“Pensiero 2004” by Piero Carnacina. Il Tecnico del Delta 2000 & il “SUO” Calcio Giovanile. L’uomo, l’allenatore, il leader, l’amico, l’evangelista per …un PO di DELTA “walking in the world’


Questo pomeriggio a Porto Tolle ci saranno “Quelli del Maryland” , a giugno ci saranno “Quelli del Barcellona”. E in mezzo ‘ a maggio’ Quelli del Delta” e , di mese in mese, di settimana in settimana, il ‘Mondo Calcio’ di Piero Carnacina ‘cammina pensieroso’ come dentro la foto cover.
Potremmo fare rewind fino ai tempi di Cà Venier. Ma è Pasqua nella nostra gita fuori ‘porta’ ci fermiamo a marzo 2004, per ascoltare e proporvi pensieri in evolution by Piero Carnacina, così come li ha raccontati a firma sua su Il Resto del Carlino.
Cos’è cambiato? Tutto e niente, se non che il ‘pianeta giovani’ è diventata la casa di Piero Carnacina, quello dei Tornei Giovanili e delle amicizie speciali, da Mazzantini & Bombardieri, ai vecchi amici di sempre, suoi apostoli nei confronti dei figli e dei giovani di …domani. Ma pasqua significa passaggio (non assist… perché quelli li fa Piero…) e così ecco il “Vangelo Calcio Giovani” by Piero, il nome del ‘primo pescatore di anime’.
SPECIALE CALCIO (by Piero Carnacina, 26.03.2004, Il Resto del Carlino)/ CARNACINA SI RACCONTA / DIVERTIRE E ASCOLTARE, I GIOVANI SI CRESCONO COSI’. A VOLTE L’ALLENATORE DIVENTA PUNTO DI RIFERIMENTO

 

 

<< Abbiamo già avuto modo, in questi anni che abbiamo scritto su queste righe di calcio giovanile, di parlare del calcio giovanile, di parlare del Delta 2000, società nata nel 1999 quando tre club decidono di unire le proprie forze per creare un polo calcistico che racchiude Polesine Camerini, Cà Venier e Porto Tolle. I numeri sono importanti e per capire la grandezza del "Delta" oltre ai 20 giocatori che si difendono in Prima Categoria, ci sono altri 150 ragazzi che scorrazzano allegramente nei quattro campi a disposizione della società. Dieci squadre che giocano a Porto Tolle, Cà Venier, Polesine Camerini e Cà Tiepolo. Responsabile tecnico della società biancazzurra, presieduta da Argentino Pavanati, é Piero Carnacina, allenatore da oltre trent'anni (Rovigo, Adriese, Codigoro, Goro, Scardovari e da 11 anni é tornato a Porto Tolle), grande amico di Nevio Scala. Vogliamo dare spazio ad un intervento attualissimo, proprio di Piero Carnacina, che ha speso quasi tutta la sua carriera di allenatore proprio nei settori giovanili.
<<Ho avuto occasione di analizzare con molta calma e con il giusto tempo, la situazione dei Settori Giovanili. Capillare ricerca di talenti da parte delle grandi squadre, cura e professionalità nella ricerca, organizzazione meticolosa delle squadre professionistiche e non; e allora perché c'é quest'aria di imminente catastrofe, questa convinzione generalizzata che qualcosa non va? Perché i talenti non fioriscono come dovrebbero, perché l'entusiasmo dei ragazzi quando arrivano ai 16-18 anni scema con crescente e preoccupante progressione? Se restiamo ancorati ai luoghi comuni vien da dire:"I giovani sono così, hanno sempre meno voglia di soffrire, hanno tutto e il contrario di tutto, pertanto é normale che non vogliano e non riescano più a sacrificarsi". E' facile parlare così, ma é una vita che sento questi discorsi, da sempre la generazione precedente critica quella attuale. Il problema é a monte, é in noi, in noi che li alleniamo, in noi che siamo permeati di ottusità e presunzione, in noi che ormai maturi, non riusciamo ad adeguarci ad una società in continuo vorticoso mutamento>>.
Telefonini cellulari, rivoluzione nelle abitudini, internet, nuove libertà: il mondo cambia, cambiano le abitudini, il linguaggio, e noi no, noi siamo fermi alle nostre consolidate abitudini, al nostro sempre uguale rapportarci con i giovani. <<Dobbiamo studiare - continua Carnacina -, non solo schemi e sistemi di allenamento, ma psicologia spicciola, dobbiamo occuparci dei piccoli uomini che ci vengono affidati e che si affidano a noi, dobbiamo rispettare la loro unicità, la loro capacità critica, la loro voglia di capire. Sono diversi da come eravamo noi, molto diversi, la timidezza é praticamente scomparsa, non hanno alcun timore di confrontarsi con noi adulti, vogliono essere aiutati a capire. E' necessario mettersi in discussione, comprendere che quella che ieri era una verità assoluta, oggi possa essere qualcosa da ridisegnare. Cosa fare? Parlare, ascoltare, confrontarsi, spiegare, farli divertire, rispettarli, dare più di quello che si riceve (lo apprezziamo molto), attenti a non sbagliare (te lo rinfacciano subito), complicità (immedesimarsi nei loro problemi), severità (non la disprezzano), comprensione (ne hanno bisogno), rapportarsi quasi alla pari, la differenza di età esiste, ma ascoltare quello che hanno da dirci ( anche se possono sembrare delle stupidaggini), perché alla loro età hanno diritto di esser "stupidi". Lo eravamo anche noi, solo che per timore temevamo la nostra "stupidità" nascosta, non avevamo coraggio di affrontare gli adulti>>.
Le nuove generazioni sono abituate a parlare, a ribattere, a contestare, a discutere. Era più comodo prima, quando sembrava ci stessero ascoltando. <<E' più difficile - racconta Carnacina - ora che bisogna spiegare, parlare, convincere, ma é più gratificante. Bisogna addirittura stimolare di più il confronto, incoraggiarli a prendere delle decisioni e fare delle scelte, perché se é vero che sono più sciolti, più liberi, é altrettanto vero che non sono abituati a prendere delle decisioni, visto che c'é sempre qualcuno che pensa per loro, in casa, a scuola e nello sport. A me sta succedendo qualcosa di strano, a scuola dove lavoro, in segreteria, vengono a trovarmi parecchi ragazzini, addirittura 10-12 durante l'intervallo, sia maschi che femmine ( a fare filò) come dicevano i nostri "vecchi". Ho sempre avuto un buon rapporto coi ragazzini, ma ora sto notando, che sono proprio loro a cercarmi. Hanno voglia di parlare con un "grande"? Con uno che pur essendo abbastanza avanti con gli anni (53 per la precisione) sa mettersi al loro livello, a parlare una lingua che comprendono e dal quale riescono a farsi capire. Non sono sicuro che sia così, mi fa piacere pensarlo, ma certo qualcosa di nuovo c'é. Parlare con loro, capirli, studiare il loro linguaggio non significa "calare le brache", non per "dargliele tutte vinte", ma per cercare di entrare in sintonia col loro modo di essere>>.
Come educatori a volte é necessario intervenire anche duramente perché le regole vengano rispettate, ma sempre tenendo presente la parabola del figliol prodigo: <<La porta - spiega l'ex tecnico del Rovigo - deve sempre essere aperta, chiunque può rientrare anche dopo aver sbagliato, e dovrà essere accettato dal gruppo nel migliore dei modi, aiutandolo a superare eventuali momenti difficili. Non permissivismo, ma semplice comprensione, ricerca dei perché, non siamo dei giudici. Il nostro compito non é quello di eliminare, di "tagliare", ma quello di accettare. Non devono gratificarci solo i risultati (peraltro importanti, é piacevole vincere), ma dobbiamo essere contenti quando riusciamo a collaborare fattivamente alla crescita di questi ometti alla ricerca di un futuro.
L'allenatore é un leader, cosa non da poco in un momento in cui mancano per tutti i punti di riferimento. La famiglia é in difficoltà, la scuola ristagna, non si evolve, della politica é meglio non parlare.
Gli istruttori possono avere una grande valenza nella crescita di questa gioventù, alla disperata ricerca di motivazioni e di esempi. Dobbiamo essere coscienti di ciò e lavorare duramente per essere all'altezza di questo compito, e umilmente metterci costantemente in discussione, sensibili ai mutamenti continui in una società in veloce metamorfosi. Mentalità, professionalità, cultura sportiva, tutto questo é giusto se si vuole riuscire, ma non deve impregnarsi di tristezza, di noia>>.
Dove sta scritto che non si possa essere professionali anche divertendosi e sorridendo?
<<Vedi spesso allenamenti di squadre giovanili in cui il divertimento é completamente bandito; ricordiamoci che é un gioco, bisogna divertirsi, i bambini devono tornare a casa dopo l'allenamento stanchi ma felici. Devono avere voglia di ritrovarsi coi compagni e, perché no, anche con l'allenatore. Una seduta di allenamento é come una scala, si deve salire scalino dopo gradino, ma ogni tanto ci deve essere anche un pianerottolo per rifiatare.
Insegnare, con puntiglio, pretendere attenzione, ma lasciare sempre un po' di spazio allo svago, al divertimento puro, non tendere troppo la corda. Insegnare divertendo e divertendoci, non é facile, ci vuole preparazione, carattere, voglia di mettersi in discussione, capacità carismatica di mantenere il giusto equilibrio tra pretendere e concedere.
Solo così il nostro lavoro sarà creativo e potremo mantenere intatta la capacità di sorprenderci>>.
EXTRATIME by SS/ Se fossi un grande pittore, la foto-quadro ‘pezzo unico’ dedicata a Piero Carnacina-pensieroso sarebbe titolata… ‘senza titolo’.




26.03.2004


Piero Carnacina
www.polesinesport.it