Manfrin Ugo Story “ Seconda Parte”/ Ciclista “Dilettante” Toffoli/Paglianti/Arquatese. E vinse la “Coppi & Bartali” '49


28/06/2011  

Ci eravamo lasciati con Ugo Manfrin in corsa a Milano e con questa domanda:”Comunque a Ugo come è andata?” E avevamo detto “Lo scopriremo nella seconda puntata”.
PERCIO’ ECCO LA SECONDA PARTE DELLA UGO MANFRIN STORY.
<< Diciamo che avevo mangiato solo un panino con la mortadella – racconta Ugo – La corsa era di 100 km. Certo le strade erano asfaltate, ma comunque, anche se avevo speso tanto durante il viaggio , sono rimasto col gruppo dei primi e mi sono piazzato bene nella volata>>.
E poi andò bene per Ugo Manfrin anche il lunedì di Pasqua quando ‘corse’ a San Vittorio Olona, il paese della famosa “Cinque Molini” podistica.

Spiega Ugo:<< La gara era organizzata da Malerba, il meccanico che aveva anche la bottega di biciclette. Stavolta era una gara sui 90 km e, arrivando nel gruppo dei primi, come premio guadagnai 5 lire;  che non erano poche, tant’è che correvo anche per quello. Davvero una bella gara, su strade asfaltate alla media di 37 km orari, e c’erano sempre campioni come Rosselli e Zanassi. Quando però tornai a casa da mia zia a Milano ci fu una sorpresa.  C’era una lettera della mia famiglia che mi diceva di tornare a casa perché a Rovigo c’erano i bombardamenti>>.

 

 

Sta di fatto che Ugo Manfrin con la sua bicicletta, un tubolare di scorta e poche cose personali dentro una valigetta in fibra ‘tenuta su’ da una cinghia attorno alla maglia, è partito subito da Milano prendendo la strada del ritorno.
Un viaggio lungo 270 chilometri, quello da Desio a Rovigo,  che Ugo Manfrin ricorda come fosse ieri:<< Ho pedalato continuamente sotto la pioggia fino a Badia, dopo aver fatto solo una veloce sosta per il pranzo in una osteria del veronese tra  Desenzano e Castelnuovo del Garda.
Solo nel tratto polesano ho pedalato col sole, tanto che da Badia a Rovigo avevo le gambe che ‘giravano’ come un ventilatore>>.

 

 

Poi la primavera / estate 1944 vedrà ancora impegnato ‘ciclisticamente’ il giovane Manfrin.
Tant’è che a maggio nella gara di Scorzè c’è un ottimo terzo posto per Ugo.
E nel giorno di Sant’Antonio, a Padova il 13 giugno 1944, partecipa ai Campionati Veneti su Pista, al velodromo Monti di Padova.
Vincendo il titolo Allievi nelle gare di velocità, mentre l’altro polesano Venerino Doatti arrivò terzo, nell’epoca in cui correvano anche gli stayers (i così detti ‘dietro motori’).
Insomma Manfrin stava davvero maturando come ‘Allievo’ e lo dimostra anche il 12esimo posto nella Teolo – Castelnuovo pur dopo una foratura.

 

 

Gli andò peggio invece in una successiva gara sui Colli Euganei, perché là a Teolo di fronte alla fontana successe un fatto particolare…
<< Purtroppo avevo forato la ruota posteriore , mentre ‘incidente analogo’ era successo alla ruota anteriore di Mauro Pizzoli della società Felsinea di Bologna. Ma non ci perdemmo d’animo. Anzi ‘costruimmo’ una bicicletta unica e, io seduto sul tubo della bicicletta di Pizzoli, ci facemmo tutta la strada da Teolo a Padova. Un episodio che mi rimase nel cuore, anche perché quando un anno dopo sono andato a correre sul bolognese venni a sapere che proprio Pizzoli era stato ucciso dai Tedeschi in un rastrellamento>>.
Già, i Tedeschi, l’Italia, la Repubblica di Salò!
E fu così che Ugo Manfrin, un italiano comandato dai Tedeschi, dopo l’8 settembre 1944 partiva da Rovigo in bicicletta per andare sul padovano a Borgoforte, verso Anguillara, in trincea a ‘fare le buche’ per bloccare l’avanzata dei partigiani. Tutto questo per 5 o 6 mesi, finché i Tedeschi pensarono a ritirarsi e dissero a Ugo di …lasciar stare le buche. E la Guerra finì per tutti il 25 aprile del 1945.
Già. “Primavera ’45 , fine della bufera”, scrive di suo pugno Manfrin, e chissà cosa sarebbe successo se Ugo non fosse stato ‘troppo giovane’ per i Tedeschi (ne sa qualcosa il pugile Guido Ferracin, che rimase ‘nascosto’ per quasi 6 mesi  …).
Sta di fatto che finita la Guerra per Ugo Manfrin è sempre più il tempo del ciclismo.

 

 

Ripartendo assieme a Boldrin e Boreggio col “Velo Club Vicenza” e disputando , tra agosto e fine anno, oltre 20 gare.
Tra le quale una particolarissima, tra mille peripezie. Cioè la partecipazione al Campionato nazionale Allievi a Prato. Partenza da Rovigo l’ultimo sabato di settembre 1945, corsa la domenica e la sua ‘buona posizione’ gli valse un premio in “Am lire” . Ma senza un punto d’appoggio Ugo decise di ritornare subito a casa quel pomeriggio stesso. Un viaggio sfibrante, di cui racconta tutto Manfrin nel suo diario, compreso il fatto che poco dopo mezzanotte arrivò a Pontelagoscuro, ma stanchissimo dormì addirittura in piedi fra due chioschi di bibite e frutta (nella zona del ristorante Doro). Poi l’arrivo liberatorio a Rovigo alle prime luci dell’alba.

 

 

Poi la stagione 1946, al di là dei piazzamenti e delle vittorie in Polesine, è da ricordare il suo secondo posto a Ponte di Barbarano, dove arrivò 4° l’anno dopo e 5° nel 1948 preceduto dal lendinarese Dario Toso.
Ma va ricordato che nel 1946, la sua ultima stagione da Allievo, il giovane Ugo la ‘corse’ (spesso alternativamente primo e secondo con Boldrin nelle gare polesane) con la neonata società Toffoli di Rovigo, nella quale – ci tiene a sottolinearlo Manfrin – il vero factotum era il suo compagno di squadra Pavani.

 

 

A questo punto Manfrin, a partire dal 1947 diventa Dilettante a tutti gli effetti, sempre con la Toffoli fino al 1949 compreso. Era il tempo in cui in Polesine cominciavano a proliferavano le società ciclistiche, dalla Liberi Ciclisti Adria, alla Chinaglia, al Buso, preludio all’Arquatese e poi alla Mantovani. Ed era il tempo delle piste ciclistiche anche a Castelmassa, Lendinara, Crespino, Badia Polesine.
Diciamo anche che a partire dal 1947 Ugo Manfrin disputerà una media di 30 gare a stagione, vincendone in Polesine, come ad Arquà battendo Beppe Visentin, ma facendosi subito onore anche nel vicentino, nel Trofeo Pellizzari organizzato ad Arzignano dal cav. Adriano Piterli(presidente regionale veneto della FCI).

 

 

Senza contare che al velodromo Monti di Padova batté quel Beppe Doni che poi sarebbe passato professionista nella triestina Willier, mentre ciò non avvenne per il nostro Manfrin.
Così Manfrin continuerà a farsi onore tra i Dilettanti, sfiorando peraltro il podio nella gara emiliana organizzata dalla San Carlese.
Intanto in Polesine erano sempre più ‘belle le battaglie’ tra Ugo Manfrin e Pietro Boldrin da Pontecchio, battaglie tra primo e secondo in diverse occasioni. Come nel 1949 (la prima stagione di Manfrin come Dilettante senior) quando a Copparo fu Boldrin a vincere la “Coppa Berco”.

 

 

Oppure quando a Badia fu Manfrin a vincere. Un bel duello, che c’è stato anche a Mirabello (FE) quando al termine dei 195 km arrivò primo Boldrin davanti a Manfrin, in una calda giornata d’agosto e a 40 km di media, mettendo in fila corridori del calibro di Corrado Ardizzon. Senza contare che, sempre nel 1949, fu proprio Ugo Manfrin a vincere a Valbona di Lozzo Atestino nella Coppa Bartali, davanti a Girotto e Boreggio.  

Tutti risultati e motivi sufficienti alla “Paglianti”, attraverso il suo patron, per convocare a Treviso il polesano Manfrin, per puntare a formare un team professionistico e partecipare al Giro d’Italia.

 

 

Siamo ad aprile 1950 quando Manfrin parte in bicicletta e va a Treviso, ma il patron ( tra l’altro titolare della fabbrica di biciclette AL. PA., cioè Alessandro Paglianti) fatte le opportune valutazioni commerciali decide di ‘limitarsi’ a restare nei Dilettanti.
Davvero una chance sfumata, per il nostro Manfrin, che comunque si ‘accasa’ lo stesso alla Paglianti e resta tra i Dilettanti, mentre in quell’anno il suo amico-avversario Boldrin ‘passa’ alla VIL.CO. la società dilettantistica bolognese.

Con la Paglianti il polesano Manfrin si fa onore ( anche in un Giro della Puglia) , ma ad ottobre 1950 gli arriva il “preavviso” ( la classica cartolina  militare) e deve staccare la spina dal ciclismo perché  sarà per 40 giorni a Bari (a fare il CAR) e poi viene mandato a Gorizia, assegnato alla Compagnia Comando.

 


 

Altra stagione di ricordi particolari, quella del militare a Gorizia, per Ugo Manfrin che racconta:<< Allora Gorizia era una città divisa a metà, con i militari e i carri armati slavi e italiani ‘invisibili’ ma distanti solo poche centinaia di metri. Poi dopo il campo estivo, ad agosto del 1951 lasciai Gorizia per il Distretto di Rovigo dentro la Caserma Silvestri dove ad aprile del 1952 completai il mio periodo da militare>>.
Nel frattempo però il 10 novembre 1951 a Concadirame, pochi giorni prima della Grande Alluvione nel Polesine, il nostro Ugo aveva sposato la sua Orlandina Macignato detta Silvana.

 

 

Però la storia ciclistica Ugo Manfrin non si blocca per effetto del matrimonio, tant’è che assieme ai suoi compagni storici Boldrin, Boreggio, Bertasi passa alla Società Ciclistica Enal Arquatese, sempre affiliata alla FCI peraltro con più propensione verso le gare nell’Emilia Romagna.
E così da Dilettante Senior il polesano Ugo Manfrin per qualche anno ancora conquisterà buoni piazzamenti disputando una media di 30 corse a stagione. Da Vigonza a Piove di Sacco, da San Martino di Ferrara a Copparo (nel 1954, quarto posto con Boldrin vincitore) ,da Mirabello a Riccione nel 1955, sul bellissimo circuito di 2 km sul lungomare.

 

 

Racconta Manfrin:<< Intanto a partire dagli anni ’50 il mondo del ciclismo stava cambiando, le ditte produttrici di biciclette ridimensionarono il loro ‘sostegno’ tant’è che subentrarono nuovi tipi di sponsorizzazioni più legate al nuovo mondo dell’imprenditoria. Tant’è che le nuove scritte sulle maglie diventavano “Crema Nivea” o “Pasta Chigi”.
A metà degli anni ’50 però le esigenze familiari e di lavoro prendono il sopravvento.
Diciamo che per Ugo Manfrin si ferma la ‘corsa in bici’ e saranno 10 anni di ‘tutto lavoro’.
Anche perché, dopo aver aperto nel 1952 il nuovo negozio di ottico assieme al fratello Mario, la sua nuova attività lo ‘reclama in toto’, tant’è che nel 1956 sarà a Firenze dal 15 gennaio al 20 giugno, per un intero anno scolastico fatto di teoria e laboratorio con la professoressa Arcetri, giusto per conseguire il Diploma di Ottico a certificazione della sua professionalità.
Era quella praticamente la sua nuova strada della vita, sulla quale correranno tra l’altro con sempre più passione e professionalità anche le figlie Maria Teresa e Flavia.

 

 

Però la bicicletta è una sirena ammaliatrice e così Ugo Manfrin ritorna a pedalare sulle strade del Polesine, seppure soltanto a carattere ‘amatoriale’.
E sopra tutto a vincere, in tutti i sensi. Innanzitutto perché nel 1971 sarà proprio Ugo Manfrin il primo presidente del Pedale Rodigino, la sua nuova creatura societaria. Un magnifico precursore, se consideriamo che la sua intuizione nata 40 anni fa ha prodotto un ’Movimento Cicloamatoriale Polesano’  costituito nel 2010 da oltre 20 società con quasi 1000 iscritti.
A questo punto potrei anche raccontarvi della sua vittoria al Giro del Delta Po nel 1972 o delle sue recenti pedalate amatoriali tra Teolo e i Colli Euganei.

 

 

Ma di tutto questo suo ‘lungo viaggio nel ciclismo amatoriale’ parleremo nella Manfrin Story – TERZA PARTE.
Intanto mi piace onorarlo con le parole di un altro ‘signore della bici amatoriale’ , cioè Alessandro Cappellini che affida alle parole del suo amato figlio Sandro il miglior elogio al ‘ciclista’ Manfrin:<< Sa Ugo, non sembra che “Lei” pedali, ma sembra quasi che accarezzi i pedali”.
Ebbene, noi che non abbiamo visto Ugo sui pedali, gli diamo comunque del Lei, per onorare la sua “vita in bici” prima da corridore vero e poi da amatoriale.

 

 

EXTRATIME by SS/ La cover è per onorare ‘tutte le speranze’ di Ugo Manfrin ciclista dilettante in maglia AL.PA.  Poi la fotogallery lo accompagna nel suo viaggio post bellico.
Proponendolo da prima ( 05 ottobre 1947) come corridore indicato dalla freccia alla partenza della corsa all’Ippodromo di Rovigo dove indossa (vedi anche seconda foto) il berrettino bianco e dove lo ritroviamo impegnato nella volata di gruppo. Di Manfrin proponiamo altresì un suo passaggio sul Lungo Po a Polesella (vedi campanile) e poi in foto singola da vincitore della Coppa Lambretta nel 1948 e con altri 5 compagni ( tra cui Boldrin coperto in volto) . Simpatica la foto di Ugo Manfrin che si intravvede tra i raggi della ruota/bicicletta seduto a terra dopo aver vinto l’americana a coppie.

 

 

Poi mostriamo Manfrin in corsa a Trieste (18.7.1948) nella Coppa Matteotti da Baricola a Sistiana. Poi , dopo la foto di Manfrin primo a sx assieme a due arquatesi e al corridore di Reggio Emilia, lo mostriamo nel suo periodo “Arquatese” in foto allenamento nel 1949 con Boldrin, Bertasi, Boreggio e in quartetto coi pantaloni ‘alla zuava’. Certificativa della sua potenzialità atletica la foto corsa in maglia Paglianti , in occasione del 4° posto a Casale sul Sile (di 165 km nel 1950). Poi nella fotogallery ecco Manfrin al centro in trio “Arquatese” nel 1954. Quindi in due fotogrammi ‘finale corsa’ ad Anguillara ( in sprint traguardo e nella foto soccorso ad un avversario ‘caduto’ da parte dello staff organizzativo. 
In chiusura mostriamo l’occhialuto Ugo Manfrin impegnato nel 1954 a Riccione (pantaloncini Arquatese) nel classico ‘gonfia tubolare’ della sua amata bicicletta.



Sergio Sottovia
www.polesinesport.it