“La sommossa di Crespino” ( 20 ottobre 1805) /Episodio Storico della Dominazione Napoleonica in Italia ( PRIMA PARTE) / Quando Napoleone ‘decretò’ di togliere la ‘cittadinanza’ agli abitanti e rifiutò le tante suppliche


“In occasione dei Festeggiamenti Patriottici del VII Ottobre MCMVI”  , venne pubblicato il “Libretto” written by M.° S.G. stampato a Rovigo dalla Tipografia del “Corriere del Polesine”, nel 1906. Un compendio che si completa con la pubblicazione anche delle Memorie Patriottiche dal titolo “I Carbonari di Crespino”.
Due storie che trascendono la specificità della location, anche perché in queste due STORY sono talmente importanti i Personaggi che …riteniamo doveroso riproporvele visto anche i tanti specifici contatti arrivati su questo sito www.polesinesport.it con richieste di approfondimento sui vari Vincenzo Carravieri, Giovanni Bacchiega, Felice Foresti protagonisti della Carboneria in Polesine ( tra Crespino, Fratta e Rovigo) assieme agli Oroboni, Maroncelli, Pallavicino  e tanti  altri nomi ‘consacrati’ alla Martirologia della Carboneria nelle carceri di Lubiana e dello Spielberg.
Martiri come lo fu anche il più noto Silvio Pellico che proprio dallo Spielberg raccontò tutto nel suo libro “Le mie prigioni”, quelle di cui vi parleremo peraltro nella seconda puntata di questo nostro viaggio nella Storia d’Italia che cambiò anche l’Europa agli inizi del 18esimo secolo.
Ma andiamo con ordine e con riferimento alla “Dominazione Napoleonica in Italia, v parliamo di quel significativo “Episodio Storico” che passò alla Storia come “La Sommossa di Crespino” del 20 ottobre 1805, anche perché a ‘carico’degli abitanti di Crespino proprio Napoleone decretò ‘straordinarie punizioni’ sia economiche che legislative, fino al famoso “punto primo” per il quale fu decretato che “Gli abitanti di Crespino sono privati dei diritti di cittadinanza”.
Una decisione revocata soltanto in data 11 gennaio 1807 , soltanto dopo l’esecuzione della “barbara condanna “ che portò alla fine miseranda del pescivendolo Giovanni Albieri detto “Veneri”.
Per questo e per non dimenticare, vi proponiamo in sequenza kit le due Story sopracitate, di cui vi proponiamo subito l’episodio napoleonico, mentre a seguire vi proporremo le Memorie Storiche che riguardano la Carboneria sopracitata, anche perché alcuni protagonisti ( come Felice Foresti e Vincenzo Carravieri che meritano una “Story” a parte) furono altresì ‘influenti’ per la nascita dell’Italia al seguito delle idee di Mazzini e delle battaglie di Garibaldi, che portarono alla nascita dell’Italia come Nazione e come Stato.

Tutto questo dedicato “Al Municipio di Crespino qual pegno Modestissimo di doverosa riconoscenza” , secondo le parole stesse citate in apertura del Libretto, che peraltro segnala le seguenti “Opere consultate da cui furono tratte le memorie presenti”:
Botta ( Storia d’Italia); Zanolini A. ( Antonio Aldini e i suoi tempi); Cusani F. (Storia di Milano) ; Bullo C. ( Dei Movimenti insurrezionali nel Veneto) ; Roberto G. ( I Ribelli di Crespino – Articolo Rassegna Nazionale); Bullo C. ( I Carbonari del Polesine); Vannucci ( I Martiri della libertà italiana).

Mentre per parte nostra vi proponiamo in Appendice News l’anamnesi storica della location CRESPINO (by www.ottocentoferrarese.it ) durante il periodo Napoleonico e dintorni. Praticamente quando Ferrara era capoluogo del “Dipartimento del Basso Po” durante il Regno d’Italia Napoleonico.
Quello costituito nel 1805; quando il Ferrarese era diviso in tre Distretti, con capiluogo Ferrara, Comacchio e Rovigo. E le Residenze di Municipalità erano Ferrara, Copparo, Portomaggiore, Argenta, Mesola, Rovigo, Lendinara, Adria e appunto Crespino.

 

 

PRIMA PARTE DEL LIBRETTO STORY / LA SOMMOSSA DI CRESPINO DEL 20 OTTOBRE 1805 ( Pubblicato “ In occasione dei Festeggiamenti Patriottici del VII Ottobre MCMVI).
<< Nel marzo 1805 Napoleone I veniva proclamato Re d’Italia, e il 26 del maggio successivo incoronato nel Duomo di Milano, colla ferrea Corona.
Il nuovo Regno d’Italia non aveva l’estensione territoriale raggiunta in seguito per la riunione delle provincie Venete, dell’Umbria, delle Marche ed altre, ma comprendeva il Polesine, come dipartimento del Basso Po, il cui capoluogo era Ferrara.
L’Austria aveva in quei tempi, benché per poco, occupata la legazione di Ferrara, senza dar motivo di lamenti; ma per la pace di Campo-Formio 1797, lasciando Lombardia e legazioni, riceveva il Veneto sino al confine dell’Adige.
Crespino, anche allora borgata importante di 4200 abitanti, abbellita da giardini e palazzi, villeggiature splendide di molte fra le più nobili famiglie di Bologna e di Ferrara, quali i Marchesi Bevilacqua, i Principi Pio, i Conti Bonacossi oltre ai Medici, Tosi, Baruffi, Colla, Casoni, Busolli, Carravieri, tutte famiglie cospicue ed agiate del luogo, non apparteneva al Veneto, bensì alla legazione di Ferrara, sotto lo Stato Pontificio, divenuta allora con Rovigo Dipartimento del Basso Po. 
I Crespinesi, abituati all’indipendenza ed alla vita quieta, quasi patriarcale del passato, mal sopportavano le nuove leggi e le tasse imposte dai Francesi, quali leva militare, tassa sul sale, accrescimento delle imposte, aumenti della tariffa postale, requisizioni militari, non i mal pagate.

 

 

Pare, così il Bocchi, che denaro e promesse si spargessero da parte dell’Inghilterra e dell’Austria fra i più influenti campagnoli degli Stati ex pontifici e Parmensi oltre il Po.
Scoppiata la guerra tra i Francesi e l’Austria, corse voce che gli Austriaci stavano per passare l’Adige. Il 20 ottobre 1805 una cinquantina di nostri o poco più, a cui s’unirono circa altrettanti facinorosi dei vicini  paesi, corsero ad abbattere gli stemmi Napoleonici, l’albero della libertà, disarmarono la guardia nazionale, invasero il Municipio ( ora sede della Pretura) , insultarono gli impiegati , distrussero i ruoli delle imposte ed i registri della leva, e stracciarono e calpestarono sulla piazza la bandiera di Napoleone.
Corsero di poi esultanti incontro agli Austriaci fino a Pontecchio; ma giunti colà, invece di trovar soccorso, ebbero la paurosa notizia, che l’avanguardia austriaca si era ripiegata sul grosso dell’esercito.
Il paese fu occupato militarmente. Rimesse a posto le autorità, ricostituita la guardia nazionale, i Crespinesi fidavano che il momentaneo subbuglio sarebbe stato dimenticato, qual lieve incidente in una gigantesca guerra, quando quattro si dopo li colpì un ben funesto annunzio.
Napoleone colle sue vittorie di Germania e d’Italia giungeva al culmine della sua potenza, e tutti tremavano e si profondevano in adulazioni più servili, giungendo a paragonarlo quasi a un Dio.
Non potevano certo a lui nascondere lo sfregio fatto al suo governo ed alla sua bandiera dai Crespinesi, ma non dovevasi neppure esagerarlo, come senza carità, spintovi dalla sua ambizione, per dar prova di zelo nei pubblici servizi, fece nella sua relazione il Ministro di polizia del Regno Diego Guicciardi.

 

 

Napoleone, conosciuto da quella relazione il fatto, montò su tutte le furie, e dalle Tuilieres l’11 febbraio 1806 dettò egli stesso il famoso decreto che riportiamo :
<<Visti i rapporti del consultore consigliere di Stato incaricato dalla polizia generale del Regno;
Considerando, che gli abitanti del comune di Crespino, dipartimento del basso Ponel nostro Regno d’Italia, nel tempo della cessata guerra, si sono ribellati al Governo, commettendo i più gravi eccessi contro e autorità locali, e favorendo a mano armata l’invasione dell’inimico;
Considerando che sì enormi misfatti meritano di essere a pubblico esempio puniti con straordinarie misure di severità;
NOI ABBIAMO DECRETATO E DECRETIAMO QUATO SEGUE:
I./ Gli abitanti del Comune di Crespino sono privati ei diritti di cittadinanza.
II./ Non potranno in verun caso reclamare i diritti della Costituzione.
III. / Saranno governati da un comandante della gendarmeria, che unirà in sé tutte le funzioni proprie della municipalità.
IV./ Saranno trattati come colona del Regno composta di gente senza patria.
V./ Pagheranno doppia imposta prediale.
VI. / Saranno puniti col bastone ne’ casi in cui pei cittadini  italiani ha luogo la pena di carcere.
VII. / Una lapide di marmo sopra la porta della casa del Comune porterà la seguente iscrizione:
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NAPOLEONI I
IMPERATORE DEI FRANCESI E RE D’ITALIA
HA DECRETATO
GLI ABITANTI DI CRESPINO
NON SONO CITTADINI ITALIANI
VIII./ I ministri della giustizia; dell’interno e della finanza, per ciò che rispettivamente li concerne, sono incaricati dell’esecuzione del presente decreto, che sarà stampato ed inserito nel Bollettino delle leggi.

Dal nostro palazzo delle Tuileries 11 febbraio 1806
NAPOLEONE                                            Per l’Imperatore e Re
                                                              Il ministro segretario di Stato
                                                                        ALDINI
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Il ministro e segretario di Stato in Parigi Aldini, tentò con pietoso ufficio, per giustizia ed umanità, di mitigare lo sdegno di Napoleone, cercando di persuaderlo che fautori del fatto erano stati pochi giovinastri e con loro alcuni mascalzoni dei vicini paesi, mentre i Crespinesi  non erano colpevoli, ma vittime della sommossa per danni sofferti nelle robe e nei poderi, per prepotenze e vendette, e che i maggiorenti  del paese s’erano invece adoperati per richiamare al dovere verso il governo e le autorità i ribelli.
Ma a nulla riuscì, e, scrive il Zanolini :<< dovette a malincuore contrassegnare il decreto che riguardava come una barbarie , ma che pure risvegliò , negli animi rozzi di taluno di quei disgraziati una virtù pari all’eroismo antico>>.
Indicibile fu il terrore che invase gli infelici abitanti di Crespino al sentire la gravissima ed ignominiosa condanna.
Erano essi rei di fellonia a al segno da meritarsi sì tremenda ed obbrobriosa punizione? Niuno vorrà certo disconoscerne la sproporzione e ingiustizia.
Napoleone, nell’immensa sua ambizione, inebriato da tante vittorie contro chi gli resisteva, cadeva ormai in eccessiva e colpevole severità.
I miseri Crespinesi , colpiti da così severo ed ingiusto castigo, pensaroro di ricorrere al Vice-re Principe Eugenio, più mite e ragionevole, affinché per loro implorasse perdono dal sommo Imperatore, e molti giovani spontaneamente si offersero alla Municipalità per recarsi a Parigi come ostaggi e mallevadori della condotta che avrebbe tenuto il Comune pronti anche a dare la vita perché si perdonasse al loro paese, e il fatale decreto fosse revocato. Fra essi furono scelti dodici tutti appartenenti alla Guardia Nazionale approvata dal decreto prefettizio dopo il 20 ottobre.

 

 

Ecco la supplica da essi presentata a tale effetto, enfatica sì nella forma, ma che ben rispecchia quanto pronti e nobili fossero nel sacrificio e quanto grande fosse il dolore de’ loro compaesani:
“ONORATISSIMI SIGG. AMMINISTRATORI DELLA MUNICIPALITA’ DI CRESPINO,
L’orrore che sorprese gli animi vostri ed il pianto che spargeste all’annunzio del Sovrano Decreto 11 febbraio , stampato nei prossimi fogli, portarono colpi di morte in tutta questa numerosa popolazione. Le universali grida e la universale disperazione nel riflettere la patria abbandonata e proscritta dall’unico Eroe, che Dio abbia eletto ad essere Padre e Sovrano di queste contrade, commossero gli animi nostri e l’estremo dolore ci ispirò l’idea di partire indilatamente da questo misero suolo e portare alli di lui piedi con le nostre le vostre lagrime. Comunicata agli stessi genitori vi prestarono tutto il concorso e ci hanno eccitati al gran passo beneficati dalla loro benedizione.
Municipalisti probi ed attaccati al Sovrano, come ne ritenete luminosi riscontri negli atti vostri, al nostro aspetto rasserenatevi e non turbate più le nostre risoluzioni. Accompagnateci subito all’ottimo ed egregio nostro Prefetto.
La nostra intenzione è di proseguire fino alli piedi del Sommo e del Grande nostro Sovrano. Umiliati a Lui, vogliamo implorare che siano raddoppiate a noi le catene ed anche esposti a pubblica vista per sofferire ogni infame punizione, quantunque innocenti della colpa che lo ha giustamente irritato. Vogliamo implorare l’attivazione di castighi sopra di noi, per ottenere da quell’Eccelso Eroe il perdono alla patria e veder salvi 4200 suoi abitanti vittime immolate alla colpa di circa cinquanta dei nostri e altrettanti forestieri , tale a un dipresso essendo il numero degli rei dell’enorme commesso delitto nel giorno 20 ottobre verso la di lui Maestà. Gli diremo: Augustissimo Napoleone Imperatore e Re, donaste troni, creste Re, perdonaste alli inimici  della vostra gloria: perdonate dunque, Uomo unico, Sovrano potente e generoso; sì perdonate agli abitanti di Crespino, rendete alla giustizia il suo diritto col nostro sacrificio. Dalla di Lui clemenza sia revocato il fatale Decreto e saremo molto premiati, se dagli altari sacrati a Dio Ottimo Massimo si canteranno sopra le nostre ceneri per un tanto bene Inni di grazia.
Colla Francesco , d’anni 29, Capitano della G.N. Deputato di Crespino
Zampieri Antonio, d’anni 26, del Campo di Riserva,
Gardellini Giuseppe, d’anni 19 Sergente della G.N.
Cagnoni Antonio, d’anni 19 Tenente del Campo di Riserva
Bolognesi Bellino, d’anni 10 Sergente del Campo di Riserva
Baruffi Vincenzo d’anni 19 Sergente della G.N. di Crespino da parata
Carravieri Vincenzo d’anni 19 della G.N. di Crespino  (questo come i seguenti sempre di anni 19 …”tutti individui della Guardia Nazionale di Crespino approvata dal Decreto prefettizio dopo il giorno 29 ottobre”)
Peverati Giovanni
Baruffi Giovanni
Marzolla Angelo
Zanforlin Tommaso
Magnanini ....

 

 

I loro nomi rimasti, fatta qualche eccezione, oscuri, meritavano di essere tratti dall’oblio, ed è vera soddisfazione di tutti i discendenti e compaesani, il vederli scolpiti oggi in lapide marmorea nell’atrio municipale, e lode ne vada a chi propose e a chi lo mandò ad effetto.
La generosa proposta dei dodici giovani fu accettata e per le spese di viaggio per queli che ne erano sprovvisti di mezzi, si aperse una colletta che fruttò all’istante oltre 300 scusi.
Il cursore del Municipio, certo Scabbia, assai povero, diede per primo uno scudo che era tutto il suo avere, e destò l’entusiasmo degli altri. I dodici generosi partirono per MIlano confortati e benedetti dai loro parenti, muniti d’una commendatizia del Prefetto del Basso Po.
Furono introdotti davanti il principe Eugenio, che li accolse benignamente, ma non li fce proseguire per Parigi, temendo che la loro presenza potesse rinfocolare ancor maggiormente l’ira dell’imperatore.
Dietro parere dei ministri, stimò che a persone  gravi e primarie del paese, meglio che a que’ giovani generosi, convenisse il presentarsi a Sua Maestà, onde commise al Prefetto del Basso Po che venisse eletta una deputazione di capi di famiglia più autorevoli del Comune, e che questi intanto gli inviassero una supplica da presentare all’Imperatore.
Licenziò i dodici giovani, che ritornarono fra i loro compaesani, dolenti di non aver potuto recarsi a Parigi, ma lieti di aver parlato col Principe e di riportare buone speranze.
Fu tosto nominata la deputazione scegliendo i tre più accreditati per ingegno, per virtù e per gli uffici che esercitavano: Pietro Colla Arciprete; Leonardo Medici  giureconsulto e giudice, e Giovanni Aguiari aiutante maggiore della Guardia Nazionale e preposto alla coscrizione.
Essi mandarono la supplica al Vice-re e si rivolsero al Ministro segretario d Stato Aldini , affinché volesse presso Napoleone interporsi in favore dei Crespinesi.
Constabili Contini di Ferrara e Alamanno Isolani bolognese, ambdue in cariche eminenti ed amicissimi del ministro, a prò dei Crespinesi gli rivolsero calde raccomandazioni. In pari tempo il Vice-re s’interessò per essi, scrivendo all’Imperatore .
Ma non valsero ad ammansarlo le premure di Aldini, che il 21 aprile rispondeva all’Isolani:<< Riguardo agli abitanti di Crespino è stato inutile il nuovo tentativo da me fatto per muovere la sovrana clemenza in loro favore. S.M. mi troncò il discorso, dicendomi che se si fosse trovato in Italia nell’occasione dell’attentato avrebbe invece fatto bruciare quel paese.>>

 

 

Anche ad Eugenio il 21 marzo aveva risposto inesorabilmente:<< Mio figlio: ricevetti la supplica del comune di Crespino. Io non tollero che si manchi in tali maniere. Le mie bandiere vennero insultate, i miei nemici accolti con feste, il delitto non può espiarsi  che col sangue. Se quel comune vuol lavarsi dall’obbrobrio di cui è coperto, fa d’uopo consegni i tre principali colpevoli per essere tradotti innanzi ad una commissione militare . ed essere fucilati, con un cartello portanti queste parole:  
TRADITORI AL LIBERATORE D’ITALIA ED ALLA PATRIA ITALIANA
Allora soltanto perdonerò al comune, revocherò il mio decreto. Vi rimando perciò tutte le vostre carte, ce non leggerò se non quando sarà fatto, ciò ch evi ho detto.>>

Pochi giorni dopo, il 4 aprile, scriveva ancora: <<Non revocherò il mio decreto per Crespino se non allorché effettivamente vi saranno tre uomini fucilati. La condanna in contumacia non vale un bel nulla. Si procuri dunque di arrestare i colpevoli.>>
Quest’ira implacabile, tanta pervicacia di vendetta e l’ingiustizia di un castigo enorme e disonorevole inflitto a migliaia d’innocenti , per colpa dei pochi, non si saprebbero spiegare in Napoleone che pure si mostrò talvolta persino eccessivamente indulgente verso reati ben maggiori.
Che rimaneva ai poveri Crespinesi da tentare presso l’onnipotente Sire? >>.

 

 

 

APPENDICE NEWS ( by www.ottocentoferrarese.it ) / FERRARA CAPOLUOGO DEL “DIPARTIMENTO DEL BASSO PO”  DURANTE IL REGNO D’ITALIA NAPOLEONICO
/Costituito nel 1805; il Ferrarese era diviso in tre Distretti, con capiluogo Ferrara, Comacchio e Rovigo. Residenze di Municipalità erano Ferrara, Copparo, Portomaggiore, Argenta, Mesola, Rovigo, Lendinara, Adria e Crespino)

<< Fino al 23 giugno 1796, data dell’entrata delle truppe napoleoniche, Ferrara era il capoluogo della Legazione pontificia ferrarese. Il territorio, detto ancora Ducato, comprendeva la Romagnola (o Romagna estense, già parte del Ducato estense, ora in provincia di Ravenna), la Transpadana ferrarese (ora in provincia di Rovigo) e Pieve di Cento (in provincia di Bologna dal 1926). Nel Congresso di Modena (16-18 ottobre 1796) fu istituita la Confederazione Cispadana, che nell’Assemblea Costituente di Reggio Emilia (27 dicembre 1796) divenne Repubblica Cispadana, comprendente oltre alle città di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia, anche la Romagna e la Garfagnana con Massa e Carrara. Dal 5 gennaio 1797 si mise in moto la nuova macchina amministrativa, che portò all’istituzione del Dipartimento del Po diviso in sedici Cantoni (2 giugno 1797) e, contestualmente, alla fine dell’Amministrazione Centrale del Ferrarese. Alla Repubblica Cisalpina, istituita a Milano il 29 giugno 1797, la provincia di Ferrara venne annessa con decreto del Direttorio Esecutivo del 27 luglio 1797. La città divenne capoluogo del Dipartimento del Basso Po, il cui primo commissario fu l’avvocato Giovanni Battista Boldrini, in carica dall’agosto 1797 all’aprile 1799. La riorganizzazione cisalpina modificò l’assetto del territorio rispetto a quello dell’antico Ducato e della Legazione; perduta la Romagnola, le altre terre vennero divise in Dipartimento del Basso Po (Ferrara) e Dipartimento dell’Alta Padusa (Cento). Nel 1798, a seguito di provvedimenti emessi tra luglio e ottobre, l’area del Dipartimento del Basso Po fu suddivisa in undici Distretti comprendenti diversi Cantoni. In quel momento Ferrara – formata dai Cantoni di Porta del Reno, Porta del Po, Porta del Mare e Porta Romana – era capoluogo del Dipartimento del Basso Po e sede di Municipalità distrettuale. Il sistema amministrativo cisalpino permase dal 27 luglio 1797 al 23 maggio 1799, data della resa di Ferrara agli austriaci che poi, alternandosi ai francesi, rientrarono in città occupando la Fortezza nel 1813.

Il 19 gennaio 1801, con il ritorno dei francesi, fu istituita la seconda Repubblica Cisalpina, poi Repubblica Italiana nel 1802 (con capitale Milano), quindi Regno d’Italia napoleonico nel 1805. Ferrara fu ancora capoluogo del ristabilito Dipartimento del Basso Po, al quale si aggiunsero i territori del Polesine di Rovigo. Secondo la nuova ripartizione amministrativa e territoriale, il Ferrarese era diviso in tre Distretti, con capiluogo Ferrara, Comacchio e Rovigo. Residenze di Municipalità erano Ferrara, Copparo, Portomaggiore, Argenta, Mesola, Rovigo, Lendinara, Adria e Crespino.
L'articolazione dei primi due distretti, facenti capo rispettivamente a Ferrara (sei cantoni) e Comacchio (due cantoni) è riprodotta negli allegati (rispettivamente 1 e 2).
Il terzo distretto, con capoluogo Rovigo, era diviso in quattro Cantoni comprendenti centri abitati oggi in provincia di Rovigo; del quarto Cantone facevano parte anche località della Transpadana, la regione sulla sponda sinistra del fiume Po, storicamente legata al Ferrarese: Crespino con Selva Ferrarese; Polesella con Raccano e Salvadeghe; Guarda Veneziana; Pontecchio con Bosaro e Ritratto Bosaro; Villanova Marchesana con Canalnuovo; Papozze; Gavello.

 

 

Negli anni la sistemazione territoriale-amministrativa subì alcune modifiche, specialmente per quanto riguarda l’accorpamento di alcuni comprensori e il frazionamento di altri. La geografia politica registrata nel 1812 era variata, pur conservando la divisione in sei Cantoni ed è visibile in dettaglio nell'allegato 3.

Le disfatte napoleoniche in Russia e a Lipsia (16-19 ottobre 1813) segnarono l’inizio di una fase di discontinuità nell’amministrazione del territorio, che fino all’aprile del 1815 vide l’alternarsi di austriaci, francesi e dell’esercito di Gioacchino Murat per arrivare al predominio austriaco, quando il generale conte Lavant Nugent proclamava, il 28 gennaio 1814, un Regno d’Italia libero «dal giogo dell’oppressore francese». Dopo aver conosciuto undici forme di governo in diciannove anni, con la restaurazione seguita al Congresso di Vienna (1 novembre 1814 - 9 giugno 1815) Ferrara e il suo territorio tornarono, dal 15 luglio 1815, alla situazione precedente i fatti napoleonici come Legazione pontificia degli Stati di papa Pio VII Chiaramonti.>>

 


EXTRATIME by SS/ Davvero una ‘piccola ma grande Story’ quella della “SOMMOSSA DI CRESPINO” , sia per quanto riguarda gli abitanti di Crespino che per quanto riguarda il Personaggio di Napoleone.
Tanto più che la ‘domanda finale’ di questa “Prima Parte” che vi abbiamo proposto sembra cozzare contro il ‘muro duro ’ di Napoleone Imperatore & Uomo, un Personaggio Story che, carte alla mano in tutta la sua ufficialità, si dimostra estremamente punitivo e più volte ‘irriducibile e insensibile’ ad ogni supplica anche se sollecitate direttamente dall’Aldini ( suo segretario di Stato) o da Eugenio Beauharnais suo Vice-re in Italia.
Poi  sappiamo tutti cosa ha riservato a Napoleone la Grande Storia, tra Elba , Sant’Elena e Congresso di Vienna.
Ma intanto cosa succederà agli abitanti di Crespino in quella che sarà la “Seconda Parte” della nostra Story? Appunto, ve lo racconteremo nella prossima puntata, fermo restando che la “Sommossa di Crespino” anche per il suo epilogo si può dire sia rimasto un ‘caso unico’ dentro la ‘grande storia’ di Napoleone Bonaparte

Nel frattempo, per quanto riguarda la fotogallery agganciata a quanto raccontato in questa ‘puntata’ vi proponiamo in cover Napoleone in kit con Crespino “Paese della Ribellione a Napoleone”.

 

 

 

 

Peraltro è giusto, in premessa di fotogallery, precisare quanto sottolineato così sul POLESINE by www.wikipedia.it :<< Con il Trattato di Campoformio del 1797 il territorio del Polesine fu ceduto all'Austria seguendo le sorti della Serenissima. Il confine con la Repubblica Cisalpina appena costituita venne leggermente modificato e posto sul Tartaro-Canalbianco fino alla Fossa Polesella e posto sul Po da questa fino al mare, seguendo il ramo chiamato nel trattato "il Po Grande". Dal 1802 al 1813 il confine venne spostato sull'Adige e di conseguenza il Polesine entrò a far parte della Repubblica Italiana, trasformata nel 1805 in Regno d'Italia. Il territorio faceva parte del Dipartimento del Basso Po, che comprendeva anche l'attuale Provincia di Ravenna.>>

Poi a seguire e per quanto riguarda la successiva fotogallery vi proponiamo innanzitutto una ‘cartolina’ da Crespino perché ne qualifica le sue caratteristiche principali di Paese sul Po con i Mulini ‘cantati’ dal Bacchelli e con Piazza Fetonte in una immagine che ne esalta tutta la sua ‘rara immensità’ tra i paesi della sinistra Po.
Con riferimento specifico alla Crespino Napoleonica eccovi innanzitutto un ‘crop’ by nostro Libro Story , quindi il Corpo di Guardia che all’epoca in cui Rovigo era sotto gli austriaci.
E con riferimento alla citata anamnesi storica del Polesine vi proponiamo alcune ‘carte geografiche’ che ne dimostrano anche cronologicamente la sua evoluzione tra Repubblica Cisalpina del 1799 e Regno d’Italia 1806 con relativa ‘carta francese’ che fa riferimento specifico al Dipartimento “BAS PO”.
Quando peraltro era vicerè d’Italia appunto quell’Eugenio Beauharnais (vedi foto by wikipedia) citato nella storia della “Sommossa di Crespino” cui si erano rivolti i “12 Giovani Crespinesi” che vi proponiamo ricordati nella lapide marmorea fotografata all’entrata del Municipio di Crespino, a destra sotto i portici in Piazza Fetonte.
E con riferimento alla Sommossa di Crespino vi proponiamo altresì il Palazzo della Pretura sulla Piazza del Mercato ( ora Piazza XX Settembre), immagine peraltro messa in cover la depliant che a Crespino nel 1989 pubblicizzava la Mostra Documentaria sul Periodo Napoleonico titolando “In nome della libertà vi ordiniamo…” , organizzata in sinergia tra Accademia dei Concordi di Rovigo e Biblioteca Comunale di Crespino di cui era presidente il prof Giorgio Rizzi ‘esperto studioso’ delle vicende che ( vedi last photo) hanno coinvolto in vari periodo la Storia di Crespino, dal mito di Fetonte alla ribellione a Napoleone, dalla storia dei mulini sul PO alla Crespino dei Foresti, Bacchiega, Carravieri (lo stesso Vincenzo qui citato tra i giovani della G.N.)  che è stata ancor prima di Fratta la  ‘culla’  della Carboneria in Polesine.


M.° S. G. & Sergio Sottovia
www.polesinesport.it