POESIA & SPORT. Così Paolo 'Signor P' Tiribello ‘canta’ mister Diego Tumiatti. E Franco Callegaro il tennis, le Olimpiadi, il Delta del Po. Che tandem ragazzi!


La POESIA si presenta da sola, con tutta la sua verità metafisica o naturalistica. Addirittura oltre lo stile e il pensiero espresso dai suoi autori. Ecco che allora mi limiterò a presentarveli come viaggiassero sullo stesso tandem. Ecco, due poeti su un tandem:Paolo Tiribello e Franco Callegaro, di cui abbiamo già parlato e parleremo ancora, con le loro storie ‘sportive’. Però in questa occasione ne parliamo perché ‘poeti che cantano lo sport’.
Se Gaber era il ‘Signor G’ , il polesano Tiribello è il ‘Signor P’, perché Paolo, perché Portiere e perché Poeta. Legato alla nostra terra, alle nostre tradizioni, ai nostri silenzi.

Con quella faccia ‘scura’ che Carlo Levi avrebbe probabilmente dipinto in uno dei suoi quadri. Ma, l’abbiamo detto, lo sport è poesia. Anche Saba  ha scritto poesie sul ‘portiere’ e sugli ‘alabardati’. Ebbene Paolo Tiribello, nel ricordo di Diego Tumiatti (in foto) ce l’ha mandata col quel suo ‘tatto’ che lo contraddistingue anche come pittore/scrittore.
La classica ‘lettera’ che serviva a comunicare tra gentiluomini, segnalando altresì che a tale proposito mi aveva telefonato anche lo ‘storico’ Claudio Valarini da Badia. Tra l’altro la città dove Paolo Tiribello è ‘dentro’ il mondo della scuola, e dove l’ho incontrato tra i suoi quadri e le sue poesie  spesso ‘pregne’ di valori religiosi.
Anche per questo la poesia del ‘SIGNOR P’ dedicata a Diego Tumiatti ha valori speciali. E allora ho pensato giusto metterla come ‘tedoforo’ dei valori olimpici ed ecumenici che le poesie di Franco Callegaro ‘poeta-tennista’ vogliono trasmettere.
Perciò mandiamo in onda , in sequenza, i due nostri ‘poeti polesani’ dicendo che Paolo Tiribello ci teneva particolarmente a ricordare l’amico Diego Tumiatti e gli ha dedicato appunto la seguente ‘poesia’ che pubblichiamo con tanto affetto.

PRIMO POETA / PAOLO TIRIBELLO

“ A DIEGO TUMIATTI CALCIATORE, UOMO, ALLENATORE” 
IL MISTER

Ordine, educazione e scarpe pulite!

Questa è la regola del mister;
potete sognare la luna e stadi pieni
di gente festante, urlante
ma non dovete mai arrivare in ritardo
perché il ritardo …potrebbe tradirvi.

Incominciate a correre,
a sudare, calpestando dolcemente l’erba
poi, palleggiate controllando la palla
lasciando da un’altra parte
tutte le palle che assillano
le vostre giovani vite.

Ecco, così vi voglio, con i piedi
che accarezzano l’erba
e le chiome dei capelli accarezzati dal vento,
che sanno colpire
tutte le stelle che illuminano una palla
che entra nella porta …della vita.

Educazione e scarpe pulite…
Sia quando si perde …che quando si esulta.

Vi voglio bravi a scuola
e bravissimi in famiglia;
attentamente vi studio tutti i giorni
dandovi ruoli e voti
come dopo una lezione.

Vi guardo, sorrido ma …sono sportivamente serio.
Perché penso a quand’ero anch’io calciatore,
studente, lavoratore
e poi marito e padre.

Quanto è rotondo un pallone
che rotola, rotola
e non finisce mai la sua corsa
verso la vittoria …o la sconfitta.

Dai ragazzi …incomincia la partita,
ma noi, ci vediamo prossimamente
nei campi verdi, profumati
e immensamente grandi
che sono …in Paradiso.

SECONDO POETA/ FRANCO CALLEGARO
Segnalo soltanto che recentemente abbiamo raccontato l’incontro di Franco Callegaro col mondo della scuola, dove l’ho ascoltato recitare le sue poesie ai ragazzi delle Medie.
E poiché conoscevo il suo palmares sia come poeta che tennista, beh da cosa nasce cosa e, Franco ha avuto la gentilezza di mandarmi quelle ‘prescelte’ dagli studenti, più tre di taglio sportivo che mi piace pubblicare.
Questa la mail by Franco Callegaro.<<Caro Sergio, ti mando le seguenti poesie:
PER LA SCUOLA: 1) Il delta del Po, 2) San Lorenzo, 3) Un giocattolo perso.
E PER LO SPORT: 1) L'Olimpiade, 2) Il tennis è come la vita, 3) Gianni.

Perciò mi ‘siedo a terra’ per ascoltarlo, cercando di trattenere le immagini, come di solo usa dire Franco a chi lo ascolta. Pensando al ‘profumo’ di quella terra rossa su cui abbiamo giocato assieme in coppia ( vedi foto, da sx, Osti, Callegaro, Sottovia) , lui ovviamente più artista, io praticamente assistente come ora. E ascoltiamo le sue parole/immagini , quelle dell’etrusco Franco – adriese e della vita. Una poesia da ‘vivere’, come è capitato a Gianni col ‘calcio’. Una poesia da ‘abbracciare’ perché la ‘Olimpiade’ è sopra tutto fratellanza. Una poesia- pensiero da ‘viaggiare’ perché il ‘tennis’ è …come la vita.

PRIMA POESIA by CALLEGARO/  GIANNI


Col tempo si era sbiadita,
quella foto di lui, ragazzino,
sottobraccio teneva un pallone,
ma sembrava tenesse il destino.
Piedi buoni e muscoli saldi,
si diceva che aveva talento,
era serio, tenace, caparbio
e correva più forte del vento.
Gianni, allora, non era mai stanco,
gli bastava un cortile e un pallone,
quanti vetri andati in frantumi,
quante corse a fuggire il padrone.
C’era un sogno che gli ricorreva…
sul terreno, dei nomi famosi,
lui segnava la rete che conta
nel tripudio di tutti i tifosi.
Ma la vita un dì gli parlò:
“ Gianni, devi cercare un lavoro,
lascia stare i calci al pallone
e le vane corone d’alloro.”
La ripose nel grande cassetto,
gli serrava la gola un magone:
“Solamente il destino poteva…
impedirmi di fare il campione.”
               
SECONDA POESIA by CALLEGARO/ L’OLIMPIADE

Gioventù, d’ogni terra e paese,
sciogli al vento la sacra bandiera,
mostra al mondo, nel tempio di Olympia,
quanto é bella la tua primavera.

Quella fiamma, che brucia là in alto,
tiene accesa la sfida più antica
e la folla, che sta sugli spalti,
vuol vedere sudore e fatica.

Vuol vedere se l’uomo è davvero
la creatura che ha fatto il Divino,
se il volere che tiene nel cuore
sa sconfiggere anche il destino.

Uno solo, sul podio più alto,
cingerà la sua fronte d’alloro
ed udrà quella folla cantare
l’inno sacro in un unico coro.

Salirà lentamente il vessillo
fino in cima all’alto pennone
e negli occhi, una goccia di pianto,
svelerà la straziante emozione.




Quando, infine, la fiamma di Olympia
morirà dentro il grande braciere,
voleranno, nell’immensa arena,
le parole più vere e sincere.

Ogni abbraccio sarà una promessa,
ogni stretta di mano un magone
e la terra, per qualche momento,
sarà un’unica, grande nazione.

TERZA POESIA by CALLEGARO/  IL TENNIS E’ COME LA VITA


a)Io credo si possa affermare            g) ma pur nella vita succede
che il tennis è come la vita,                che avversa ci sia la fortuna
entrambi ti fanno sudare                    e che si trasformi in montagna
finché la partita è finita.                         quel ch’era un piccola duna.   
b)Nel tennis non si può sapere         h)Nel tennis possiamo cadere
il tempo di una contesa,                    magari per troppo furore,   
ma anche la vita non dice                 possiamo sporcarci di terra
il giorno che chiede la resa.           ed anche di caldo sudore…

c)Nel tennis si batte la palla             i) ma pur nella vita possiamo
soltanto con una racchetta                 cadere in pensieri ed azioni,
e certo, nel gioco, si falla                    scambiare l’onore coi soldi
 a fare un’azione diretta…               seguendo le nostre ambizioni.               
d)ma pur nella vita, da soli,             l)A tennis possiamo giocare
invano possiamo lottare                   da bimbi e per tutta la vita,
e solo assieme alla gente                  ma anche la vita è una sfida
il meglio ci è dato di dare.               che dura fin quando è finita!
           
e)Nel tennis c’è sempre una rete
che occorre saper superare,
ma pure nella vita ci sono
gli ostacoli da scavalcare.

f)Nel tennis accade, talvolta,
che tutto ci vada un po’ storto
e par che la stolta sfortuna
ci faccia subire un gran torto…

EXTRATIME /Di Paolo Tiribello avremo occasione di proporvi addirittura una sua lunga PERSONAGGIO STORY, perché è da una vita che fa istruttore dei portieri. E come tale ha ‘fatto’ crescere tanti giovani promesse, tra Rovigo e Castelmassa, tra Badia e Lendinara, ai quali ha trasmesso anche la sua passione artistica, combinando visite estive tra sport e cultura. Mixando i ritiri delle squadre di serie A con le escursioni a Falcade ( vedi foto coi ‘suoi Giovanissimi – Santa Sofia’ studenti-sportivi) nella casa – museo dello scultore Augusto Murer.
Per quanto riguarda Franco Callegaro( eccolo in foto-cattedra a scuola, coi professori) , visto che non ci saranno incursioni sportive specifiche, colgo l’occasione per completarne l’identikit con le tre poesie seguenti poesie extrasport che ‘giustamente’ sono state prescelte dai ragazzi delle Medie.

TRITTICO POESIE EXTRASPORT by CALLEGARO
Guardate il Delta del Po, un giocattolo, il cielo. E sognate un desiderio ‘assieme’ a noi.   


IL DELTA DEL PO
Il grande fiume allarga sul mare
le braccia stanche del lungo cammino,
poi, sulle valli, si va a riposare,
in un silenzio che pare divino.

Soffia, nell’aria, una brezza leggera,
come un respiro che viene dal mare,
in quella magica e quieta atmosfera,
s’odono canne fra loro parlare.

Graffiano l’onde i bianchi gabbiani,
volano anatre sol di passaggio
ma i cacciatori, con furbi richiami,
le fan sostare per l’ultimo oltraggio.

Mura segnate dal salso marino,
porte sbarrate di case lasciate,
calde dimore, che un duro destino,
diede in balia delle piene più ingrate.

Fole che parlano d’epoche antiche,
di giorni d’ansia e di tanta paura,
quando quel fiume rubava fatiche
a gente forte, spontanea e sicura.

 
UN GIOCATTOLO PERSO
In un parco di giochi innocenti,
il vociare di tanti bambini,
ogni vita vuol farsi sentire…
ma son già disegnati i destini.

Lei correva sentieri incantati,
lei parlava coi fiori del prato,
lei viveva l’età della vita
che sta dentro uno scrigno dorato.

Sopra l’erba, una bambola bella,
spalancava le braccia all’ affetto,
le brillava un sorriso negli occhi,
ma celava una mina nel petto.

“ Bambolina, perché sei da sola?
- e le fece una dolce carezza-
Non lo so quale nome ti han dato,
però avrai ogni mia tenerezza.”

Fu quel gesto, quel gesto d’amore,
a sfiorare la mina assassina,
poi, come lieve farfalla sul prato,
s’adagiò la sua mano bambina.

Lei correva sentieri incantati,
lei ignorava malizie e dolori,
non sapeva che la cattiveria…
può celarsi in un prato di fiori.

                                   
SAN LORENZO
Quando, su in cielo, splendeva la luna,
lei adorava quel tronco possente,
s’era invaghita la notte che il vento
gli scompigliò la sua chioma fluente.

Anche quell’albero amava la stella
e notti intere la stava a guardare,
diceva ch’era più bella di tutte,
anche del sole che scende sul mare.

Ma in un afoso meriggio d’estate,
si scatenarono raggi di morte
ed una saetta finì per colpire,
proprio nel cuore, quell’albero forte.

Giunta la sera, la stella lo vide,
stava disteso per terra, abbattuto,
provò un disagio… che non conosceva,
però capì che l’aveva perduto.

Da quella volta non fu più la stessa,
i suoi bagliori si fecero strani,
finché una notte, era il dieci di agosto,
andò a cercare dei mondi lontani.

Finì così quella storia stupenda
che vide un albero amare una stella
e mai ci fu, sulla terra e nel cielo,
storia d’amore più triste e più bella.



Paolo Tiribello
Franco Callegaro
Sergio Sottovia
www.polesinesport.it