Don Mario Qualdi prete nella storia” tra Guerra(S.Martino) , Alluvione ’51 (Ceneselli) e “Tre Libro Story" (Crespino)


28/07/2011

Ha scritto la storia da protagonista dentro la storia. Con Don Mario ho viaggiato alcuni ‘tratti’ della vita. Con lui ho fatto alcuni ‘incontri’ significativi, e non parlo solo di ‘quella giornata particolare’ assieme a Vittorio Sgarbi tra “cimitero, ville e dintorni” di Crespino (Priincipe Pio, Gianesini, Ghedini, Marzolla no perché…). La mia generazione è quella che ha visto ‘arrivare’ la pillola, il divorzio, l’aborto. E Don Mario ti ascoltava, ti parlava, ti incontrava davanti al bar, ti veniva a benedire la casa, ti raccontava …la STORIA DI CRESPINO. Quand’ero in Biblioteca c’è stato un viaggio parallelo per la Mostra/Convegno sulla carboneria, per l’Asilo parrocchiale.. mi ci ha portato dentro lui.
Sempre in punta di piedi, e non soltanto perché non aveva la patente e la macchina.
A piedi come in quell’intervista sul Po, nel 1991, nel 40ennale dell’Alluvione, per un apposito DOSSIER SPECIALE su Il Resto del Carlino (epoca Dario Nicoli, che sempre in team coi suoi collaboratori ha pubblicato anche i GRANDI DEL POLESINE) .
Un Polesano nel Polesine che ha vissuto ‘direttamente’ tutte e due le grandi tragedie polesane del secolo scorso: cioè la SECONDA GUERRA MONDIALE e la GRANDE ALLUVIONE DEL 1951. Lui che è stato pastore di anime è stato poi “BUON PASTORE FOREVER” a Crespino fino alla sua morte.
E noi lo vogliamo onorarlo proprio in kit – trilogia come le tre citate “storie” che hanno caratterizzato la sua vita, e che perciò vi proponiamo in sequenza news cronologica. Completata peraltro da DUE APPENDICI che caratterizzano evidenziando il MONDO STORY in cui è vissuto Don Mario, quello che Lui ha voluto tramandarci con la sua presenza cristiana ma anche con la sua “penna storica” tra memoria e futuro, tra le umane sofferenze e le speranze di una vita migliore per tutti.

 


 

 

 

MARIO QUALDI / TESTIMONIANZA DI UN PARROCO NEL  QUARANTENNALE DELL’ALLUVIONE / ( servizio di Sergio Sottovia, Il Resto del Carlino, Venerdì 15 novembre 1991, CARLINO DOSSIER/ SPECIALE ALLUVIONE )

UN PARROCO/ PER DON MARIO QUALDI VINSE LA SOLIDARIETA’
 “Resterà memorabile nel tempo la rotta del Po  per i danni immensi apportati alle persone, alle case, ai campi, per le tragiche scene di bambini e di intere famiglie in fuga”.
 
Questa è la testuale espressione con cui apre in quel fatidico 14 novembre 1951 il Diario che Don Mario Qualdi redigeva quasi giornalmente nella sua Parrocchia di Ceneselli.
Portatosi Don Mario in bicicletta nell’argine del Po a Calto:<< Terra, Terra!, gridavano gli operai in lotta contro le acque che limacciose cominciano a tracimare.
In un batter d’occhio si riempiono centinaia di sacchetti. Ora tutti lavorano: sacerdote, impiegati, contadini, giovani e vecchi. Il pericolo incombente ci unisce tutti. Si lavora tutta la notte al chiaror delle fiaccole incitati dalla voce degli altoparlanti. Arriva finalmente una colonna di automezzi dell’esercito.
Arriva improvvisa una notizia: il Po ha rotto. Dove? A Bergantino. Fortunatamente la notizia era falsa.
L’imponente massa d’acqua, velocissima nel mezzo passava passava e sempre cresceva, lentamente cresceva: era la morte che spiandoci  da lontano si avvicinava piano piano ed ora ci sfiorava il volto con la sua gelida ala.
Dove avrebbe rotto?  Gli argini non reggevano più. Il cuore delle mamme che stringevano al cuore i loro figli, li avrebbero voluti alti, molto alti e fatti di bronzo>>.

 

 

 

La paura e la speranza erano altalenati sui volti della gente.
<<Ogni golena era ormai invasa dall’acqua e le povere casette sommerse fino al tetto si afflosciavano come fossero di cartone. Alle 23 l’acqua comincia a scemare quasi improvvisamente.
Ma sì – dicono tutti – l’acqua comincia veramente a decrescere. E tutti osservano e tutti misurano. Si sparge rapida la notizia che il Po ha rotto a Occhiobello. Noi eravamo salvi, ma quello là!>>.
In quelle ore, come nelle sculture del Murer, trasfigurava nei corpi e nelle menti degli alluvionati la forza modellante della natura e dell’ambiente.
Don Mario uomo e prete; con quel senso del pudico che lo portava a non rivelare in pubblico le apprensioni che sussultavano nel cuore: il suo pianto si è sempre sfogato nel privato.
Aveva 37 anni allora a Ceneselli; adesso è a Crespino dal 1961. Abituato a cogliere “’l’anima e il genio” della gente, per questo ha pubblicato un suo studio LA CHIESA ARCIPRETALE DI CRESPINO ed ha dedicato nel bicentenario della Chiesa, “a tutti i Crespinesi, perché conoscano meglio il loro paese e a tutti gli Emigrati perché sempre lo ricordino” il suo libro CRESPINO, PAGINE DI STORIA, che fa affiorare tutta quella fioritura di vita religiosa che la comunità produsse e che era documentata in decine di cartelle nell’archivio parrocchiale.

 

 

 

A quarant’anni di distanza, Don Mario, pensare all’alluvione del ’51 cosa significa?

Da sempre i mali aguzzano l’ingegno della gente. Dapprima il Polesine si è risvegliato riscoprendo in sé virtù sopite. Quindi l’alluvione fu la causa di un risveglio socio-economico basato sulla cooperazione e sulla solidarietà. Ecco, la solidarietà. Quella offertaci da Uberti sindaco di Verona e dal prefetto Bruno, con la consegna di beni alimentari e vettovaglie sistemate nella canonica e gestite da uno specifico Comitato. Quella organizzata presso le scuole per i profughi di Fiesso, Ficarolo, Trecenta e Salara, e diretti a Verona. Poi l solidarietà degli operatori padovani e modenesi per aiutare nei lavori di arginatura e quella dell’Opera Pontificia.  Dal 30 marzo al 7 aprile del 1952, per volere del Santo Padre (toccante il suo telegramma) si tenne la Pasqua dell’Alluvionato: dopo il pane per il corpo ora quello per l’anima, non meno urgente e necessario. Ma se a Ceneselli Don Mario visse la tragedia in prima persona, a Crespino misurò le conseguenze in tutta la sua drammaticità. Basti analizzare il decremento demografico. Dai 6.086 abitanti del ’51 si scese a 3.793 del ’61, quando Don Mario arrivò; addirittura oggi siamo a 2.351.

Quali sono state le situazioni che maggiormente le hanno segnalato le conseguenze direttamente o indirettamente imputabili alla alluvione? 

Bisogna far riferimento al fatto che durante l’alluvione nel sottocatino Pontecchio, Gavello, Bottrighe, Crespino l’invaso fu di 51 milioni di metri cubi d’acqua e che soltanto in Pontecchio – Crespino l’invaso raggiunse oltre gli 8 milioni di metri cubi, provocando nei punti più bassi correnti di tale intensa velocità che travolse stalle ancora piene di bestiame legate alla greppia. Alcune foto testimoniano tale situazione. Rimasi triste e sconcertato quando ancora nel ’62 l’acqua potabile a Crespino arrivava con la botte comunale due volte la settimana e la luce elettrica era un privilegio di Piazza Fetonte e del centro.
Erano appena avviate le opere di bonifica idraulica e purtroppo coloro che ne avevano la responsabilità puntarono tutto sull’agricoltura, creando i presupposti per la fuga anche dei giovani. In questa situazione l’emigrazione, principalmente verso il triangolo industriale Milano-Torino-Genova, ha raggiunto dimensioni di massa paragonabile a quella verso il Brasile degli anni di fine Ottocento>>

 

 

 

L‘ALLUVIONE DEL 1951 NEGLI SCRITTI STORICI DI DON MARIO / ( pag 217 / 221 del suo libro “CRESPINO PAGINE DI STORIA”, di cui c'è stato una seconda pubblicazione 'ampliata') .

Praticamente le prime tre pagine del capitolo XII° del libro story di Don Mario Qualdi su CRESPINO. Il racconto di ciò che accadde sul territorio in quei giorni di novembre, ma anche l’analisi di una emigrazione di massa.
Scrive infatti Don Mario nel suo libro:<< Con il 26 aprile 1945 che vide la gente affollare Piazza Fetonte imbandierata, iniziava una pagina nuova nella storia di Crespino.
La comunità aveva appena incominciatao a muovere i primi passi sulla via della ricostruzione, quand’ecco una nuova tragedia veniva a colpire duramente, ma anche a sopire le punte più aspre della lotta politico-sindacale in corso, accomunando tutti nell’unica sventura:l’alluvione. 

LA STORIA CONTEMPORANEA DEL POLESINE SI PUO’ DIVIDERE IN DUE PARTI: PRIMA E DOPO LA ROTTA DEL PO.
 In quel lontano novembre del 1951, tutti i paesi rivieraschi, da Melara al mare, vissero giorni e notti lambiti dal vento  gelido della morte che passava veloce facendo mulinare tra i gorghi rombanti del PO tronchi d’albero e carcasse di animali.
Le case di golena sembravano galleggiare alla deriva tra i brulli pioppeti immersi nella nebbia e piegati dalla fiumana che già mordeva il ciglio della strada arginale e tracimava un po’ dovunque nelle sottostanti campagne ribollenti di numerosi fontanazzi.
A nulla servivano i fragili ripari di terra portati con ceste o rincalzati frettolosamente con l’aratro.

 

 

 

L’argine non poté resistere alla pressione della fluida massa e, nelle vicinanze di Occhiobello, dovette finalmente cedere lasciando via libera a milioni di metri cubi d’acqua che irruppero violentemente nell’aperta campagna.
Trattenuta in un primo momento dalla Fossa di Polesella, l’acqua arrivò in paese dopo qualche giorno; tracimando lungo i fossi e i canali di bonifica e, strisciando lungo le capezzagne, raggiunse ben presto  seminati, vigneti e case, quando già in queste non vi gorgogliava per qualche fontanazzo apertosi nel bel mezzo del pavimento, se un rialzo di muretto le aveva ingenuamente sbarrato l’ingresso dalla porta principale.
Dopo la rottura della Fossa, il territorio di Crespino, assai disuguale, venne livellato sotto due, cinque e anche sette metri d’acqua.
Nel sottobacino Pontecchio – Due Selve – Gavello – Dragonzo – Bottrighe – Vallon – Dosolo – Bellombra-Panarella e Crespino l’invaso fu si 51 milioni di metri cubi d’acqua.
Soltanto a Pontecchio, Due Selve e Crespino l’invaso fu di 8.664.000 metri cubi d’acqua (nota piè di pagina: più tardi potenti idrovie consorziali ne espellevano 6.500.000 m. cubi). 
Il Passetto e parte di S. Antonio rimasero all’asciutto perché vicini all’argine.
Andarono perduti gli animali da cortile e gran parte delle suppellettili marcirono sotto il fango e la muffa.
Nel catino più basso dl paese tra gli scoli Zucca e Colombarolo, l’acqua raggiunse livelli molto alti provocando una corrente d’intensa velocità.
In località Arginone, presso lo scolo Zucca, l’onda di piena sommerse l’azienda Bergamo sorprendendo ancora legati al cappio una trentina di buoi. Tutti affogarono. Uno soltanto, divelto il tramezzo riuscì a liberarsi e a fuggire. Trovatosi subito nel mezzo della corrente, vi resistette a lungo riempiendo l’aria di muggiti disperati, poi scomparve sommerso e travolto dalla fiumana.
Don Sante Magro, curato di San Cassiano, con alcuni parrocchiani, si era rifugiato sul campanile. Non voleva abbandonare la borgata, e le case che erano rimaste vuote avevano più che mai bisogno della sua guardia. Temendo che l’assedio delle acque attorno alla chiesa e alla canonica potesse durare a lungo, quando vide ondeggiare quel bue sulla corrente, scese con i suoi e con l’aiuto d’una barca lo inseguì, lo arpionò fin sulla porta del campanile assicurandosi così un abbondante approvvigionamento di carne fresca..
Gli altri agricoltori e contadini, previsto il pericolo, penarono subito a mettere in salvo il loro bestiame e, con immense difficoltà, attraverso il traghetto locale e il lontano ponte di Corbola, lo trasportarono in territorio ferrarese dove trovarono pronta e generosa ospitalità.

 

 

 

Qualcuno ha detto che il benessere ci rende egoisti., mentre la sventura ci rende più disponibili gli uni verso gli altri.
E’ quanto accadde in Crespino in quei tristi frangenti. Per ordine della Prefettura di Rovigo in Comune si era costruito un Comitato di coordinamento, ma ogni cittadino si sentiva autorizzato a prendere tutte quelle iniziative che riteneva utili per recare aiuto dovunque c’era bisogno.
Le barche dei pescatori del Po furono messe a disposizione della comunità. Anche quelle dei privati, da anni capovolte al sole a ridosso delle stalle, presero coraggiosamente la via dell’immensa palude con remi improvvisati. E furono preziose, anche se facevano acqua da ogni parte, per portare in salvo masserizie e animali dalle case invase dall’acqua e talvolta, per convincere qualche vecchietto che, rifugiatosi al piano superiore con il suo cane, le sue galline, si intestardiva a non voler lasciare la sua casa, che era rovinato abbastanza, protestava, dopo che l’acqua il maiale se l’era portato via.
A funestare maggiormente una situazione di per sé assai grave, al Passetto accadde un incidente in cui perse la vita un giovane di diciotto anni, Gianni Rizzi, che si era proposto di mantenere il collegamento tra la Croce Rossa, accorsa in paese, e quanti intendevano avvalersi dei suoi aiuti.
Il suo era un servizio, oltre che generoso, veloce, ma il 14 novembre la sua motocicletta cozzò violentemente contro un autocarro della stessa Croce Rossa e per il giovane non ci fu più niente da fare.

 

 

 

La tragedia che colpiva il paese non tardò a mostrarsi in tutta la sua mostruosità: case invase dall’acqua o intasate di melma brulicante d’insetti, stalle vuote, seminati sommersi e i rigori dell’inverno alle porte. Si era a metà novembre.
A stento la nebbia copriva la desolazione, e se un po’ di sole stanco di tanto in tanto filtrava tra l’umido spessore dell’aria, la campagna si tappezzava all’improvviso di mille gelidi riflessi che riempivano il cuore della gente di sbigottimento e di paura.
Dopo giorni di comprensibile confusione, arrivarono in paese i primi soccorsi.
Un apposito comitato cittadino distribuì viveri, coperte, denaro e generi di conforto della Pontificia e della Prefettura cui seguirono sussidi sempre più massicci anche da parte del Genio Civile. 
Essendo impensabile in quei frangenti riorganizzare una qualsiasi convivenza civile nel cuore dell’inverno, molti cominciarono a sfollare in diverse provincie d’Italia.
I primi furono i bambini, i vecchi, i giovani accolti in istituti, colonie, poi partirono intere famiglie ospiti di parenti, conoscenti e benefattori presso i quali trovarono conforto e ogni possibile assistenza.
Questi primi sfollati, che mai più sarebbero  ritornati, costituivano l’avanguardia di quell’esodo di massa paragonabile soltanto a quello  degli anni fine ottocento verso il Brasile e che assottigliò per la seconda volta la popolazione del paese.
L’analisi del movimento demografico riferentesi all’ampio periodo che va dal 1934 al 1973, mette in risalto il ripetersi d’un triste fenomeno.

 

 

 

Le cifre parlano da sole.
Dall’anno 1934 all’anno 1950 la popolazione tende ad aumentare grazie al forte saldo attivo dei nati sui morti.
Dall’anno 1951 al 1973 la popolazione diminuisce progressivamente fino a raggiungere la metà di quella del 1934.
Questo è dovuto a due fattori: la forte emigrazione e la costante tendenza dei decessi a superare le nascite provocata dalla partenza dei giovani.
Il progresso visto nei paesi che li avevano ospitati, le nuove condizioni di vita colà raggiunte e con di più il nuovo grado d’istruzione, la specializzazione conseguite nei diversi rami della produzione, crearono nei giovani una nuova mentalità che difficilmente poteva adattarsi ad un contesto socio-economico che appariva ai loro occhi ormai superato. E come le foglie ad una ad una si staccano dal vecchio albero, così i giovani se ne andarono dal loro paese.  
Molti trovarono lavoro nelle industrie del Piemonte e della Lombardia, e, conquistata una certa sicurezza economica e raggiunti in molti casi posti di responsabilità nei vari settori produttivi e amministrativi, trovarono un posto al sole anche per le loro famiglie.
Queste infatti non si sentivano più tanto sicure nel paese, almeno per due motivi, crediamo: l’appoderamento di alcuni fondi con l’impiego sempre più vasto di mezzi meccanici e la mancanza di ogni iniziativa industriale ed artigiana.
La crisi che colpì per alcuni decenni l’agricoltura italiana si fece sentire pesantemente in un paese eminentemente agricolo come Crespino dove l’eccedenza di ano d’opera, sempre più numerosa, non poteva essere assorbita in altre attività.
Negli anni del boom economico che popolava la pianura padana di industrie e dilatava la ricchezza e il benessere a macchia d’olio, il POLESINE venne considerato in massima parte, zona proibita per il pericolo costante di nuove alluvioni e fu lasciato da parte. L’Eridania inferiore che collega la statale Rovigo-Ferrara con la Romea e il mare, attraversando tutto l’antico DISTRETTO DI CRESPINO, se costruita a suo tempo, avrebbe potuto ancora incentivare la zona e il suo capoluogo togliendoli da quel secolare isolamento provocato dall’insabbiatura delle foci del Po e dall’apertura di nuove strade, come abbiamo avuto modo di fare osservare nel corso di questo lavoro.
Terminata nel 1976, l’Eridania Est che collega Polesella, Guarda V., Crespino, Canalnuovo, Villanova M., Papozze e Adria, serve per ora ai turisti che da Ferrara e Mantova si portano al mare.   
Negli anni che seguirono, tutti gli sforzi dell’amministrazione comunale, intesi ad attirare e favorire qualche inserimento industriale nella zona, fallirono uno dopo l’altro per la crisi che continua a travagliare l’economia del mondo occidentale e quella italiana in particolare. Qualche iniziativa artigianale, rientrata appena sorta, non fa storia per l’economia del paese.
E così altre famiglie continuano ancor oggi ( ndr, il libro “CRESPINO - pagine di storia” è stato stampato nel luglio del 1981)  ad emigrare abbassando ulteriormente l’indice della popolazione a livelli non riscontrabili nemmeno negli anni 1400-1500.

 

 

 

PRIMA APPENDICE/ DON MARIO QUALDI A SAN MARTINO DI VENEZZE / UN CIPPO A “CA’ DONA’” PER RICORDARE L’EROISMO DI DON MARIO. DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE SALVO’ LA VITA A DEI CIVILI

(By F.A. - Il Gazzettino 22.12.2001,  MASERA (il paese dove è nato e sepolto Don Mario)

Durante la Seconda guerra salvò la vita a dei civili/ Un cippo per ricordare l’eroismo di Don Mario

<< La comunità di Cà Donà ( San Martino di Venezze) dedica questo luogo a mons. Mario Quali, figura eroica durante la Seconda guerra mondiale>>

Queste le parole scolpite su un cippo, che è stato dedicato in questi giorni a don Mario Quali, nato a Maserà nel 1917, che fu cappellano a San Martino delle Venezze, in provincia di Rovigo, tra il ’43 ed il ’49, divenne successivamente, sempre nel rodigino, parroco a Ceneselli e a Crespino, dove si è spento nel luglio di quest’anno.
Un cippo che ricorda la figura eroica, per l’atto di coraggio, compiuto dall’allora giovane cappellano di Cà Donà, nella chiesa dedicata a Santa Caterina, nel novembre del 1944.

 

 

 

Entrato per celebrare la messa, il giovane cappellano, trovò il corpo di un capitano dell’esercito tedesco, crivellato di colpi, vigilato da due soldati.
Un atto criminoso che poteva sfociare in una sanguinosa rappresaglia, da parte dei tedeschi, come sempre avveniva in quelle circostanze.
Ma il giovane prete, venuto a conoscenza che il capitano era stato ucciso dai suoi stessi soldati, perché odiato da tutti, si recò al comando tedesco proponendo il baratto: o lui avrebbe dimostrato l’assoluta estraneità ai fatti degli abitanti di Cà Donà, oppure si sarebbe consegnato per essere giustiziato.
Don Mario Qualdi riuscì in quella circostanza a dimostrare che l’omicidio era stato compiuto dai soldati tedeschi, per cui i civili, già arrestati nel frattempo e pronti per essere uccisi, vennero liberati.
Don Mario tenne per sé questo grande atto di coraggio, che fu portato poi a conoscenza del vescovo Giampaolo Crepaldi, oggi in servizio in Vaticano, che ha celebrato il rito religioso a Cà Donà, prima della benedizione del cippo, al suono dell’Inno di Mameli e della processione per le vie di Cà Donà, con la statua di Santa Caterina, portata a spalle dalle donne del luogo, come vuole una antica tradizione, in onore di quel gesto eroico, che permise di salvare tante vite umane.>>

 

 

 

SECONDA APPENDICE / CRESPINO & LA CARBONERIA, LA SUA STORIA NAPOLEONICA & ’EREDITA’ DI DON MARIO QUALDI
La TESTIMONIANZA di Don Mario Qualdi , affonda radici profonde nella CRESPINO STORY , quasi un viaggio tra Memoria & Futuro, visto che è partito dalle origini, ha fatto approfondimenti speciali sulla Crespino ‘importante’ tra Carboneria e Napoleone.
Penso anche che Don Mario Qualdi abbia segnata una strada da percorrere, sia dal punto di vista religioso che socio-culturale istituzionale. Una eredità che attualmente è in capo al suo successore Don Graziano Sicchiero e al sindaco Luigi Ziviani. Perciò prima di mettere in appendice i DUE ELENCHI STORICI più significativi per la vita di CRESPINO / Quello dei ‘suoi’ PARROCI e quello dei ‘suoi’ SINDACI) voglio mettere in prologo un mio recente articolo che quanto meno ‘segnala’ quella storia – intreccio tra Napoleone & Carboneria Made in Crespino che peraltro Don Mario Qualdi ha ‘compiutamente’ rappresentato nel già citato suo Libro – Story.

 

 

CRESPINO & LA STORIA NEL PERIODO NAPOLEONICO/ by Sergio Sottovia)
Cavriani, Rizzi, Ronconi relatori al convegno per il ‘200° anniversario della decapitazione di Giovanni Albieri’

<<Come tutte le terre di confine, Crespino all’epoca della ‘storie’ post rivoluzione francese ha vissute le angherie dei passaggi di dominazione, nell’epoca degli estensi e dello stato pontificio, degli austriaci e dei francesi di Napoleone.
Ma nell’ambito di un contesto generale, Crespino all’epoca aveva una sua valenza speciale, per la sua attività commerciale e per le azioni politiche e popolari che ha messo in atto, soprattutto contro Napoleone. Una valenza specifica per la quale il Comune di Crespino ha promosso un convegno per commemorare il ‘200° Anniversario della decapitazione di Giovanni Albieri’. Per questo il sindaco Luigi Ziviani, nel convegno di sabato in municipio, presenti alcune scolaresche e relativi insegnanti, ha introdotto i relatori che hanno dato una collocazione generale e particolare a quell’avvenimento del 14.10. 1806 quando Giovanni Albieri, detto Veneri, fu decapitato come capro espiatorio di una manifestazione durante la quale era stato bruciato l’albero della libertà, simbolo dei francesi. Ad inquadrare quel periodo storico, dalla Rivoluzione francese alla pace di Campoformio fino ai primi sussulti della Carboneria cui hanno partecipato i crespinesi Carravieri e Foresti, ci ha pensato Mario Cavriani, direttore delle Minelliana,
E dell’avvenimento specifico, che ha portato Napoleone ad emanare un editto per il quale gli abitanti di Crespino venivano privati della cittadinanza e gravati di sanzioni pesanti, ha parlato lo storico Giorgio Rizzi che ha inquadrato l’aspetto ‘locale’ della decapitazione dell’Albieri e della conseguente ‘clemenza’ di Napoleone col nuovo editto datato solo 1807.  Peraltro il professor Rizzi, appassionato e professionale, ha segnalato anche il contesto socio-politico locale, per effetto del quale le attività preminenti erano collegate alla vita delle ‘Ville’ che i signori della corte estense ( come i Turchi poi Principe Pio) avevano costruito in Crespino, ma segnalando l’importanza delle attività commerciali esistenti , tanto che c’erano addirittura rapporti correnti con gli abitanti di Rovigno, sull’altra sponda dell’Adriatico ( per canapa e cappelli di feltro) oltre che con l’altra sponda del Po.
Un convegno quasi lezione, su quella Crespino napoleonica che aveva allora oltre 4000 abitanti, in cui la pesca ( e Albieri era un pescatore) come l’agricoltura erano il collante della vita economica locale.
Un convegno peraltro che affonda le radici nelle ricerche e nella documentazione edita già da Monsignor Mario Qualdi nei suoi TRE libri storici su Crespino, ma anche su quelle più recenti, cioè sulla base anche degli atti che il ricercatore Guido Ronconi ha rinvenuto nel vecchio archivio comunale.
Una rivisitazione storica che nelle intenzioni del sindaco Ziviani meriterebbe una sua evoluzione attualizzata, tant’é che ha parlato della possibilità di una ‘rappresentazione storica’ che potrebbe realizzarsi fra un anno.>>

 

 

TERZA APPENDICE / ELENCO PARROCI & SINDACI ( by Libro Story di Don Mario Qualdi)

ELENCO PARROCI (che si sono succeduti nel governo della Parrocchia)
 
1)    Francesco Cattabeni ( 1577-1586, Segretario del Cardinale di Ferrara); 2) Alfonso Achilli (1602-1634, Patrizio mantovano); 3) Mons. Giobatta Crispi ( 1635-1644); 4) Mons. Paolo Zerbinati ( 1648-1680 Pronotario, patrizio ferrarese) , 5) Don Francesco Biolcati (…- 1692 , Governatore);  6) Don Giobatta Riccoboni (1692-1706), 7) Mons. Eustachio Zagati (1707-1751, Canonico della cattedrale di Ferrara); 8) Mons. Antonio Brunelli ( 1752-1807, Direttore-Giudice sinodale); 9) Mons.Pietro Colla (1801-1821, di Crespino); 10) Mons. Antonio Colla (nipote) 1822-1840, di Crespino) ; 11) Mons, Paolo Scabbia (1841-1865, di Crespino); 12) Mons. Luigi Girotti ( 1864-1902, di Adria, prof. diritto e teologia); 13) Mons. Luigi Mazzucato ( di Buso); 14) Mons. Secondo Porta (1919-1934, di Castelmassa); 15) Mons. Armando Tenani ( 1934-1961, di Fiesso Umbertiano); 16) Mons. Mario Qualdi (1961- … di Maserà di Padova)

ELENCO SINDACI/AMMINISTRATORI COMUNALI (dall’Unità d’Italia)

1)    Sarti Luigi conte Savonarola ( 1866-1875, Sindaco); 2) Viviani Alessandro (1875-1876, Sindaco); 3) Gardellini cav. Gaetano ( 1876-1882, Sindaco progressista) ; 4) Buzzi magg. Maurizio Vitale (… - 1883 , Commissario Prefettizio); 5) Marzolla comm Giuseppe ( 1883-1919, Sindaco liberal-moderato); 6) Princigalli cav Antonio ( 1919-1920, Commissario prefettizio); 7) soriani Adino ( 1920-1921, Sindaco socialista); 8) marchesi Omero (1921-1922, Commissario prefettizio); 9) Chiarion rag Vincenzo ( 1922-1925, Sindaco); 10) Finardi cav.gran.uff Guido (1925-1926, Commissario prefettizio e a seguire 1927-1932 I° Podestà); 11) Perotta dr Ernesto ( alcuni mesi, Commissario prefettizio); 12) Totti Emilio (1932-1934, Podestà); 13) Zadra Luigi ( 1934-1937, Podestà); 14) Cogoli rag. Mario ( alcuni mesi, Commissario prefettizio);  15) Bergamo Italo ( sei mesi, Podstà); 16) Paganelli Rodolfo ( 1938-1943, Podestà); 17) Balzan Giovanni ( 1943-1944, Commissario prefettizio); 18) Marzolla dr Giorgio ( dieci mesi, Commissario prefettizio); 19) Corsini rag. Alfredo (1944-1945, Commissario prefettizio); 20) Quaglio dr Guido (sei mesi, Sindaco C.C. L.N.); 21) Bondesan Antonio (alcuni mesi, Sindaco socialista); 22) Pozzati Antonio ( 1946-1951; Sindaco socialista); 23) Guarato Pietro (1951-1954, Sindaco Socialista): 24) Folchini Spartaco ( 1954-1956, Sindaco comunista); 25) Lissandrelli Guerrino ( 1956-1960, Sindaco Socialista); 26) Balzan m. Guerrino ( 1960-1969, Sindaco democristiano); 27) Rossi prof Jones (1969-1970, Sindaco democristiano), 28) Balzan m. Guerrino (1970-1974, Sindaco democristiano); 29) Andreolli rag Giovanni ( 1974-1979, Sindaco democristiano) 30) Cabria prof. Francesco (1979-6/1980, sindaco democristiano); 31) Francato prof. Natale ( 1980- …, Sindaco democristiano).

 

 

 

 

LIBRO STORY DEL LIBRO “CRESPINO” BY DON MARIO QUALDI ( pag 307_edito luglio 1981)/ INDICE PER CAPITOLI E SOTTOTITOLI

Capitolo I/ ALLA RICERCA DELLE ORIGINI
Una strada romana
Una battaglia

Capitolo II/ CRESPINO ENTRA NELLA STORIA

Capitolo III / CRESPINO SOTTO IL GOVERNO DEGLI ESTENSI
La guerra del sale
Condizione socio-economica

Capitolo IV/ CRESPINO SOTTO IL GOVERNO PONTIFICIO
Con’era governata la Comunità
La “Severina”
La tassa sul vino
Origine delle decime
I Padri Riformati
I Cappuccini e il loro convento
Il clero
La nuova chiesa
Situazione socio-economica-religiosa
Banditismo e contrabbando
Com’era suddivisa la popolazione del territorio

Capitolo V/ CRESPINO SOTTO IL GOVERNO FRANCESE
Il Distretto di Crespino parte della città di Adria
Ritornano i francesi
L’insurrezione
Decreto
Il carattere popolare della sommossa
La “supa puvreta”
La soppressione del convento
Un triste fenomeno:il brigantaggio
Quel tragico 1809
“La linea del Po”
“dal Quartiere generale”
“La volante”

Nella rete anche il 2prete infame”La liberazione

 

 

Capitolo VI/ CRESPINO SOTTO IL GOVERNO AUSTRIACO
La carboneria
Il processo
La condanna
Lo Spielberg
Il fuoco sotto la cenere
Il brigantaggio criminale e la Commissione d’Este
Venduto a Milano un Michelangelo per un teatro a Crespino

Capitolo VII/ CRESPINO ENTRA A FAR PARTE DEL REGNO D’ITALIA
Origine dei partiti: Giunta progressista con Gardellini garibaldino
Gardellini sindaco in carcere

Capitolo VIII
AMMINISTRAZIONE LIBERAL-MODERATA

Crespino nella grande guerra

Capitolo IX/ SITUAZIONE SOCIO-ECONOMICA 1866-1920

Umili eroi
La lebbra della campagna
L’emigrazione verso l’America
Un fenomeno di massa
Primi sforzi associativi
Scioperi agricoli: Leghe Bianche e Rosse
Due iniziative
Crescente malumore

Capitolo X/ AMMINISTRAZIONE SOCIALISTA 1920-1921

Capitolo XI/ CRONACA DEL VENTENNIO
Ultimi giorni di guerra

 

Capitolo XII/ L’ALLUVIONE

Analisi di una emigrazione di massa.
Il Passetto



Capitolo XIII/ CRESPINO OGGI

Viabilità
Scuole Elementari e Medie
Scuola Materna
La luce elettrica
Edilizia
L’acquedotto
Fognature
Zona artigianale e commerciale
Zona industriale
Cooperazione: cooperativa S. Cassiano

Capitolo XIV/ L’ARTE A CRESPINO

La cheisa
La canonica
Le ville
Il Palazzo municipale

 

 

 

EXTRATIME by SS/ La cover è per Don Mario sul Po a Crespino, fotografato in occasione della mia intervista sulla Alluvione. Poi però nella fotogallery partiamo agganciandoci al Libro Story scritto da Don Mario proponendovi innanzitutto la copertina e poi alcune immagini storiche. Cioè uno storico molino del 1888 sul Po, quindi la famosa ‘ghiacciata del 1929” e il Passo sul Po che collegava Crespino a Cologna Ferrarese. Per quanto riguarda la Grande Alluvione ecco poi le tre immagini relative ( Piazza Fetonte , la golena e una panoramica della piena). Con riferimento ai primi periodi della ‘pastorale’ di Don Mario ecco la foto dell’Argine tra Calto e Ceneselli, e una immagine recente della vecchia Chiesa di Cà Donà a San Martino di Venezze. Un periplo del Polesine quello di Don Mario ( perciò la ‘cartina’), poi conclusosi a Crespino, il paese ‘documentato e descritto’ nel depliant e nella cartolina. Una eredità culturale e storica che Don Mario ha lasciato da sviluppare al sindaco Ziviani ( eccolo primo a sx, con Mario Cavriani della Minelliana e prof. Giorgio Rizzi e Guido Ronconi storici crespinesi, nel giorno della citata bicentenaria ricorrenza napoleonica) e a Don Graziano Sicchiero (eccolo nel 2006, sul sagrato della Chiesa SS Martino e Severo, benedicente la nascita del Moto Club Fetonte).

 

 

Una vita “tra la gente e per la gente” quella di Don Mario (anche stamattina Raisi jr mi ha parlato dell’amicizia di papà Giovanni con Don Mario a Ceneselli), che perciò riproponiamo nella trilogia finale. Dapprima nel 1988 con tre sue donne parrocchiane ( mia madre Maria Bellini, la Baratella e la maestra Ferrari) , quindi attraverso la ‘sua dedica’ ad Ermanno Olmi (era a Polesella per girare un film) al quale il sottoscritto ‘recapitò’ il libro di Don Mario nel maggio del 1989). Infine onorando il ‘prete tra la gente’ ecco Don Mario Qualdi insieme agli ‘emigranti” del Passetto che ad agosto del 1980 hanno festeggiato la Madonna della Neve, il cui oratorio ‘troppo a ridosso’ dell’argine del Po è stato ‘salvato’ dall’intervento di Don Mario presso il Ministero dei Beni Culturali/Magistrato del Po in occasione del previsto ampliamento arginale post alluvione.



Sergio Sottovia
www,polesinesport.it