Polesine & La Grande Alluvione del 1951/ Raccolta di Testimonianze by Studenti. Quelle di Perosini e Chiavieri da Papozze


Sempre riferendoci alla Grande Alluvione del 1951, siamo a proporvi in sequenza la 12esima e 13esima  delle “testimonianze by studenti”, cioè quelle di Perosini Vittorio e Chiavieri Mario, rispettivamente raccolte da Paolo Perosini e Simone Perosini.

Vale a dire un tandem di testimonianze che presentiamo col ‘pensiero/prologo’ di “Jani de la ruspa” e che fanno parte delle “Testimonianze raccolte dalla Classe III^  B della Scuola Statale Vincenzo Carravieri di Crespino“, anno scolastico 1991-92” .

PREMESSA/PENSIERO  SULLA “ALLUVIONE” / di Livio Rizzi

<< …tutta st’acqua
Che cuerze la terra e carogne.
Che ogni tanto vien a gala e case
Fondà fin ala gorna…

Un drio l’altra barche
Che rivava da lontan, da paesi
Che’na volta gaveva un nome…>>


PRIMA TESTIMONIANZA/ PEROSINI VITTORIO, che abitava PAPOZZE/ Residente a Canalnovo in Via Canalnovo n.22/
( Raccolta da Perosini Paolo)
<< Nel 1951 avevo 34 anni, facevo l’ortolano e il frutticoltore, abitavo a Papozze in Via Arginone.
Avevo saputo che il Po aveva rotto a Occhiobello per mezzo di persone che erano state incaricate ad avvertire tutta la popolazione che si mettesse in salvo.
Con il bestiame che possedevo e la mia famiglia mi trasferii sull’argine, dove mi costruii una piccola capanna, con delle canne di granoturco e paglia, dove la notte andavo a riposare.
L’acqua è arrivata impetuosa dalle campagne, distruggendo tutto quello che trovava, sradicava alberi, trasportava mobili, carcasse di animali, e aveva un colore marrone come il caffelatte.
La mia casa fu allagata, l’acque raggiunse il primo piano; i mobili li avevamo portati al piano superiore, dove erano rimasti i miei genitori, che hanno voluto restare a tutti i costi fino a quando l’acqua non se ne era andata.
I miei vicini, avevano tutta la casa allagata, perché era ad un solo piano e allora sii trasferirono insieme ai miei genitori ( i miei bisnonni) al primo piano della mia casa, dove restarono per due mesi.
Mentre siamo rimasti sull’argine io e mia moglie.
Mio figlio invece aveva 8 anni e con una zia si trasferì a Firenze presso una famiglia molto ospitale che l’ha raccolto per circa un mese come un figlio.
L’acqua se ne andò dopo 2 mesi circa e quando ritornammo nella nostra casa, il pavimento era tutto ricoperto di melma e dovemmo spalare il fango con il badile e ripulire tutta la casa.
Ciò che mi ha maggiormente colpito è stato l’episodio di una povera mucca che ho visto annegare nell’acqua sporca e cercava di nuotare, ma l’acqua scorreva con molta violenza e la trascinava via.>>.


 

SECONDA TESTIMONIANZA/ CHIAVIERI MARIO, residente al Borgo di PAPOZZE
( Raccolta da Perosini Simone) 

<< Avevo 19 anni, facevo l’agricoltore e abitavo al Borgo di Papozze.
Ho saputo che il Po aveva rotto dalla gente che fuggiva dai paesi già allagati.
Con calma portai i mobili del primo piano al piano superiore, portai gli animali al sicuro sull’argine del PO dove mi costruii una piccola capanna.
L’acqua arrivò da ovest e incominciò ad allagare terreni, coltivazioni e case.
L’acqua era di color marrone, galleggiavano mobili, carcasse di animali in decomposizione: era un disastro.
La gente che urlava vedendo questo disastro. Ogni tanto andavo a visitare la mia casa con la barca di tuo nonno, ma non son o mai riuscito ad entrare.
L’acqua è arrivata a un metro e ottanta centimetri di altezza.
Durante la notte si sentivano le povere bestie che erano rimaste nelle stalle muggire per la paura di annegare.
L’acqua se ne è andata dopo 40 giorni, così la gente si era di nuovo stabilita nelle proprie case tutte infangate e umide.>>

EXTRATIME by SS/ La cover è per la Chiesa di Papozze sotto l’argine del Po. Quindi nella fotogallery proponiamo la ‘storica casa golenale’ in sequenza flash. Cioè durante la Alluvione del 1951 e quindi all’epoca della sua ‘dismissione’ per effetto di decisione legislativa del 1954. Tutto questo a Papozze, ora primo comune che incontriamo (vedi cartina) nel Parco Delta del Po, durante il viaggio del fiume verso il mare Adriatico.



Sergio Sottovia
www.polesinesport.it