San Pietro Polesine & Festa patronale/ Il ‘significato ecumenico’ della Statua del Santo in processione coi ‘sacerdoti’ don Nicola, don Stefano, don Michele, confraternita, orsoline, sindaco e tanti parrocchiani


Tra spiritualità e devozione popolare, quasi in processione con la Statua di San Pietro, il reportage written by Franco Rizzi rappresenta un prototipo di ritorno al futuro, visto la partecipazione della gente ‘camminando e cantando’ le preghiere a fianco del Santo e dei Fratelli parrocchiani.
Se poi penso a quel cantautore che ‘cantava’ “un mondo tutto nuovo sorgerà, per tutti l’uguaglianza e la libertà’, allora il reportage written by Franco Rizzi diventa qualcosa di ecumenico come la “Processione col Santo” per le strade della frazione di Castelnovo Barano,


Tanto più che il sindaco Massimo Biancardi lo vediamo in foto con la fascia tricolore ‘simbolo’ di rappresentanza di tutti i cittadini del paese altopolesano oltre che di tutti quelli che erano in processione sulle strade di una località come San Pietro Polesine, abituata ad identificarsi con i “Campioni & Signori” ( ricordate la Sampietrese?) del proprio territorio, primo tra tutti appunto il Santo Patrono.

Anche per questo, per ambientalizzare San Pietro Polesine nella Storia e nella devozione vi proponiamo due specifiche Appendici Flash Story sulla storia del paese e sulla storia della sua chiesa originata alla Chiesa di san Pietro in valle ( ora San Pietro Polesine). 

MAIN NEWS ( di Franco Rizzi, mail 30.06.2015) /SAN PIETRO POLESINE-FESTA PATRONALE DI SAN PIETRO
<< Lunedì 29 giugno dalle 19 in poi si è svolta con grande partecipazione popolare la tradizionale festa patronale di San Pietro martire organizzata dalla parrocchia omonima. Per l’autorità civile erano presenti il sindaco Massimo Biancardi e il vice Francesco Masini.
La santa messa è stata concelebrata da tutti i sacerdoti dell’unità pastorale di Castelmassa: don Nicola Albertin (titolare a S. Pietro), don Stefano Marcomini (capo dell’unità e sampietrese doc), don Stefano Certossi (vicario nell’Unità) e don Michele Samiolo; presenti le suore orsoline massesi. Gli stessi sono stati coadiuvati dalla locale confraternita del Ss. Sacramento e dal coro parrocchiale diretto all’organo dalla prof. Simonetta Furini.

All’omelia don Nicola Albertin ha sottolineato che “a parere di molti parrocchiani la statua di San Pietro che ci apprestiamo a portare in processione assomiglia molto all’iconografia di S. Paolo, un mix tra i due santi”.  Ha poi tracciato la figura del capo degli apostoli e del cittadino romano folgorato sulla via di Damasco, evidenziandone la straordinaria e devota attualità.
Suggestiva la processione per le vie del paese con la statua, le preghiere cantate e la devozione popolare ognietà espressione di una sensibilità ancestrale che si perde nella notte dei tempi.
L’epilogo in sala parrocchiale tramite la cena comunitaria in cui il mussin l’ha fatta da padrona.>>

 

PRIMA APPENDICE FLASH STORY ( by www.comune.castelnovobariano.ro.it )/ IL COMUNE –LA STORIA
Un primo insediamento doveva esistere a Castelnovo Bariano già nell'Età del Bronzo. Lo testimoniano numerosi reperti portati alla luce in recenti scavi nelle località Maròla, Canar, Ghinatella e Campagna Canova. In epoca romana un "vico" era situato su di una grande strada vicino al punto in cui la Pestrina (o Fosse Filistine) si staccava dal Po. Si tratta del "Vìcus Varianus" (da cui deriva Bariano), stazione posta lungo il percorso da Aquileia a Bologna. Questo insediamento è dimostrato dal ritrovamento in località Torretta di un vero e proprio sepolcreto del I secolo d. C.

Nel Medioevo questo territorio appartenne al monastero di Nonantola. Più tardi vi sorse il castello Badrignano eretto dalla contessa Matilde di Canossa e donato dalla stessa nel 1109 a Landolfo Vescovo di Ferrara. Il castello fu poi assalito dai mantovani nel 1199. In epoca non precisata fu costruita una chiesa dedicata a San Bartolomeo, che forse venne in seguito inghiottita dal Po. foto-piazzaNel XIII secolo il territorio passò sotto gli Estensi. La zona fu teatro di varie guerre. Nel 1305 vide la contesa tra i fratelli di casa d'Este per il dominio sul Ducato. Nel 1482 ci fu la terribile guerra "del sale " tra Venezia e Ferrara che coinvolse molte altre signorie. La Serenissima, dichiarando guerra il 2 maggio, motivò la sfida con numerosc ragioni quali la liberazione delle vie fluviali, la revisione di certi confini e il mono- polio sulla produzione del sale. Il Duca di Ferrara aveva, infatti, cominciato a produrre il sale in proprio.

Castelnovo, difesa da Cristoforo da Montecchio, un ufficiale degli alleati milanesi, dopo un assedio di otto giorni, fu conquistata da San Severino, il capo dell'armata di terra della Repubblica Veneziana. La guerra si protrasse per tre anni con fasi alterne. Con la pace dell' 8 settembre 1485 Castelnovo fu assegnata agli Estensi e rimase sotto il loro dominio fino alla fine del XVI secolo quando, in mancanza di eredi legittimi della Casa d'Este, il territorio passò allo Stato Pontificio.
Il castello fu poi donato dagli Estensi alla famiglia Camelli, detta de' Pistori, e da questi, per eredità, passò alla nobile famiglia Cybo di Massa Carrara. Altri proprietari si succedettero nel corso degli anni.

Nel 1797 il territorio fu invaso dall'armata napoleonica, e il castello fu ceduto a Giacomo Mayol, a titolo di ricompensa per i suoi servigi alla Repubblica Cisalpina. Mayol lo scelse come sua dimora provvedendo al restauro ed agli arredi. La figlia minore, però, vendette il castello a speculatori che nel 1852-53 lo distrussero. Nel 1815 al dominio napoleonico subentrò quello austriaco. Questa dominazione fu avversata dal1a popolazione che si era creata una nuova coscienza a contatto con le idee di libertà dei francesi.
I centri di Castelnovo, Bariano e San Pietro in Valle fino al 1848 facevano parte del territorio di Massa Superiore. In quell'anno furono costituiti nel comune autonomo di Castelnovo dagli austriaci che in tal modo vollero punire Massa per la sua adesione ai moti indipendentisti.
Nel 1866 il territorio venne infine a far parte del Regno d'Italia e nel 1867 al nome "Castelnovo" fu aggiunto "Bariano".

SECONDA APPENDICE FLASH STORY ( di Pia e Gino Braggion by Libro “Il Sacro nel Polesine”, stampato settembre 1985) / SAN PIETRO IN VALLE poi SAN PIETRO POLESINE
Questo titolo di NUOVA le fu dato per distinguerla da una chiesetta antica , situata a levante del Cantonee ricordata nel doc. del 1172, col titolo di <<ECCLESIA S. PETRI DE MANTUA>>, chiesa di San Pietro di Mantova; detta chiesa riconobbe sempre come sua Matrice o principale, la chiesa di Massa.
Fu dunque la chiesa di S. Pietro costruita dal conte Pietro Nappi, a sue spese, e con l’autorizzazione dell’Arcivescovo  Crescenzi di Ferrara : Doc. 9-VI – 1751.

Il 2 ottobre 1759 ebbe assegnata la dote dal figlio Alessandro Nappi, essendo Papa Clemente XII°,
I nappi provvidero la chiesa di una canonica con relativa stalla, tutta l’attrezzatura e quanto necessita, per il funzionamento; la dote si concretizzava in 15 pertiche di terreno, sente da tassa, e vi contribuirono fino ad una spesa di 40.000 scudi romani.
L’attuale Parroco Don Gino Segantin in servizio dal 1955, ci ha lasciato memorie preziose intono al sorgere della Chiesa e del Paese di San Pietro.

Due parole sulla chiesa : ad una navata con tre altari: il maggiore a san Pietro Ap. Papa; il II° alla B.V. del Rosario,( con s. Giuseppe e S. Domenico); III° S. Antonio, (con S. Luigi e S. Eurosia).

I due altari laterali erano in legno. Il giuspatronato dei Nappi durò 125 anni e si può dire che non mancò mai di assistenza a S. Pietro. Nel 1875 rinunciò al giusp. In favore della marchesa Eleonora Corsini Rinuncini, che a sua volta, cedette ogni diritto al Comune nel 1885.
I primo Rettore è del 1759, Don Zanchetta Bartolomeo, coadiuvato da 6 Cappellani. Si pensa ch sia sorta subito con Battistero e con tutte le facoltà di Parrocchia, ma non si dichiara la data di smembramento da Massa, a cui doveva due libre di cera annuali, che si pensa sia avvenuto quando divenne di jus Vescovile, col passaggio al Comune (a.1885).
Alla metà dell’800 si registra lo scoppio del colera e il popolo, salvo per intercessione della Madonna, si impegnò, come voto, a tributare onore alla Vergine, ogni anno, nel giorno del 12 agosto <<Festa del voto>>, in segno di riconoscenza.

Don Gino Segantin, elenca molti Parroci e Cappellani che prestarono servizio e lavorarono attivamente in favore del popolo e della chiesa e il popolo rispose sempre con generosità per impreziosire la propria chiesa che conserva cose veramente di gran pregio, come l’organo che  vogliamo dire, avuto per una congiuntura fortunata: era del marchese Ravà di Venezia, che l’aveva fatto costruire per la sala concerti del suo palazzo nel 1938, ed era stato collaudato da Mons. Lorenzo Perosi. L’opera completa con 12 registri, era venuta a costare un milione  e mezzo.
Il marchese aveva deciso di donarlo  ad una chiesa povera e il Maestro Malvestio segnalò, come bisognosa la chiesa di S. Pietro.  Perciò il Malvestio stesso compì il lavoro di trasferimento e si pagò al marchese una cifra rappresentativa di L. 230.000.
Il Cimitero stava al lato ponente della chiesa, fin al 1820 ca.

Nel 1912, un fulmine bruciò l’altare di legno con la statua della Vergine in cartapesta, e fu rifatto tutto nuovo. Del ricco manto della VERGINE, con pietre preziose, furono ricavate in seguito, due pianete e con le pietre fu ornato un nuovo piviale bianco, lavoro eseguito dalle Suore Canossiane di Adria. Fu restaurata nel 1913 e benedetta; la consacrazione avvenne il 27-X-1927 dal Vescovo Rizzi, e nell’occasione furono fatti i nuovi altari in legno, della Val Gardena.
In sagrestia si fece nel 1928 l’altare in legno per la celebrazione invernale. Don Rebba fece 16 banchi solidissimi <<de arese>> sullo stile di quelli del Seminario Diocesano.
Nel 1923 la chiesa fu dichiarata Monumento Nazionale; nel 1949 si aggiunse la Cappella Cimiteriale con l’altare dedicato al Crocefisso.
Don Segantin dà un lungo elenco ; di Parroci 15 e di Cappellani 51, in S. Pietro, con le opere più importanti di ciascuno, a partire dal 1759 fino al 1955.

La chiesa si mantiene bene perché è sempre sottoposta a restauri; nel 1957 si vede uno degli ultimi restauri, in particolare alle due torri in facciata, torneate al primitivo splendore.
Alla dx, dell’ingresso, nel 1961 fu costruita la Cappelletta di S. Teresa del B.G., dalla fam. Furini, con legato perpetuo di una ufficiatura all’anno e una Messa per S. Teresa.
L’Asilo è sorto nel 1963, donato dal Prof. Alfeo Raisi.
In oltre 30 anni di attività, Don Segantin, ancora alla guida, ne ha fatti di lavori!

POST SCRIPTUM by Sergio Sottovia/ In questa occasione OLTRE a proporvi la storia della Chiesa Nuova insistente a San Pietro in Valle ( poi S. Pietro Polesine) ricordata col titolo di << ECCLESIA S. PETRI DE MANTUA>>, vi ricordo altresì ( incredibile ma vero) che nel citato Libro Story by P.G. Braggion c’era questa speciale postilla dal sapore calcistico…
N.B. S. Pietro Pol. Si rese famoso per una squadra di foot-ball, che per lunghi anni fece molto scalpore; arrivò a competere con avversari di città e strappare vittorie così da giungere alla serie D, semiprofessionistica. Un paesetto di 700 abitanti sosteneva una squadra che si imponeva all’attenzione della Nazione. Improvvisamente , dice il Gazzettino 1980, << il bel giocattolo si ruppe, anzi si disintegrò e quindi non rimase che intonare il requiem per la SAMP>>.

EXTRATIME by SS/ La cover è per nel rispetto delle sequenza cronologica degli ‘scatti’ trasmessici.
E che non hanno bisogno di specifica didascalia, visti anche i Personaggi noti e peraltro citati nella Main News e nelle successive Appendici.

Franco Rizzi & Sergio Sottovia
www.polesinesport.it