Sport Scuola di vita/ Così Lauro Bordin tra Giro e Tour de France “racconta” Binda & Girardengo, Gino Bartali & Fausto Coppi anche in foto


12/08/2012  

Come Dante Alighieri ‘nel mezzo del cammin di nostra vita’, anche Lauro Bordin da buon crespinese ha raccontato la “sua Selva oscura” prima che trovasse a Milano la sua ‘diritta via ch’era smarrita’. Insomma Lauro Bordin per certi versi è il ‘nostro diamante  da mille sfaccettature’. E chissà che non sia ‘utile’ anche a Faustino Coppi per le foto di papà Fausto che potrei mandargli…
Perciò Lauro Bordin è di casa su questo sito www.polesinesport.it e …basta ‘cercare’ su Google e vi rimanderà direttamente alle pagine che lo raccontano, da ciclista winner a personaggio storico di un mondo in evoluzione. Ma di Milano la ‘sua’ metropoli vi parleremo in altra sede. Stavolta lo spunto è un nostro Made in Ro pubblicato un data 02.07.2007 che ovviamente vi riproponiamo per intero giusto per onorare anche i ‘premiati’ della seconda edizione de “Lo Sport Scuola di Vita” che l’allora Tiziana Virgili assessore provinciale allo Sport aveva significativamente ‘promosso’ con adeguato cerimoniale a Palazzo Celio.
Trattandosi peraltro la Virgili di un Personaggio Politico, per nostra scelta non la collocheremo tra i nostri “Personaggio Story”, fermo restando che Le va riconosciuto un particolare ‘merito progettuale’ sia nel riconoscimento del Valore dei Campioni Made in Polesine e sia nello ‘stimolo e promozione’ di pubblicazioni atte ad onorare quei Campioni & Signor che possono essere “strumenti” ed esempio di valori da coltivare sia in campo sportivo che socio-culturale. Lo ha fatto nei confronti di tante pubblicazioni autorevoli, come quelle di Maurizio Romanato ( sul Calcio Rovigo e su Francesco Gabrielli), lo ha fatto per la Jole Sturaro & Sara Colognesi ( sui Protagonisti dello Sport Polesano) , lo ha fatto anche per il sottoscritto carneade e autore della trilogia Polesine Gol e della TOP TEN “Olimpionici & Gentlemen” nel libro pubblicato dal Panathlon Club Rovigo di Bruno Piva in occasione dei Festeggiamenti per il 50° Anniversario del relativo Club Service.

E chi è venuto a Rovigo per quella speciale Festa by Panathlon? I figli di Gino Bartali e Fausto Coppi.  E allora … ecco perché questa Lauro Bordin Story datata luglio 2007 ma allargata a ciò che lo stesso Lauro Bordin ha voluto ‘raccontare nel suo libro “Carriera di un corridore artista” intitolando “I Campioni da me conosciuto” un suo speciale capitolo, che proponiamo in appendice.
Anche perché del crespinese/milanese Lauro Bordin il sottoscritto vi propone così in fotogallery debitamente spiegata, alcune della foto speciali che il fotografo Bordin trapiantato in Corso Buenos Aires/Via del Pecchio a Milano ha scattato ai masimi ‘campioni del pedale’ di quell’epoca, ma anche al “Campionisssimo” Fausto Coppi ‘sulle strade del ciclismo’ e che magari possono far piacere a suo figlio Faustino, cui ho dato peraltro un video by De Agostini sulla Storia & Leggenda di Bartali & Coppi tra Giro e Tour e …strade polverose ( con preghiera di farne copia per Bartali jt)



PRIMA NEWS ( di Sergio Sottovia, 02.07.2007) / BORDIN LURO “LASCIA” SELVA DI CRESPINO, VINCE DA CORRIDORE AL GIRO D’ITALIA E “RADDOPPIA” DA FOTOGRAFO CON MIKE BONGIORNO IN TELEVISIONE.

<< Questa settimana metto sul podio Tiziana Virgili, assessore allo sport della Provincia di Rovigo.
Con la sua seconda edizione de 'Lo sport scuola di vita' sta mettendo in giusta luce quei dirigenti, atleti, allenatori che nel mondo dello sport si sono distinti impegnandosi a trasmettere esempi educativi. Ed a Palazzo Celio sabato 23 giugno ha premiato Tolmino Balestri, Leandro Barbierato, Ermete Baroni,  Mario Bergamo, Paolo Bertante, Sabrina Bertolin, Mauro Bondesan, Giovanni e Mario Bortolin, Gilda Boscolo, Matteo Cecchettin, Maurizio Celeghin, Sara Bolognesi, Walter Desiderati, Giannino Finotti, Polonio Frezzato, Tiziana Gasparetto, Vittorino Gasparetto, Sante Ghiotto, Giampaolo Guariento, Susanna Lavezzi, Andrea Maida, Rita Marangoni, Arrigo Marchetto, Don Alberto Maschio, Giancarlo Munerato, Alberto Olivo, Mario Pettirossi, Gianfranco Pizzardo, Tiziano Pizzo, Claudio Resente, Nello Raito, Alberto Rigobello, Marco Rizzo, Valeria Rossin, Nicola Sacchetto, Giovanni Scaglioni, Marco Stocco, Andrea Taschin, Lorenzo Teti, Aldo Tiengo, Costante Tivelli, Giobatta Tovo, Mara Verzaro, Raffaele Vincenti, Walter Zagato,  Elisa Zainaghi, mentre hanno ricevuto 'Riconoscimenti alla memoria'  Moreno De Bei e Valentina Franza.

Non metto certamente sul podio quei Comuni che non hanno avuto la sensibilità di segnalare nominativi meritevoli per essere stati' Campioni & Signori ' nel loro territorio. Forse che l'applicazione di quel concetto 'Sport scuola di vita' non ha messo radici nel loro cuore. Detto questo dico anche che essere 'Operatore Sportivo' è uno stile di vita e CHI opera non deve pensare ai premi quanto piuttosto a PROMUOVERE quei valori in cui crede, perché formativi della personalità dei giovani e quindi della nostra società in un futuro prossimo. Perciò dico anche che 'dopo il premio' c'è la vita di tutti i giorni. Vale per loro, vale per me , vale per tutti. Anche perché spesse volte la vita non ti guarda più quando non sei più sul palcoscenico. Ecco, anche i Campioni di tutte le discipline hanno bisogni di non sentirsi soli. Per questo dedico questo Made in Ro, fuori del sistema calcio , ad un ciclista come Lauro Bordin che è stato un Grande e che la morte ha colto , una mattina del maggio 1963 nella Grande ( e a volte vuota) Milano, in una stanza dell'ospizio dov'era ricoverato da qualche tempo. Aveva in mano una radiolina: voleva sentire la cronaca della partenza del suo  Giro d'Italia.

Lui Bordin, che era stato un asso del ciclismo eroico dei tempi di Ganna , Galetti, Girardengo, Bottecchia, Pavesi. Lui che era nato a Selva di Crespino il 7 luglio 1990 frequentò le Scuole tecniche a Rovigo ( poi Di Rorai) andando in bicicletta come ci andrà poi molto più lentamente il Vostro Giotto / Risotto/ Sottovia. La storia racconta che poi Lauro Bordin partecipò nel 1907 alla Milano - Desio e ritorno, dove arrivò terzo solo perché erroneamente allungò il percorso di ben 10 km. Lauro fu presto un nome del ciclismo italiano. Infatti nel 1911 partecipò a Giro d'Italia e vinse la tappa Bologna - Ancona battendo in volata il leggendario Pètit Brèton. L'anno dopo vinse la tappa a Genova e nel 1913, sempre al Giro d'Italia, vinse la massacrante tappa Ascoli - Rovigo ( di ben 413 km), un trionfo in Polesine. Nel campionato italiano arrivò secondo alle spalle del grande Girardengo sempre tricolore dal 1913 al 1925.

Nel 1914 , dopo essere passato alla storia per una fuga solitaria lunghissima al Giro d'Italia ( ben 350 km e fu raggiunto a 30 dall'arrivo), Lauro si aggiudicò il Giro di Lombardia alla media record di 32,900 km ora , sulle 'strade di allora'. Arrivò terzo nella Milano - Torino del 1915, lo stesso anno in cui vinse la Milano - Brinzo - Milano e il Gran Premio d'Autunno. Poi tutto si fermò per la Grande Guerra Mondiale, ma lui Bordin ha ripreso a correre fino al 1924, facendo registrare nel 1922 un'altra partecipazione al Tour de France ( la prima nel 1910, abbandonando in entrambe). E soprattutto tornando a vincere come nel Gran Premio di Roma ( 1918), la Milano Varese ( 1918), la Torino - Arquata a cronometro e la Monza - Erba - Montevecchia sempre nello stesso anno.

Avendo respirato aria d'artista dallo zio materno Stefano Gobatti ( grande compositore polesano sui palcoscenici storici, dal Regio di Parma alla Scala di Milano , dal Regio di Torino al Carlo Felice di Genova), il ciclista Lauro Bordin si trasformò a Milano in fotografo tra grandi personaggi ( Amedeo Nazzari, Orson Welles, Maurice Chevalier) e grandi palcoscenici, tant’é che con la sua 'zazzera bianca' era inconfondibile tra i fotoreporter della popolare trasmissione televisiva 'Lascia o Raddoppia' ( fine anni '50), tra Mike Buongiorno presentatore e la valletta Edy Campagnoli.

Una vita che Bordin ( vedi foto) aveva raccontato in un libretto dal titolo "Carriera di un corridore- artista; 50 anni di vita ciclistica - da pittore a corridore - da fotoreporter a …Lascia o Raddoppia?".
Da fotografo al seguito del giro - racconta La Repubblica - chiedeva spesso 'passaggio' alle macchine al seguito.
Purtroppo, nell'eclissi della vita, per Lauro Bordin da Selva di Crespino, corridore professionista con le case ciclistiche Legnano, Stucchi, Maino, Bianchi, ci fu anche la cecità e la povertà, finché, come abbiamo detto, la morte lo colse in quell'ospizio di Milano,  quella mattina di maggio con la radiolina in mano, mentre il Giro d'Italia partiva senza aspettarlo.>>-

SECONDA NEWS ( di Lauro Bordin by libro “Carriera di un Corridore Artista”)/ “ I CAMPIONI DA ME CONOSCIUTI: GIRARDENGO, BINDA, BARTALI, COPPI  E…”

<< A proposito poi di campioni di ieri e di oggi, una domanda che spesso mi viene rivolta è questa:<<qual è stato secondo la tua opinione il più forte corridore ciclista su strada del mondo?>>.
Non è certo cosa semplice stabilirlo e sicuramente sarebbe più facile esprimere un giudizio se i grandi corridori di ogni tempo si fossero incontrati nella stessa gara e sulle medesime strade. Un tempo i percorsi erano ben diversi dagli attuali, sia per lunghezza che per fondo stradale, Come si può dunque paragonare tra loro campioni che correvano su strade polverosissime od inghiaiate, o nelle pozzanghere col fango che arrivava al mozzo della bicicletta, con quant’altri corrono oggi su strade asfaltate che sembrano piste?
Posso però affermare , e io sono convinto, che i Gerbi, Ganna, Galeltti, Cuniolo, Bini, Girardemgo, Belloni, Brunero, Agostoni, Bottecchia, Binda, sono stati dei grandissimi corridori e molto vicini a questi abbiamo avuto i Linari,Di Paco, Piemontesi, Giacobbe e Camusso.
Più avanti, col modernizzarsi delle Case e con il miglioramento delle strade si sono affermati campioni come Martano, Valetti, Leoni, Bizzi per giungere fino a Magni, ed a Bartali e Coppi, la cui fama oscura oggi quella dei loro immediati predecessori.

Per quanto riguarda i campioni esteri cito questi nomi: Garin, Pottier, Garrigou, Faber, Lapize, Petit Breton, Troussellier, Dortignac, Crupelland, Georget, fratelli Pelissier, This, Suter, Frantz, Buysse nei primi tempi; e successivamente quelli di Leducq, Magne, Speicher, Ronsse, Lapebie, Wervaecke, Robic, Kubler, Bobet, subito aggiungendo che altri ancora potrebbero essere ricordati per certe loro imprese memorabili.
Volendo restringere di tutte le epoche il campo con sei italiani e sei stranieri, dovremmo dire Girardengo, Brunero, Binda, Bottecchia, Bartali, Coppi e quindi Faber, Petit Beton, This, Enrico Pelissier, Kubler e Bobet.
Ora mi soffermerò sui quattro eccezionali italiani subito aggiungendo che mi limiterò unicamente ad esporre le loro grandi qualità, lasciando poi a voi  di trarre un giudizio o una classifica..
COSTANTE GIRARDENGO – Il novese è stato uno de pochissimi a potersi vantare di essere un corridore su strada veramente completo, in quanto egli possedeva le quattro qualità necessarie per essere l’autentico corridore di classe.
Veloce, pressoché imbattibile negli arrivi in gruppo, era un formidabile passista, d un autentico scalatore, possedendo infine la quarta qualità con le virtù morali, del puntiglio, della costanza, dalla passione  alla tenacia, alla stessa capacità di soffrire.

ALFREDO BINDA – Come Girardengo era un pedalatore dallo stile perfetto e possente, sia in piano come in salita. In confronto del novese era un po’ meno veloce, ma in compenso più forte in salita, mentre sul piano i due si equivalevano.
Difficile quindi, al tirar delle somme, quale dei due fosse da considerare più forte.
BARTALI E COPPI -  Più tardi, ecco una rivalità pari a quella fra Girardengo e Binda, e cioè fra Bartali e Coppi. Il primo è stato di una continuità sconcertante, vincendo ancora gare importanti dopo quasi vent’anni di carriera.  Dal canto suo Coppi, se più fortunato, avrebbe potuto durare altrettanto a lungo , ma è ugualmente bastato quel che ha fatto per giudicarlo grandissimo corridore, tale da meritare come Girardengo il titolo di  <<campionissimo>>.
E’ indiscutibile che se Fausto Coppi avesse avuto una punta di velocità in più negli arrivi in gruppo, sarebbe stato il più grande campione di tutti i tempi.

Concludendo, Girardengo è stato il corridore più veloce, Binda il più completo pedalatore, Bartali il più grande scalatore, Coppi il più grande pasista.
Unendo tutte queste qualità assieme si avrebbe l’asso assoluto, l’atleta fenomeno.
Ma se uno è superiore da un lato un altro lo è dall’altro.

A voi quindi giudicare nel complesso e trarre dai nominati il campione su tutti. Aggiungo di aver giudicato Girardengo, Binda, Bartali e Coppi, superiori, ad esempio al pur fortissimo Bottecchia, in quanto i quattro possedevano al completo le doti per creare il fuori classe, compreso lo spunto di velocità.
E questo non lo dico soltanto, perché, ai tempi, la mia migliore qualità risultava appunto la velocità.
Per restare nel mondo dei corridori posso comunque dire di aver conosciuto da vicino quasi tutti i campioni italiani e stranieri che nel mondo del ciclismo si sono succeduti dal 1906 ad oggi.
Una parte di questi li ho conosciuti avendo corso insieme a loro, gli altri ho avuto innumerevoli occasioni di avvicinarli nel corso della mia carriera di foto-reporter.
Confesso che mentre avanzo nella stesura di queste mie modeste memorie, i ricordi mi si affollano nella mente in modo tale da crearmi un certa confusione, così che in taluni momenti vorrei riprendere tutto da capo per meglio coordinare la materia.
Pertanto, se di tutti dovessi parlare, non so quante altre pagine riempirei, ma mi sia concesso di ricordare tra i campioni da me conosciuti quelli che purtroppo non sono più.

Morti in guerra o per malattia, ci hanno lasciato ricordi indelebili sia per la bontà del loro carattere che per il loro valore: da Carlo galletti, il piccolo milanese vincitore di tre Giri d’Italia, a Ugo Agostoni, vittorioso di una Sanremo ed in diverse altre corse; da Giovanni Gerbi il favoloso <<diavolo rosso>> a Bottecchia, il friulano trionfatore di due Giri di Francia; ed ancora Pierino Albini, il rude scalatore dei Pirenei, Leopoldo Torricelli, il segaligno campione degli stayers e dapprima grande routier; Giovanni Rossignoli l’instancabile pavese divoratore di chilometri, forse quello che tra Giri d’Italia e di Francia ha compiuto più di ogni altro ciclista lunghi percorsi; Carlo Oriani falciato dalla prima guerra mondiale quasi subito dopo una sua vittoria al Giro d’Italia; Giovanni Brunero, l’asso di Cirié e vincitore oltre che del Giro d’Italia anche di diverse corse classiche.
Fra gli stranieri scomparsi il mio ricordo va particolarmente a Petit Breton, Faber, Lapize, nomi che hanno lasciato un’orma profonda  nel mondo ciclistico francese del primo secolo.
I viventi… li conosco tutti ed accanto agli elogi che si meritano potrei fare, specialmente ai giovani, qualche critica.
Vecchi e nuovi, dovessi parlarne, non finirei più!
Preferisco rinunciarvi, facendo però eccezione per Luigi Ganna, vincitore del primo Giro d’Italia, per il quale ho sempre avuto assieme amicizia ed ammirazione, e che sono oggi lieto di vedere presidente onorario della Associazione Veterani Ciclisti su strada da me recentemente fondata.
Un altro nome potrei citare ed è quello di Fausto Coppi, non foss’altro che per chiarire qualche punto dei discussi rapporti tra me e il secondo campionissimo del ciclismo italiano.
Posso veramente dire che al di là di qualche malinteso più che altro creato da quella parte di stampa che può definirsi pettegola o assetata di manovre scandalistiche, i miei rapporti con Coppi sono ottimi sotto ogni punto di vista.
E’ sempre esistito ed esiste tuttora quel sentimento di reciproca stima che sia pure a distanza di carriera lega quanti praticano una eguale specialità.

Posso aggiungere che ho sempre ammirato ed ammiro in lui l’atleta veramente superiore, lo scalatore fenomeno e passista dalle cento vittorie, che ha dato all’Italia i traguardi più luminosi.
Tra me e Coppi ha pertanto avuto modo di crearsi una vera e propria amicizia particolarmente saldatasi due anni or sono quando mia moglie era ai bagni di Varazze, nello stesso albergo con la signora Bruna. Se poi su particolari argomenti io posso pensarla più o meno per Coppi o contro Coppi, questo costituisce un episodio de tutto a parte e che per la verità ha formato quasi unicamente l’oggetto di animate discussioni in casa tra me e mia moglie, ognuno dei due sostenendo un proprio, personale punto di vista. Tutto ciò, però, in linea puramente accademica e senza per nulla voler censurare od esaltare particolari atteggiamenti.
Ciò è tanto più lontano dal mio modo di vedere e di sentire in quanto sono troppo abituato… a non aver nessun nemico e a non considerare tale anche chi, volente o no, può avermi procurato del danno. Sono abituato, e sono lieto di quest’abitudine, a mantenermi in buoni rapporti sia con gli umili ed i modesti che con i <<grandi>> e ciò non soltanto nel mondo dello sport, ma anche nei più vasti campi sociali, dall’opinione politica a quella artistica.>>

EXTRATIME by SS/ La cover è per Lauro Bordin ‘corridore’ in maglia Ganna e didascalia ”Vincitore Giro di Lombardia”.
Invece in partenza di fotohgalley onoriamo Lauro Bordin nel team Maino  ( il polesano è il primo a dx in piedi al fianco di Carlo Oriani).
A seguire la foto di Bordin winner della Milano – Torino 1913 con le diciture che indicano i corridori sul traguardo.
Quindi la foto di Bordin “occhiali e tubolari” con la maglia della sua ‘ditta’.
Poi, visto che siamo nella rubrica del Fair Play soprassediamo alle foto di Lauro Bordin ‘campione e winner’ e vi proponiamo il suo stile Fair Play.
Documentato da quanto regalato da Bordin agli organizzatori di una corsa ciclistica nel 1923 a Crespino ( suo paese natale) e poi dalla sua passione sportiva ‘fotografata in due immagini da Corridore Veterano protagonista in bici quanto affettuosamente festeggiato dalla sua tifoseria a fine gara.
Passando alla sua passione da fotoreporter nella varie manifestazioni ciclistiche, ecco … il retro della foto relativa all’ordine di arrivo dei ‘noti campioni’ corridori nel Primo campionato Campionato Veterani.
E poi la foto di uno speciale “treno in corsa” visto il …Campionissimo fotografato in maglia tricolore e che ha ‘ovviamente’ richiamato tantissimo pubblico.
Signore di Fair Play ecco il ‘maturo’ Lauro Bordin (berretto tra le mani) ad una gara ‘cross’ nel 1958 a Milano, giusto per salutare il suo portacolori polesano Ignazio Sattin e l’amico Chinaglia.
Agganciandoci alla ‘stima e amicizia’ di lauro Bordin per Fausto Coppi, ecco giusto Bartali jr & Coppi Jr ‘mimare’ la storica scena della ‘borraccia’ tra i loro genitori, nel giorno della presentazione del sopracitato Libro Story sul Panatlhon  e sulla TOP TEN scritta by me sugli “Olimpionici & Gentlemen” Made in Polesine.
Discorsi di Fair Play che meritano di essere ‘mostrati’.
Come la passione progettuale di Tiziana Virgili, in foto al mio fianco nel giorno della presentazione del terzo libro Polesine Gol (perciò in kit col Libro di Lauro Bordin).
E come la passione di Lauro Bordin per la fotografia, che l’ha reso oltremodo famoso anche per gli ormai noti servizi fotografici durante la trasmissione televisiva di Lascia o Raddoppia. E che documentiamo in foto con Lauro Bordin assieme alla ‘prima valletta’ Edy Campagnoli (tra l’altro moglie di Lorenzo Buffon/portiere del Milan) e Mike Bongiorno /presentatore principe dei telequiz.


Sergio Sottovia
www.polesinesport.it