Marco Manfrini ‘Rock Man’ dal Delta del Po alle Rocce della Val di Fassa. Ah quanto son belle le Dolomiti!


10/07/2010  

Ad Ariano ha fatto calcio ed anche pugilato, ma le Dolomiti sono …una sirena.
E perciò  Marco Manfrini me ne ha parlato a lungo e con passione. In una intervista che, abbinata a qualche mail, ha ‘prodotto’ questa recente intervista/ story pubblicata su Il Resto del Carlino.
<<Viaggiare è sinonimo di movimento. Ma per l’uomo, per ogni uomo e ognuno a suo modo, ci sono posti nei quali vale la pena di ‘andare’ per sentirsi meglio. Per Marco Manfrini è ‘naturale’ andare sulle Dolomiti e ‘arrampicarsi’ lungo le rocce, lungo le ferrate, fino a …sentirsi splendidamente bene, tra quei paesaggi che la natura crea là dove si è più vicini al cielo.

Montagna, che passione! Marco Manfrini è nato ad Ariano nel Polesine il 12.06.81 da papà Mario e mamma Elvira Schiavi. Ovviamente ‘accompagnato’ dentro il ‘pianeta sport’ da papà Mario, sia nel mondo del calcio che nel mondo delle Dolomiti.
Una specie di ‘viaggio parallelo, quello di Marco visto che si è divertito a giocare a calcio nell’Arianese fino all’ultima Under 18 allenata da Piero Bellemo il chioggiotto.
Ricorda Marco:<< Tra l’altro nei Giovanissimi agli inizi ho avuto anche mio padre come allenatore, quindi il ferrarese Massimo Beani. Poi ho ‘chiuso’ nella Juniores, nell’anno in cui la prima squadra faceva la Promozione, allenata prima da Spolaore e poi da Menegatti>>.
Erano i tempi degli emergenti Trombini e Zaninati, ma la passione di Marco per la montagna, l’abbiamo detto, si era sviluppata in parallelo.

Infatti accompagnato dai genitori, Marco ha mosso i suoi ‘primi passi’ già all’età di due anni nelle splendide valli dolomitiche come quella di Fassa, la Val Gardena e altre,  continuando anche quando , dopo le medie ad Ariano, ha frequentato l’Itis di Adria specializzandosi in elettronica e telecomunicazioni.
Indimenticabili le lunghe escursioni e le ‘ferrate’ con papà Mario, dentro scenari e panorami del tutto diversi da quelli vissuti quotidianamente dai nostri ‘uomini di pianura’.
E il giovane Marco prendeva sempre più confidenza con funi, cordini, imbrago e tutto quello che poteva definirsi ‘equipaggiamento di sicurezza’, per viaggiare dentro la montagna, là dove le dimensioni e lo spazio hanno tutt’altre dimensioni della nostra pianura.
Sorride Marco:<<  Parlare di centinaia di metri verso l’alto in arrampicata lungo la parete di una montagna non ha niente a che vedere con la stessa distanza in pianura, dove parlare di chilometri e di velocità ha tutto un altro significato>>.

Questione di luce, tempo, spazio, anche silenzi. Tutte caratteristiche che la montagna ti fa entrare nella pelle in modo speciale e che Marco ha cominciato ad amare sempre più, specialmente da quando ha cominciato a frequentare Ferrara, dove si è laureato in Scienze naturali con una tesi sulle valanghe, prendendo spunto proprio dalle sue esperienze in Val di Fassa.
Peraltro proprio nella città estense Marco ha conosciuto le persone che l’hanno introdotto all’alpinismo, dalle prime fondamentali uscite con l’amico Gabriele Villa a quelle effettuate con il gruppo di amici che gestiscono ‘Il Monodito’, la speciale ‘palestra per arrampicata’( Veramente interessante il relativo sito web www.ilmonodito.it).
Sottolinea Marco: << Non posso che ritenermi fortunato di aver conosciuto queste persone, che hanno permesso di concretizzare l’ entusiasmo e la grande passione che ho per la montagna portandomi a realizzare salite che sino allora avevo solamente sognato >>.
Già, entusiasmante! Però salire là in alto non è certo un gioco da ragazzi, anzi non sarà certo alla ‘portata’ di tutti…
La risposta di Marco è naturalmente panoramica:<< Per noi gente di pianura questa passione comporta sicuramente dei sacrifici che difficilmente sono comprensibili a chi non si sente fatalmente attratto dalle cime. Ma mai una volta mi è stato di peso alzarmi nel cuore della notte per andare a ‘faticare sui monti’>>.


Una passione quindi , la montagna, che richiede preparazione fisica e mentale, per gustarne meglio le bellezze e viaggiarvi dentro in sicurezza.
Per questo, oltre agli allenamenti nella specifica palestra ferrarese, il nostro Marco si diverte ad andare in bicicletta e a correre a piedi  tra la sua Ariano e dintorni, nel panorama padano del Delta del Po. D’altra parte è uno sportivo a tutto campo, visto che si è pure dilettato a boxare con gli amici della ‘Pugilistica Callegari’, la società storica del presidente Franco Avanzi e adesso di Amos Maccapani e del maestro Pietro Avanzi.
Ma la preparazione fisica non è un sacrificio, semmai è ‘propedeutica’ a sviluppare al meglio la sua passione.
Aggiunge Marco: << Per riuscire a muoversi in un ambiente così diverso dal quotidiano, in cui nulla è scontato, in relativa sicurezza è necessario essere sempre il più preparati possibile sia dal punto di vista fisico che mentale >>.
Per godersi i suoi panorami naturali, i suoi silenzi, la sua luce, dentro quella concezione del tempo in cui tutto è relativo e tutto è infinito, dove basta esser in due /tre sulla stessa cordata per sentirsi ‘legati’ da una amicizia profonda.
Ne parla a ruota libera Marco, mostrandomi foto e documenti memorizzati in un computer che guarda caso come schermo presenta la grandiosa parete nord-ovest della Civetta, vista dal lago di Alleghe.

 

Insomma, per Marco Manfrini insegnante alle Medie, la montagna è l’habitat naturale della sua passione, dove le pareti e le rocce vanno affrontate da preparati, in sicurezza e con responsabilità , anche perché …è proprio il caso di non commettere errori.
Marco conclude la piacevole chiacchierata con un piccolo desiderio: << Vorrei poter vedere più persone del mio territorio avvicinarsi alla montagna dove la natura regala paesaggi incantati, e spero che queste righe siano un incentivo a farlo >>.



EXTRATIME/ Eloquente la fotogallery di Marco ‘Rockstar’ sulle Dolomiti. Da solo o in compagnia dei suoi amici de “Il Mondodito” di cui mostriamo anche la relativa palestra ferrarese. Perché la montagna ha delle splendide cime che fanno da …Civetta, ma dove è bello pensare all’infinito, al cielo e all’immensità.

 



Sergio Sottovia
www.polesinesport.it