato ed il cameriere s’avvicina premurosamente: << C’è Busson di là, potrebbe intervistarlo. Sa, è capitano del Rugby Rovigo e della nazionale. Glielo chiamo, se vuole>, dice.
L’idea ti sorride e dissimuli un certo imbarazzo perché non conosci Busson.
Sai soltanto che è il capitano del Rugby Rovigo e della nazionale di pallaovale. L’imbarazzo diventa sorpresa quando, di lì a poco, Giancarlo Busson ti si presenta davanti gentile e sorridente. T’aspetti il pezzo di marcantonio, mani grandi e nodose, spalle quadrate e infinite, uno di quei tipi da mischia dove la forza dovrebbe contare soprattutto, invece è un giovanotto <<normale>>. L’atleta devi quasi indovinarlo. Lo diresti più un impiegato, come infatti lo è.
Glielo dici e lui:<<Sono alto un metro e settanta – risponde – e quando si gioca mi trovo sui settanta chili. Adesso saranno settantuno. Ho ventisette anni, sono rodigino purosangue malgradio i primi sei mesi della mia esistenza vissuti a Trieste e gioco a rugby perché mi piace più del foot-ball e del resto – aggiunge – col calcio mi ci ero provato. La squadra era quella del S.Apollinare, ma a sedici anni ho deciso di smettere. Non mi andava, ecco perché. Eppoi il rugby mi attirava di più, capivo che sarebbe stata un’altra osa. Da allora son sempre rimasto qui, col Rugby Rovigo. Col rugby rimarrò anche quando smetterò di giocare, magari per fare l’allenatore>>.

Busson ha detto tutto di un fiato e ricomincia a guardarci sorridendo, come in attesa delle successive domande  e lievemente soddisfatto del nostro residuo imbarazzo. Gli confessiamo la nostra scarsa dimestichezza col rugby e con le sue regole e lui ricomincia discorrendo di mete, di trasformazioni, di mischie, di calci franchi.
L’interrompiamo:<< Davvero “Maci” Battaglini era inimitabile nel calci franchi?>>.
Risposta immediata.<< Davvero inimitabile! Ma non solo nei calci franchi. Quello è stato il più grande giocatore italiano e penso che in Italia sia ora il miglior allenatore. E’ stato il mio primo maestro e da lui ho imparato tante cose. Lui, “Maci”, nel rugby vede più lontano degli altri. Sa imprimere alla squadra forza e dinamismo e le fa conoscere ed applicare il vero rugby, quello che gli altri non sanno>>.
Cambiamo argomento. Del resto qui a Rovigo, discutere le capacità di <<Maci>> è come voler parlare male impunemente di Garibaldi. E l’ospite dell’intervista, inoltre, è Giancarlo Busson, capitano del Rugby Rovigo e della nazionale. Un ragazzo serio, modesto, che sostiene il dilettantismo, che non monta in cattedra e che conserva i ritagli dei giornali che parlano di lui.
<<Si cita sovente il rugby per criticare gli aspetti più confusi e meno piacevoli di altri sport. Lei che ne pensa?>> , chiediamo.


<<Prima di tutto che è sbagliato. Chi parla così non conosce il rugby. Non lo difendo perché non ce n’è bisogno, ma in generale che il rugby diventa duro e magari pericoloso per chi non si prepara seriamente, non s’allena con scrupolosità. Poi non è vero che il nostro sport è basato esclusivamente sulla prestanza atletica e che faccia emergere i più forti fisicamente. Io non sono certo un colosso, eppure credo di cavarmela. I sacrifici però non mi spaventano e gli allenamenti li faccio sul serio, cero continuamente di migliorare, di imparare qualcosa di nuovo.
Ritengo anzi che un atleta dotato di un fisico medio abbia notevoli vantaggi: è più mobile, assorbe meglio gli allenamenti e mantiene più facilmente la forma>>.
Giusto. Busson – estremo o mediano d’apertura a seconda delle necessità – non è certo un colosso, ma nella sua lunga carriera ha già avuto la soddisfazione di giocare tante volte con la nazionale giovanile, tre con quella di serie B e dieci con la squadra <<azzurra>>. Gli ultimi tre incontri , vinti a Varsavia, Biton (Polonia) e Praga, li ha disputati col bracciale di capitano mettendo a segno quindici punti.
<< Tutti lieti, i suoi ricordi?>>.
<<Non tutti! Rammento che nel 1956, nel giorno del mio esordio con la prima squadra del Rovigo, si giocò a Treviso e perdemmo per 9-6. Prima ero emozionato, dopo ero amareggiato. Però ci sono anche i ricordi piacevoli: una partita giocata a Brescia contro la Francia, bellissima malgrado la nostra sconfitta per 6-3 ed un altro match magnifico disputato a Newport ( Inghilterra) e conclusosi in parità>>.

<< Bene. Restiamo nell’ambiente internazionale: un suo giudizio sulle squadre intercontinentali…>>.
<< La Franci prima delle altre: ha rinnovato i ranghi  ed in quanto a tecnica individuale è imbattibile. Poi la Romania e l’Inghilterra, che praticano un gioco forse più efficace sul piano del collettivo. Noi siamo al quarto posto, ma non credo si possa dire che il livello del rugby italiano è ottimo anche se sono buoni i risultati della nazionale. Penso che la causa principale sia da individuare negli scarsi mezzi a disposizione: pochi denari, mancanza di allenamenti collegiali e di tecnici che se ne intendano e che sappiano amalgamare le squadre. Oddio, le eccezioni esistono. La Partenope, intanto, è una bella squadra, veloce e tecnicamente apprezzabile>>.
La Partenope vi ha strappato il titolo. Sarà difficile per voi “bersaglieri” riprendervelo l’anno venturo?>>.
<<Lo scudetto? Bé, credo che nel prossimo campionato faremo una bella figura. La squadra da battere sarà la Partenope, ma noi saremo nelle primissime posizioni ed il titolo italiano sarà il nostro obiettivo. Adesso però dobbiamo incominciare a pensare alla Coppa dei Campioni: dovremo andare a Rabat, Marocco, quindi ospiteremo la squadra campione della Cecoslovacchia. Non sarò presuntuoso se dico che al novanta per cento dovremmo entrare nella finalissima contro la vincente fra Francia e Romania. Una finalissima che potrebbe disputarsi a Rovigo: sarebbe l’avvenimento dell’anno>>. ( L.M.)

 
EXTRATIME by SS/ La cover è per Giancarlo Busson in trio scudetto con l’avvocato Rizzieri e l’allenatore Campice. Poi nella fotogallery partiamo col ‘tabellino’ e relativa immagine-campo dell’Italia Juniores impegnata nel 1956 in Francia (vedi titolo de L’Equipe…”Images de Alpes – Italie Juniores). Sempre relativamente a quell’annata ecco poi la “Selezione giovanile veneta” che a Firenze ha battuto la Lombardia per 11 a 8. Con da sinistra, in piedi, l’allenatore Piero Stievano, Rossetti, Chiggio, Vallini, Lozzi, Bortolozzo, Gaggion, Trevisan, Vincenti e – accosciati – Ruzzante, Salomone, Paludetto, Casellato, Busson, Foglia e Furian.
Eloquente poi la didascalia che propone Busson con l’ovale tra le mani durante il suo ‘primo raduno’ azzurro a Bologna in vista del match Italia – Germania.
E visto che Busson si è ‘accasato’ in azzurro, ecco un flash by L’Equipe sul match Francia – Italia disputato a Chambery il 3.4.1961.
Ma siamo ormai entrati nel ‘trittico’ degli scudetti dei Bersaglieri, perciò ecco la foto by calendario relativa allo Rugby Rovigo scudetto 61/62. A seguire, dopo Busson scudettato, ecco la Rugby Rovigo 62/63 secondo scudetto. Un campione capitan Busson che si fa sempre più onore in Nazionale, come dimostra il tabellino della due ‘nazionali’ proposti sui mass media prima del match Francia – Italia nel 1963 a Nantes. Anche per questo viene premiato a Rovigo da Montano presidente della FIR e lo mostriamo in due sequenze prima del match che valse il sesto titolo ai Bersaglieri; e poi con Busson & Company in festa con la coppa. A completamente del tris scudetto ecco la Rugby Rovigo 63/64 ancora in foto by calendario.

A seguire tre foto di per sé eloquenti, sia in rossoblu (come i colori del Bologna che dalla fondazione del 1935 by Davide Lanzoni hanno ‘caratterizzato i Bersaglieri) che in trio e sulla neve. Per Busson che con l’Italia ormai fa coppia fissa come dimostra il tabellino – rosa del match a Dungannon, nella tournèe del 1964 in Inghilterra in trio con Raisi e Bellinazzo. Un’esperienza peraltro vissuta in chiave ‘ istituzionale-federale’   da Davide Lanzoni che ha rappresentato la FIR in Inghilterra e che l’ha raccontata al Panathlon di Rovigo (vedi didascalia foto “Inaugurato il labaro del Panathlon”).
Per il passaggio da giocatore ad allenatore  la certificazione è con Busson in tuta mentre ‘passa l’ovale’. Per quanto riguarda i “Bersaglieri” e lo scudetto che verrà… ecco la rosa della Rugby Rovigo Femi-Cz che nella scorsa stagione 2010-11 ha sfiorato il 12° scudetto perdendo al Battaglini l’ultima sfida scudetto.
Sarebbe stato il completamento del ‘calendario’ per i Bersaglieri che onoriamo comunque da ‘Polesani nel Mondo’ ricordando che oltre ai tre scudetti di Busson & Company avevano già vinto 4 scudetti consecutivi dal 1951 (3 con Maci Battaglini allenatore + 1 con Aldo Milani). E che poi i Beraglieri vinceranno ancora lo scudetto nel 1978/79 con Saby, e nel 78/79 con Carwyn James. Il decimo scudetto della stella è arrivato nel 87/89 con Nelie Smith prima di chiudere il conto con l’undicesimo scudetto nell’89/90 bissando in sequenza scudetto la vittoria sul Treviso.
Per tutto questo mi piace lasciarvi due flash back da “Campioni dei Polesani nel Mondo. Dapprima con la foto di Giancarlo Busson (con gli occhiali, nella location della Cassa Risparmio di Padova e Rovigo, a fianco del ‘signore coi baffi’) premiato con la ‘Stella al Merito’ by Coni. Ed infine con la foto ‘rosa-winner’ by La Gazzetta dello Sport che onora i  “XV Bersaglieri” del Rovigo neo-campione d’Italia 61/62. Cioè  i “Campioni” schierati così da sx in piedi nella vittoriosa partita con le Fiamme Oro:  Bellinazzo, Raisi, Vallini, Guandalini, Bettarello, Navarrini, Laurenti, Zuin; (in ginocchio da sx): Vecchi, Biscuola II°, Bassan, Biscuola I°, Bordon, Busson, Merlin.



Cristiano Aggio & Sergio Sottovia
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