HOCKEY CLUB ROVIGO / 45 anni di Storia “ever-yellow-green”. Con Mario Steffenel & i suoi friends “from San Pio X to Serie A”. Indimenticabile lo scudetto Allievi 90-91


Gennaro, Fioravanti, Boldrin e “Quelli dell’Extratime’ citati nel file by Raffaello Franco. Insomma, una HOCKEY CLUB ROVIGO STORY che viaggia nel suo habitat naturale, con le emozioni ‘dal di dentro’ in  slalom parallelo con alcuni personalissimi young flash ‘pitura freska’ scattati dall’oblò freedom by Raffaello, cioè …Franco & story come segue!
<<QUARANTACINQUE ANNI IN GIALLOVERDE
A poco più di un mese dal debutto nel derby con il Cus Padova nel campionato di serie A2, nella stagione che si chiuderà con i festeggiamenti per i 45 anni di attività del sodalizio “gialloverde”, ripercorriamo la storia dell’LMD Hockey Club Rovigo ricordando le emozioni dei “primi quarant’anni”.
Anno 1966, in Viet Nam la guerra divampa. Alla sua conclusione oltre cinquantamila ragazzi americani non faranno ritorno alle proprie case, senza contare le perdite civili, militari e le grandissime distruzioni subite dal popolo vietnamita.
Siamo in piena guerra fredda. Si rischia un disastro, quando a gennaio un B-52 si scontra con un aereo da rifornimento KC-135 sui cieli della Spagna, sganciando tre bombe all’idrogeno da 70 kilotoni. Fortunatamente nessuna di queste esploderà. Intanto, negli USA, va in onda il primo episodio del telefilm “Star Trek” e a Londra, in uno Wembley Stadium gremito di 93000 spettatori, grazie ad un “gol fantasma”, l’Inghilterra conquista il suo primo e fino ad oggi unico mondiale di calcio.

In Italia, al Festival di San Remo, Caterina Caselli canta “Nessuno mi può giudicare”  ed il mondo della musica vede nascere uno dei gruppi più longevi: i Pooh. Ma il 1966 è l’anno anche dove l’Arno colpisce il cuore di Firenze; le sue chiese, i suoi palazzi, le sue biblioteche vengono spazzate via da un’alluvione di eccezionale violenza.
L’Inter del “Mago” Helenio Herrera vince il suo decimo scudetto. Saragat è Presidente della Repubblica ed Aldo Moro guida un governo quadripartito composto da DC, PSI, PSDI, PRI.
Quest’annata densa di avvenimenti, dà anche i natali a diversi sportivi che domineranno le rispettive specialità negli anni a venire: dagli sciatori norvegesi Skardal e Jagge, alla svizzera Michela Figini per non dimenticare il più grande di tutti: Alberto Tomba e senza contare poi il pugile Mike Tyson, i calciatori Weah e Romario, il tennista svedese Stefan Edberg, Alessandro Zanardi, il giavellottista ceco Jan Zelezny, Agostino Abbagnale ed i rugbisti Dominguez e Cutitta.
Nel 1966 termineranno le loro esperienze terrene Walt Disney e Rocky Marciano, l’unico peso massimo della storia a ritirarsi da imbattuto con 49 vittorie in altrettanti incontri disputati da professionista.
Deludenti le stagioni delle due principali rappresentative dello sport rodigino. La Rugby Rovigo, guidata da “Maci” Battaglini, si piazza al quinto posto in un campionato vinto dalla Partenope Napoli; stessa posizione raggiunta dal Calcio Rovigo del presidente Mantero e dell’allenatore Camuffo che chiude desolatamente staccata di 9 punti nel girone C della Prima Categoria. Eppure, nonostante le delusioni, lo sport cittadino è in continuo fermento. Le iniziative non mancano ed ecco allora affacciarsi e riprendere vigore qualcosa di nuovo, uno sport diverso dai soliti ma dalle grandi potenzialità: l’hockey su prato.

In Italia questo sport fece le sue prime sporadiche apparizioni nei primi del ‘900 del secolo scorso, quando i timidi tentativi di radicare l'hockey avevano avuto però vita breve e stentata, tanto da non lasciare praticamente traccia nelle pubblicazioni dell’epoca. "Dov'è l'hockey, il gemello del calcio, così adatto anche al sesso femminile...?" Questo grido di dolore comparve sulla prima pagina de “La Gazzetta dello Sport” nell'estate del 1913 in un articolo a firma di B.A. Quintavalle in cui si evocavano alcuni sport a torto ignorati in Italia che se invece presenti potevano risultare il naturale completamento del “re dello sport”, il football, nei periodi in cui esso non viene giocato.
Altri tentativi successivi, negli anni Venti e nel primo quinquennio dei Trenta, erano rapidamente naufragati. Le cause? Debolezza delle iniziative, scarso interesse del pubblico e, purtroppo, "nessuno che apre un portafoglio a fisarmonica, tira fuori un paio di centinaia di biglietti da mille, li mette sul tavolo e dice: 'questo per lo sviluppo dell'hockey su terreno...' nessuno, neanche a fargli un monumento..." come scriverà amaramente ancora la “Gazzetta”. Bisognerà aspettare il 1935 per riuscire ad organizzare il primo campionato ufficiale.
Sport olimpico dall’edizione di Londra 1908, vede a metà degli anni ’60 il dominio a livello nazionale dell’M.D.A. Roma ed in quello internazionale di India e Pakistan, nazioni che dalla loro indipendenza, per ragioni religiose e di confine, vivono continuamente sul filo della guerra. Proprio nel 1966, con Indira Gandhi eletta primo ministro indiano, verranno siglati accordi di pace tra queste due nazioni confinanti, ma il cammino per una pace vera e duratura sarà ancora molto duro e disseminato di continui pericoli.

Il primo nucleo di giocatori rodigini, che andranno poi a gettare le basi dell’attuale società, si ritrovò in quel fatidico 1966 presso l’impianto sportivo del quartiere di San Pio X°, dove l’allora vice presidente federale Verardi, interessatosi presso il Parroco Don Carlo Ferrari, da sempre molto attento alle esigenze giovanili, volle tentare di riseminare il verbo dell’hockey su prato a Rovigo, attività sportiva che già faceva parte dei programmi della Polisportiva del “Sacro Cuore” dal 1962 e che per problemi di varia natura, dopo soli due anni di attività, fu sospesa. 
Ma si può far risalire l’apparizione dell’hockey su prato nel panorama sportivo polesano già dal 1957, quando uno sparuto gruppo di giovani coraggiosi, guidati dai fratelli Panagin, Gianni e Giancarlo, anche allora sostenuti dallo sportivissimo Don Carlo, iscrisse una squadra al campionato federale di serie C, squadra che negli anni a venire seppe togliersi anche diverse soddisfazioni.
Purtroppo, il numero esiguo di atleti e le difficoltà di sviluppare uno sport nuovo e all’epoca sconosciuto, impose la chiusura dei battenti anche a questa società. Ma ormai il seme era gettato e bastava solo trovare qualcuno che sapesse prendersene cura e farlo germogliare rigoglioso.
Come detto, ci riuscì Verardi il quale, grazie alla disponibilità di Don Carlo, diede vita all’Hockey Club Rovigo, sodalizio che da 44 anni incarna l’hockey su prato in Polesine. Gli inizi non furono dei più semplici, anzi! Solo otto giocatori, un bastone e due palle, troppo poco per poter sperare in qualche cosa di buono per il futuro di questo sport.
Ben presto però, grazie anche alle doti di leadership di altri due fratelli, i Steffenel, l’hockey su prato divenne lo sport di riferimento per i giovani del quartiere di San Pio X°. Questa volta non si poteva più sbagliare, questa volta l’hockey avrebbe saputo farsi strada nello sport rodigino.
Seguiranno anni di alti e bassi, che vedranno alternarsi stagioni coronate da promozioni ed altre fatte di tristi retrocessioni e saranno pure anni di continue peregrinazioni, con la squadra costretta a spostarsi dallo storico impianto di San Pio X° a quello di Borsea, per poi trasferirsi prima a Crespino e poi a Granzette e per finire con l’inaugurare il nuovo Stadio “Battaglini” ancora prima del rugby. Con il tempo finalmente arriva la sistemazione al “Tre Martiri”, che diverrà la casa fissa dei gialloverdi.
Nel frattempo, si pensa anche a fare attività giovanile raccogliendo ragazzi nelle scuole e durante le attività di animazione estiva nelle Parrocchie. Questa intensa attività porterà grandi soddisfazioni al sodalizio gialloverde, soddisfazione che avrà il suo apice nella stagione 1990/91 con la conquista del tricolore Allievi. Dopo la vittoria dello scudetto, l’attività giovanile subisce un progressivo stop per riprendere a pieno ritmo solo nel 2005 con l’obiettivo di creare un ricambio ad una prima squadra bisognosa di nuove leve.

Questo in estrema sintesi il film di quarantaquattro anni di Hockey Club Rovigo, sodalizio che vive grazie all’enorme passione di pochi uomini che, consapevoli di rappresentare uno sport così detto “minore” e che di conseguenza non alletta l’interesse dei grossi sponsor, hanno dedicato la loro vita all’hockey su prato, creando comunque un movimento che di diritto è entrato nella storia sportiva di Rovigo.
Nel 2006, per celebrare degnamente i primi quarant’anni fatti di sudore, gioie, sacrifici ed a volte anche di delusioni, la dirigenza dell’HC Rovigo guidata dal vulcanico Mario Steffenel ebbe una brillante idea e pensò, per festeggiare il raggiungimento di un traguardo così importante, di chiamare a raccolta tutti gli ex atleti che avevano vestito il colori gialloverdi in otto lustri di hockey su prato.
Sul sintetico di viale Tre Martiri, in un caldo e soleggiato sabato di inizio Settembre, si ritrovarono così ad incrociare i bastoni (e qualcuno in barba alle moderne tecnologie, al kevlar ed ai materiali compositi aveva rispolverato il vecchio compagno di tante battaglie fatto di legno ed amabilmente lavorato da artigiani indiani) “vecchie glorie” più o meno blasonate, che hanno calcato i “prati” della Penisola chi per molti anni e chi, magari, solo per poche stagioni, tutti comunque accomunati da un’unica passione per questo sport, sport che ha contribuito alla crescita di ognuno di loro anche nella vita di tutti i giorni.
Dopo gli abbracci e le pacche sulle spalle tipiche di chi si ritrovava dopo parecchi anni con qualche capello in meno e con qualche chilo in più, il sempre infaticabile Mario Steffenel provvedeva a suddividere i presenti in quattro squadre.

Chi quel giorno ebbe la fortuna di assistere al torneo giocato con formula all’italiana, ricorderà certamente d’aver visto qualche bel gesto tecnico tanto da domandarsi se davvero tutto quel tempo fosse passato. Si, è vero, magari qualche scatto non era più brillante come un tempo, qualche grossolano errore dovuto alla lunga inattività avrebbe potuto essere evitato, ma tutto sommato, anche quelli che in gioventù avevano giocato meno e non avevano intrapreso brillanti carriere hockeistiche seppero, in quel “magico” pomeriggio, destreggiarsi più che degnamente a riprova che, nonostante l’inesorabile passare delle “primavere”, quanto imparato alla scuola dell’Hockey Club Rovigo è sempre e comunque attuale. In quello speciale “torneo”, non si ricordano, com’è giusto che sia, ne vincitori ne vinti e tutto comunque si svolse all’insegna dell’amicizia e della passione. Per la cronaca, c’è da dire che tutti gli incontri furono equilibrati e nessuna squadra subì grosse debacle.
Mentre la prima squadra disputava un incontro a ranghi ridotti, dando saggio ai presenti della preparazione raggiunta in vista dell’inizio dei campionati, nell’aria già si iniziava a diffondere il profumo del ragù, segnale inequivocabile che il momento di proseguire gli “incontri” a tavola si avvicinava rapidamente. Contemporaneamente, l’ottima organizzazione aveva prontamente predisposto una tavolata capace di ospitare una settantina di persone circa ed immediatamente dopo le docce, iniziarono a partire i tappi delle prime bottiglie. Il vino, così come i ricordi, iniziò a scorrere. C’era chi, come Giancarlo Moretto, il portiere dei primi anni, oggi residente a Pordenone, si era sobbarcato il lungo viaggio per non mancare a questo importante avvenimento e tra una portata e l’altra mostrava orgoglioso ai commensali più giovani la targa conquistata come miglior giocatore del “Torneo Città di Padova” proprio in quel fatidico ’66. C’era pure chi, come i fratelli Panagin, raccontavano le difficoltà delle stagioni pionieristiche di fine anni ’50, con Giancarlo, definito dal fratello Gianni portiere kamikaze, uno che non aveva paura di niente e di nessuno, nonostante all’epoca non si usasse ancora la maschera e le protezioni fossero molto meno efficaci di quelle moderne.

Ci sarebbe voluto un libro per riportare tutti gli aneddoti sentiti in quella magica serata e queste poche righe non sono certo sufficienti a raccogliere tutte le emozioni di quella straordinarie ed indimenticabile giornata.
A fine convitto, l’impareggiabile presidente-allenatore Mario Steffenel, volle giustamente ricordare con grande riconoscenza di tutto il movimento Don Carlo il quale, con enormi sacrifici, seppe ridare vigore all’hockey rodigino, sacrificando anche talvolta, nei primi anni d’attività, parte delle questue raccolte in Parrocchia per gestire le trasferte della squadra. Steffenel poi, salutando e ringraziando i presenti, rilanciava l’appuntamento al 2011 per il 45° ed al 2016 per il 50° anniversario. La serata si concludeva con la consegna a tutti i partecipanti di una T-shirt a ricordo dell’evento. Nonostante l’ora fosse ormai tarda, volgendo lo sguardo verso il verde prato sintetico dell’impianto di Viale Tre Martiri, si potevano osservare alcuni temerari che alla luce dei riflettori, incuranti della stanchezza accumulata durante la giornata e della pesantezza causata dalle abbondanti libagioni, erano ancora intenti a rincorrere la palla con il loro bastone, impegnati a disputarsi un improbabile match “ammazzacaffè”, tesi nell’estremo tentativo di fermare il tempo e di rivivere ognuno un personale ed indimenticabile “momento di gloria”.
Il 2011 è ormai alle porte, prepariamoci a festeggiare adeguatamente il 45° anniversario di questa Società sportiva che, nonostante le difficoltà, continua ad essere una Scuola di sport ed una Scuola di vita. Auguri di cuore Hockey Club Rovigo.>>

EXTRATIME by SS/ Nella foto d’apertura Mario Steffenel è ‘hockey teacher with glasses’ nel Terzo millennio, mentre nella successiva foto in bianconero abbiamo voluto ricordare i “ragazzi del San Pio di don Carlo Ferrari” , gli stessi che nel 1964 vediamo in team football sempre con Mario Steffenel capitano, mentre il portiere è Luciano Meneghello poi anima e factotum del Due Torri Calcio. E chissà se poi Zambello & friends sapranno riconoscersi tutti? Poi il tempo passa e allora la fotogallery presenta gli Hockey Boys in foto-ricordo e sul campo in occasione del ‘40esimo della fondazione dell’Hockey Club Rovigo. Chissà se Francesco Gennaro, più volte protagonista nella nazionale italiana di hockey, sta indicando la ‘medicina giusta’ a Mario Steffenel per mantenere giovane lo spirito e il fisico dell’amato Club. Di certo la passione ‘ever-yellow-green dei vari ex atleti metà anni 70/80, cioè dei Matteo Ambrosini, Luca Stoppa, Raffaello Franco ( maglia gialla), Antonio Marchiori è tanta , almeno a guardare come muovono le mazze’. Come l’amicizia e l’amarcord calcistico degli OLD in maglia gialla ( diciamo ex ragazzi di San Pio X, tra i quali PF Giuriola primo a dx coi baffi e Gianfranco Boldrin primo a sx accosciato). Tanti dei quali appunto si ritrovano nella foto –ricordo targata Hockey Club Rovigo , sia quella ‘didascalizzata’ che quella con le ‘tante mazze tra le mani’.


Raffaello Franco
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