Polesine & La Grande Alluvione del 1951/ Raccolta di Testimonianze by Studenti. Quelle di Tumiati/Crespino e Stecchi & Zagato/Canalnovo


Con riferimento alla Grande Alluvione del 1951, continuiamo proponendovi in sequenza la 14^ e 15^ e la 18^ delle “testimonianze by studenti”, cioè quelle di Giovanni Tumiati da Crespino e quelle di Andreina Rigobello e Gino Passarella entrambi da Canalnovo ( per uniformità territoriale). Testimonianze rispettivamente raccolte da Luca Pozzato, Stefano Stecchi e Laura Zagato.

A queste , come prologo, mettiamo la significativa poesia di Gino Piva peraltro ‘inserita’ a corredo delle “Testimonianze” raccolte dagli alunni della Classe 3^ B della Scuola Statale “V.Carravieri” di Crespino ( anno scolastico 1991-92).


FRADEI DESPERSI (poesia di Gino Piva)

Fradei despersi, se trovè ‘l sentiero,
fradei fortuna! Ma l’è torbio el giorno
e l’è la terra tuto un cimitero.
Bruto giorno, fradei, per el ritorno!
Fermo el versuro, rusene el gomiero,
paron de la barchessa el vento e torno
via, fantasma intabarà de nero,
e fredo come piera il nostro forno.
Fradei, fradei, la luna no l’è questa
Da far la strada per menarve a casa,
col tramontan che masena tempesta.
L’Adese, el Po, el Tartaro i travasa.
Chi mai sarà che possa farve festa?
Noma el vento ve speta che ve basa.

GINO PIVA

TESTIMONIANZA DI GIOVANNI TUMIATI RESIDENTE A CRESPINO VIA AGUIARO (Raccolta da Luca Pozzato)

Avevo 26 anni e abitavo all’Aguiaro, facevo l’agricoltore assieme ai miei genitori.
Ho saputo che il Po aveva rotto da un camion che passava per la strada e attraverso l’altoparlante invitava la popolazione a mettersi in salvo e portare i mobili al piano superiore e gli animali sull’Argine.
L’acqua arrivava da ovest come una grossa ondata, quando l’ho vista arrivare sono scappato sull’Argine con la mia famiglia.
Nella mia casa l’acqua raggiunse la parte superiore del caminetto e quindi allagò tutto il primo piano.
Sull’argine del Po ho costruito una capanna con pali, paglia e canapa, dove ho vissuto con i miei famigliari,
sei sfollato? Dove sei andato? Chi ti ha ospitato?
Sì, sono sfollato e sono andato a Ferrara presso i fratelli di mio papà.

Sono tornato dopo 4 mesi perché non avevo possibilità di tornare prima perché non avevo possibilità di trasporto.
L’acqua è andata via dopo 1 mese e mezzo, mio padre e mia madre hanno lavorato “come dei cani” per spazzar4e via il fango, la melma e rendere la casa abitabile.
Racconta… l’episodio che ti ha maggiormente colpito?
Sì, mi ricordo che l’acqua arrivando faceva uno spaventoso rumore, come un boato e il tuono di un temporale estivo.

TESTIMONIANZA DI ANDREINA RIGOBELLO RESIDENTE A BADIA MA CON UN “APPEZZAMENTO” A CANALNOVO ( Raccolta da Stefano Stecchi)

Avevo 28 anni, ero già sposata, ma lavoravo coi miei genitori nei campi a Badia Polesine e avevano un appezzamento a Canalnovo.
Seppi della rotta del Po da alcune persone che si trasferivano a Badia Polesine.
I miei genitori partirono per Canalnovo per salvare il bestiame sull’argine del Po.
Dopo alcuni giorni i miei genitori si accorsero che l’acqua non aveva inondato Canalnovo e riportarono il bestiame nelle stalle, ma un vitellino si diresse verso le terre allagate, mio padre lo raggiunse e lo riportò insieme alla mandria.
I miei genitori tentarono di ritornare a casa a badia ma l’acqua impedì loro il ritorno e si stabilirono nella casa che era stata edificata sul loro terreno a Canalnovo.
Vi rimasero per 3 mesi nei quali io ero in pensiero in attesa di loro notizie.
Quando ritornarono scoppiai in pianto e mi feci raccontare tutto quello che era loro successo.

TESTIMONIANZA DI PASARELLA GINO RESIDENTE A CANALNOVO VIA CAPO DI SOPRA  PO ( raccolta da Laura Zagato)

Avevo 27 anni, abitavo a Canalnovo e lavoravo nelle fornaci di Villanova. La notizia della rotta del Po ad Occhiobello noi e i paesani l’avevamo saputo dalla radio che trasmetteva le notizie.
Ricevuta la notizia io ed i miei famigliari ci siamo affrettati a sgomberare le camere al paino terra dai mobili, tenendo sempre la radio accesa per ascoltare le ultime notizie.
A Capo di Sopra l’acqua si limitò ad allagare i campi coltivati distruggendo le colture senza entrare nelle case.
Solamente poca gente se ne andò dalle proprie case per mettere in salvo i propri figli, che (furono) ospitati nei vari centri di raccolta organizzati nelle altre regioni.
L’acqua se ne andò dopo 2 mesi.
La cosa che mi ha colpito di più, e penso anche molte altre persone, , è stata la disperazione di ricominciare tutto da capo; ad esempio riseminare i campi, levare il fango dove c’era ma soprattutto ritrovare i parenti ed amici persi di vista.

EXTRATIME by SS/ La cover mostra la emblematica foto di ‘due in barca’ tra le case allagate. Poi nella fotogallery ecco la facciata della Chiesa di Canalnovo e la chiesetta dell’Oratorio Madonna della Neve in località Passetto a Crespino (proprio sotto l’argine). Infine la altrettanto emblematica foto degli argini ‘distrutti’ a Ficarolo e, per quanto riguarda la vita che riparte, ecco a Crespino, appena passata l’alluvione, il barbiere con tanto di forbici e  pettine, al lavoro nell’espletamento delle sue funzioni.


Sergio Sottovia
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