Manfrin Ugo Story “Prima Parte” / Ciclista “Allievo” con la GIL. Poi “protagonista” tra Triveneto e Lombardia


28/05/2011  

Epopea del ciclismo. Erano i tempi di Bartali e Coppi, ma erano sopra tutto i tempi delle strade polverose. E Ugo Manfrin, nato ad Este il 26 febbraio 1927 ma arrivato a Rovigo giusto prima delle elementari, si può dire che la sua gioventù lui l’abbia vissuta tutta di corsa, sulla amata bicicletta.
Una storia dentro la storia, quella di Ugo Manfrin ‘dentro’ l’Italia dell’epoca fascista e della Seconda Guerra Mondiale. E che per certi versi trascende l’aspetto sportivo, viste le esperienze vissute dal giovane Ugo maturato sportivamente dentro la GIL (Gioventù Italiana del Littorio).
Perché se è pur vero che la Guerra può essere ‘scelta da qualcuno’ è peraltro ancor più vero che i bambini non hanno nulla a che fare con la Guerra.
Semmai i ragazzini la subiscono comunque, indipendentemente da che parte la “Storia” abbia deciso per conto dei loro genitori.
Insomma Ugo Manfrin era talmente giovane che non poteva certo scegliere da che parte stare.
Ma partiamo dall’inizio, parlando della Famiglia Manfrin, che abitava ad Este ed era composta da papà Antonio e da mamma Ida Cipelli, mentre Ugo era il più piccolo dei 4 fratelli (3 maschi e una femmina).
Sta di fatto che quando Ugo aveva 5 anni e mezzo, la sua famiglia per sistemarsi col lavoro si trasferisce da Este a Rovigo, dove Luigi il fratello maggiore di Ugo aveva aperto un negozio di parrucchiere e profumeria.

 

 

Ma la passione di Ugo Manfrin per la bicicletta, quando e come è nata?
Diciamo che tutta l’attività fisica veniva  ‘sollecitata’ dal Governo, dal calcio all’atletica, dalla ginnastica al ciclismo. E poi c’era la G.I.L., la Gioventù Italiana del Littorio a stimolare la cultura dell’uomo forte.
Ma sopra tutto in quell’epoca erano ancora poche le macchine in giro, mentre erano sopra tutto tante le biciclette sulle strade polverose sia del Polesine che dell’Italia.
Ecco , è in questo contesto che si sviluppa la passione e la lunga storia del ciclista Ugo Manfrin, visto che, partita prima della Seconda Guerra Mondiale, la sua storia ha oltrepassato il traguardo del Terzo Millennio.
Una lunga storia d’amore col ciclismo, fatta di dati, personaggi, avvenimenti, eventi, che abbiamo la fortuna di potervi raccontare per aver incontrato a più riprese Ugo Manfrin, la storia in persona.

 

 

Ma proviamo a fare rewind! 
Siamo nel negozio di biciclette di Fabio Favalli,  il gancio di questa storia assieme a Bruno Bassani.
Una location ideale per il ‘sempreverde’ Ugo, che parte così a spiegare  la sua passione come frutto di ‘fatti quotidiani’ per quei tempi:<< Era una passione che ho ereditato da papà Antonio, tanto più che diverse volte mi ha portato da Rovigo ad Este sul tubo della bicicletta, da bambino e fino all’età di sette – otto anni. E a volte si andava anche fino a Padova per acquistare prodotti per il negozio di profumeria, anche due volte la settimana>>.

 

 

E la passione per le corse?
Riparte e  sottolinea Ugo:<< A quei tempi la bicicletta era il mezzo di trasporto più comune, le macchine erano poche e… a Rovigo vedevo i corridori ‘girare’ tra San Sisto e San Bortolo. Diciamo che tra gli 8 e i 10 anni mi divertivo con la mia prima bicicletta da corsa, vale a dire una vecchia bicicletta con le ruote “26”; cioè più piccole e alla quale abbiamo tolto i ‘parafanghi’ e messo il manubrio da corsa, e la sella ‘brocks’ sempre da corsa.>>
A 10 anni Ugo Manfrin entra nella G.I.L. e così partecipa alle sue prime corse. Tra San Bortolo e San Sisto, quattro –cinque giro a volte 10 a volte 15 km, assieme ad altri 10, forse 12 ragazzini.
Ma quando arrivò la prima vittoria?
Sfioriscono così i ricordi di Ugo:<< Eravamo nel 1940, all’ippodromo, una gara vera. Non so se sono arrivato primo, si correva tutti assieme. Ricordo che mi hanno portato in trionfo tra l’entusiasmo della gente >>.

 

 

Già, infatti allora a Rovigo, oltre al cinema e al rugby, alla gente piaceva tanto il calcio ma tantissimo il ciclismo.
A questo punto Manfrin mi parla della GIL e cita i nomi dei tecnici di quel ciclismo, come Culocchi, Miù e Fiorin.
E mi mostra una mezzo foto che lo ritrae in piedi con la maglia della “GIL Rovigo” mentre ‘tiene’ tra le mani la sua piccola bicicletta da corsa.
<< L’altra metà della foto ce l’ha Cesare Tenuta, col quale siamo stati assieme a Biella, al ‘campo’ della Gil’ dal 1° al 25 agosto del 1941. Con noi da Rovigo per il ciclismo c’era anche Manfrinati. Ma eravamo in circa 50 ciclisti, diciamo dell’Alta Italia, perché ce n’erano da Padova, Treviso, Verona fino a Pavia e Cuneo. Ricordo che a Biella eravamo alloggiati alle Scuole “Pietro Micca” e che per l’Atletica da Rovigo c’era anche Gigi Cocchi, mentre per il pugilato c’erano Giulio Rubello, Enzo Correggioli, Costa e Guido Ferracin.>>

 

 

E tra i ciclisti che erano con lui, Ugo Manfrin cita gente che poi ha fatto strada, come Morato, Alfredo Pasotti, Armando De Lorenz (sarà Campione Italiano Allievi 1941), alcuni dei quali erano praticamente già stati ingaggiati dalla Legnano.
Ricorda anche Ugo, come fosse il saggio di fine anno scolastico, “quella gara” organizzata a Biella.
<< Ricordo che il nostro istruttore era un certo Cattaneo di Milano, un ex olimpico degli anni ’20, che aveva una bicicletta Maino nuova e col freno ‘contropedale’. Ricordo anche che a correre quella gara finale sui 100 chilometri eravamo in circa 60 corridori , dai 14 ai 30 anni compresi i Dilettanti, e mi pare che l’abbia vinta il torinese Barbieri>>.
Terminato il periodo della Gil a Biella, per il giovane Ugo Manfrin il rientro a Rovigo frutta la possibilità di combinare il suo ‘lavoro’ nel negozio del fratello (parrucchiere/profumeria) con la sua passione ciclistica. E così nel triennio pre-bellico 1941/43 disputerà in media una ventina di gare all’anno.
Diventando sempre più protagonista, come dimostra il secondo posto nel Campionato Provinciale 1942, dietro a Tenuta.
Ma di piazzamenti ne ha ottenuto tanti, il nostro Ugo Manfrin, quando con Tenuta, Boldrin, Bertasi e Guzzon si correva a Rovigo, Grignano, Bottrighe, Villanova del Ghebbo.

 

 

Era un ciclismo epico, ma che in Polesine a volte vedeva la partecipazione anche di ‘grandi campioni’.
Spiega infatti Ugo:<< Nel settembre del 1942 a Lendinara ci fu una grande manifestazione su pista, con Giacometti che organizzò varie gare e che vide la partecipazione speciale della squadra Bianchi addirittura con Fausto Coppi e con Adolfo Leoni, e della Legnano con Mario Ricci.
Ma il giovane Manfrin non disdegnava di correre anche fuori provincia, come nel padovano e nel veneziano, o addirittura nel Friuli.
Basta guardare le foto che lo ritraggono in Prato della Valle a Padova, assieme a Venerino Doati, Valter Piombo, Eutichio Chinaglia.
Oppure quella foto datata Udine 14.2.1943, di cui Ugo spiega un aneddoto storico:<< Ho corso anche gare di ciclo prato o ciclocampestre, che si chiamavano così perché allora era vietato l’uso dei termini inglesi. Erano corse “Interfederali GIL” cui hanno partecipato anche corridori della Dalmazia, Zara, Fiume, Pola che allora erano italiani.>>

 

 

E per gareggiare in quella ‘interfederale’ Ugo Manfrin è partito col treno che da Rovigo a Udine ci metteva 6 ore viaggiando praticamente a fare spenti nella notte per non farsi ‘beccare’ dagli attacchi aerei.
Tempi di ricordi ‘belli e brutti’. Come quando nel week end ad Udine alloggiò all’albergo ‘Italia’(al freddo e senza riscaldamento) , lo steso dove c’erano i giocatori del Milan in attesa di giocare contro l’Udinese nel campionato di serie A.
Siamo nel 1943, e quando arriverà la Guerra e non ci sarà più il treno che collega Rovigo a Padova, così il ciclista Ugo , per soddisfare le necessità d’acquisto del negozio del fratello (parrucchiere/profumeria) ci va 2 volte la settimana in bicicletta a Padova.

Ma oltre ai vari piazzamenti, per il polesano Ugo Manfrin arrivano le prime soddisfazioni importanti.
Innanzitutto dal 1943 al 1947 si aggiudica sempre il titolo provinciale nella sua categoria Allievi.

 


 

Particolarmente prestigioso fu il terzo posto(1° Selvatico, 2° Chinaglia) nella Coppa Ceriz di Piombino Dese, ma sopra tutto diverse vittorie in Polesine e dintorni.
Tutto documentato da IL gazzettino che peraltro nel 1948 scriverà questa specifica certificazione:<< Il ventiduenne Ugo Manfrin, dilettante senior che ha cominciato a cimentarsi dal 1942 raggiungendo, fino alla fine del 1947,  18 vittorie ed ha partecipato nel 1948 a 36 competizioni ottenendo sempre ottimi piazzamenti>>.

L’abbiamo detto, una ‘storia’ dentro la Storia , quella del ciclista Manfrin, prima e dentro la Seconda Guerra Mondiale.

 

 

Fin da quando nel 1943  corse il “Circuito dell’Adige , cioè 95 km tutti in ‘terra’ e vinse il padovano Valter Bettella, e lui Ugo giunse 8°, ma primo dei polesani nella sua categoria.
Erano battaglie vere quelle tra i polesani Selvatico, Bertasi, Boldrin e appunto Manfrin.
Come quando Ugo si fa onore nel 1943 correndo a Scorzé (Ve) e a Padova dove vinse Selvatico e il giovane Manfrin arrivò terzo alle spalle di Chinaglia.
Storie certificate , come la foto che lo ritrae in Prato della Valle a Padova, assieme ai polesani Valter Piombo, Venerino Doatti da Mazzorno, e Chinaglia appunto.

Ma poiché a Milano lui ha dei parenti, perché non andare là da sua zia e poi guadagnarsi qualche premio correndo?
L’occasione giusta è la primavera del 1944. 

 

 

Di quel ‘viaggio’ potrei allegarvi la ‘testimonianza – manoscritto’ che lo stesso Ugo Manfrin mi ha consegnato raccontando tutto ‘per filo e per segno’ iniziando così:<< Venerdì precedente la settimana di Pasqua verso le ore 13 dopo il cessate allarme aereo, prendo la bici e la valigetta ( tipo zainetto) e parto alla volta di Verona per Milano. Arrivato alla periferia di Verona c’è una sbarra che chiude la strada, mi fermo e da una posto di sentinella esce un soldato tedesco armato che guardando la bicicletta dice “ tu ciclista sportivo …passa passa”. E proseguo…>>.
Poi sintetizza Ugo in viva voce nell’intervista:<< Sapevo che c’era una corsa a Ospitaletti di Cormano, la domenica delle Palme. Così sono partito in bicicletta verso Milano, ho fatto tappa e dormito in una casa di campagna poco dopo San Martino della Battaglia e al sabato ho pernottato da mia zia a Desio>>.
Già un polesano a Milano, in tempo di guerra!
<< Ma era tutto un altro mondo, non si sentiva nessun allarme e pareva perciò che tutto fosse finito, ma era solo la quiete che precede la tempesta – spiega Ugo Manfrin>>.

 

 

Poi la domenica mattina, di buon’ora, Ugo con la sua bicicletta si fa i ‘suoi 20 chilometri’ da Desio a Milano, giusto per arrivare in tempo a disputare la gara.
Tutto un altro mondo, anche ‘ciclisticamente’ parlando, spiega ancora Manfrin:<< C’erano tante macchine, e sulle maglie i nomi delle ditte. A Desio, alla punzonatura, c’erano degli amici di Lendinara, come Guerrino Sostaro con la maglia “Gs Azzini Milano Freni Universali”, che poi ho rivisto in corsa da professionista quando il Giro ha fatto tappa nel 1946 a Rovigo. E c’erano, a Milano, campioni come Zanassi, Rosselli e Cerutti che ha vinto la gara. Era una corsa per Allievi, anche se io allora avevo 17 anni mentre altri ‘parevano’ più maturi. >>
Comunque a Ugo come è andata?
LO SCOPRIREMO NELLA SECONDA PARTE DI QUESTA UGO MANFRIN STORY, NELLA SECONDA E ULTIMA PUNTATA

 

 

EXTRATIME by SS/ La cover è per il giovane Ugo Manfrin , in trio berrettino, al fianco di Mantovani (primo a dx). Poi nella fotogallery partiamo ‘ab ovo’ con Manfrin che , in corsa, si ricarica di energie. Epoca 1942, quando era sempre in trio biciclette-berrettino (Ugo è il primo a dx) assieme a due suoi giovanissimi amici. O quando era a Bielle con la maglia della GIL Rovigo ( la foto è ‘mezza” perché l’altra metà è ‘andata’ a Tenuta, l’altro amico che era in foto).
Quindi mostriamo Manfrin in versione balneare a sottomarina, e poi in versione ciclista ad Udine come da foto datata 14.2.1943. Tempi di strade polverose come dimostra la foto che lo vede alle spalle di Pietro Boldrin mentre si intravede Tosin. Tempi di Manfrin corridore –vincitore all’autodromo di Rovigo, mentre il  (in foto che registra anche la caduta  rocambolesca di un suo avversario).

 

 

Poi nella fotogallery ecco Manfrin primo a dx, al fianco di Brasola, Chinaglia e Selvatico , a Padova al termine della Coppa Seriz nel 1943. E per fare prologo alla seconda parte di questa Ugo Manfrin Story, eccolo in foto datata 1946 a Crespino, con alle sue spalle mantovani e tra gli altri gli ‘indicati’ Stocco Giovanni e l’amico Gregorio ( vedi freccia).
Quindi ecco Ugo con gli occhiali scuri e numero 34 al braccio nella gara in pista a Montagnana, assieme all’amico-avversario Boldrin. In chiusura di fotogallery mostriamo Ugo Manfrin con gli altri corridori, in foto città, prima della partenza del Giro del Polesine, che lui da Allievo era abituato a vincere. Fermo restando che LUI sarà protagonista anche nella nostra seconda parte della Ugo Manfrin Story, come dimostra anche l’ultima foto che lo vede in trio con Bertasi e Selvatico nell’ultimo giro, mentre imbocca l’ultimo giro in Via Silvestri a Rovigo, quando correva l’anno 1948 ma correva altrettanto forte Ugo Manfrin il nostro storico ciclista.



Sergio Sottovia
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