Mondociclando “Giro d’Italia” by Toffano & Trevisan/ 7^ tappa Vasto - S. Giovanni Rotondo “casa di Padre Pio”


22/08/2013

Dall’Abruzzo alle Puglie, verso il tavoliere delle Puglie, poi verso San Severo, quindi la calamita è per San Giovanni Rotondo, baipassando San Marco in Lamis.
Paesaggi da film di Sergio Leone, spiega il ragno Toffano, evidentemente un ‘sensitivo’ visto che proprio l’altro giorno sono stato a fianco di Rik Battaglia a Porto Viro, dove l’attore di oltre 100 film è stato intervistato da Sven il giornalista dell’autorevole Bild tedesco é venuto in Italia accompagnato da Stefano fotoreporter.
Ma quanto aneddoti by Rik Battaglia ( tutto in inglese) su casa Sergio Leone e su Ennio Morricone che suonava al piano le musiche che poi sarebbero diventate le famose colonne sonore di quei mitici film western, dove il panorama era …quello ‘vissuto’ dalla coppia Toffano & Trevisan alias Ragno & Radecio in bicicletta.
Perciò eccovi il racconto della penultima tappa “Mondociclando il Giro d’Italia partito da Granze per arrivare a Lecce, su tacco dello stivale.

MONDOCICLANDO CON “RAGNO & RADECIO” , CIOE’ TOFFANO & TREVISAN “PER CICLOTURISMO” DA GRANZE A LECCE  ( written by Cristian Toffano )/
DIARIO DI UN GIRO D’ITALIA SPECIALE / DIARIO DELLA SETTIMA TAPPA “DA VASTO A S. GIOVANNI ROTONDO ( 20.08.2011 ) ...
( L’impresa nell’Impresa )
<< Passammo la notte insonne. La stanza era un forno e le mura restituivano il calore accumulato durante il giorno trasformando quei pochi metri quadrati nel nostro personale girarrosto. Alle ore 4:45 ce ne andiamo. La rottura meccanica del giorno precedente ci aveva costretti ad anticipare la partenza con l’obiettivo di macinare quanti più kilometri fosse possibile.

L’alba dava l’dea di cosa ci aspettava. Seduti all’unico bar aperto a quell’ora, palla di fuoco usciva dall’acqua e i suoi raggi riuscivano a bruciare la pelle nonostante l’ora. Temperatura esterna + 29: ore 05:30
La strada non è più molto impegnativa. Qualche breve rampa ma niente in confronto a quanto passato fino a qui. Il veri nemici adesso si chiamano, caldo e paesaggio. Si, proprio il paesaggio che nonostante la vista del mare alla nostra sinistra, ci stava offrendo uno scenario degno dei film di Sergio Leone. La Statale Adriatica da quella zona in poi, si trasforma in un lungo rettilineo che se non fosse per il mare e per l’asfalto, si potrebbe pensare di pedalare sul Pianeta Marte.



Incontriamo solo macchine che sfrecciano a tutta velocità a pochi metri da noi e ogni tanto qualche signorina che prende la tintarella attendendo il suo uomo di mezz’ora o poco più, che pagherà per la sua compagnia.
 Beviamo molto, forse troppo, ma l’assenza di vento e il calore del sole e dell’asfalto stanno velocemente disidratando il nostro corpo che pericolosamente perde sali minerali indebolendoci. L’unico rimedio è quello di bere ad intervalli regolari e mangiare frutta per non appesantirci ed introdurre liquidi in maniera alternativa.

Stanchi e con molta strada ancora da percorrere, ci fermiamo in una area di servizio per decidere dove accamparci per la notte. La cartina consiglia di abbandonare la vista del mare dando come soluzione logica un “taglio” in direzione FOGGIA, passando per SAN SEVERO. In quel momento non riusciamo ad individuare una meta per il giorno. Era ancora troppo presto, la strada piana invitava a proseguire ad oltranza e ripartimmo senza una meta. La svolta quella giornata fu a San Severo. Arrivammo nell’ora di mezzogiorno con le pietre bollenti ed il silenzio attorno.

 L’unica macchina ad affiancarci è una gazzella dei Carabinieri. Sostiamo a mangiare un gelato enorme, l’unico alimento che in quel momento potevamo permetterci. Qualsiasi altra cosa ci avrebbe solo appesantito. Le gambe giravano ancora bene ma la sensazione di essere prossimi all’utilizzo della riserva del nostro serbatoio, faceva lavorare la mente che produceva un unico pensiero:”Basta, fermati”. Era una lotta tra mente e corpo. Un braccio di ferro dove la mente voleva prendere il sopravvento. Quasi inspiegabilmente e senza averlo meditato ne prima e ne durante il viaggio, lasciamo quel paese con l’obiettivo di raggiungere San Giovanni Rotondo per fare visita al Santuario di Padre Pio.
Fu una scelta assurda che cambiò totalmente il nostro viaggio determinando più in là un’altra svolta che presto scoprirete. Stanchi, esausti e con il termometro che segnava +42°C, imbocchiamo la strada infuocata che ci ruberà tutta l’energia ma che decreterà la vittoria della volontà sulla mente.

La strada inizia con un brevissimo tratto di pianura che molto presto lascerà spazio ai 29 km di salita per il Santuario.
Avete capito bene. 29 km di salita con nulla attorno. Solo un paese nel mezzo: San Marco in Lamis.
Le ruote si attaccano all’asfalto, la testa è bollente ed ogni colpo di pedale è uno sforzo al limite.
Tutto intorno case abbandonate. Lungo la strada troviamo anche una volpe morta probabilmente per il caldo.
Si continua a bere e per farlo bisogna aprire le bottiglie ed aspettare un attimo. L’acqua è troppo calda per buttarla giù subito. In quel tratto non esistevano fontane e bar. Non c’era nulla.

Siamo andati in seria difficoltà, soprattutto io. Alberto resiste di più alla temperatura e la sua pedalata è più agile della mia. Volevo fermarmi, volevo girare la bicicletta e tornare indietro. Per un attimo questi sono stati i pensieri che mi hanno assalito e divorato la testa. Per un attimo stavo mollando fino a che ho scelto di concentrarmi su tutte le cose positive del viaggio, sull’entusiasmo e sulle risate. Lentamente il pensiero di mollare mi lascia e sento una nuova carica dentro. Al diavolo il caldo, al diavolo la sete, al diavolo la frequenza cardiaca. Erano tutti elementi che mi volevano impedire di salire. Così mi concentro sulla strada che sale, la voglio mangiare. Non guardo più attorno a me.
 Ora si sale, si sale bene e penso a quanto importante possa essere avere il controllo della propria mente e dei propri pensieri. Finalmente giungiamo a San Marco in Lamis dove nell’unico bar aperto riusciamo finalmente a trovare acqua fredda. Mancavano ancora 9 km prima di raggiungere la meta ma ormai il più è fatto. San Giovanni Rotondo è nostra.>>

EXTRATIME by SS/ La cover è… il segnale che San Giovanni Rotondo valeva la pena di essere visitato anche da Ragno & Radecio.
Poi per quanto riguarda la fotogallery partiamo dal saluto by Christian “Ragno” Toffano.
Quindi le immagini successive parlano chiaro per quanto riguarda l’assolatissimo panorama pugliese, tant’è che la volpe ne ha fatto amaramente le spese.
Difficilissimo quindi viaggiare on the road, anche per il “Ragno di Spalle”, perché la sofferenza era davvero tanta tra il caldo della strada e il caldo dei campi di grano.
Anche se arrivati in vista del cartello segnaletico che indica l’entrata nella Città di San Pio, beh… un po’’ di refrigerio quantomeno spirituale i nostri due eroi  l’hanno sicuramente sentito.


Christian Toffano & Sergio Sottovia
www.polesinesport.it