Bergantino nella Transpadana Ferrarese/ E Quelle 2 scomuniche nel 1273 e 1295 by Curia Episcopale di Ferrara (teocrazia feudale) per non aver pagato i dovuti tributi in natura e in denaro


Lo spiegano Adriano Franceschini e Franco Rizzi, quanto è successo a Bergantino nel 1273 e nel 1295, quando la Curia Episcopale di Ferrara, in epoca di teocrazia feudale , comminò le due storiche scomuniche perché Bergantino non pagò i previsti dovuti tributi in natura e in denaro.

Fatto questo preambolo, e utilizzato questo ‘punto d’appoggio’ per sollevare il mondo Bergantino ( e altri territori del Polesine) con tutta la loro lunga e  significativa Storia nella Transpadana Ferrarese, dalla citata Curia Episcopale al Ducato Estense, dalla Transpadana Estense allo Stato della Chiesa, dalla Repubblica Cisalpina al regno d’Italia sotto Napoleone, mentre dal Congresso di Vienna del 1815 tutti i Comuni polesani al di qua del Po vissero in unità politica con le vicende del Veneto , compreso Unità d’Italia e tempi successivi.

Per tutto questo , oltre al reportage trasmessoci dal Professore Franco Rizzi, cantastorie dell’enclave Altopolesine, abbiamo voluto allargare il discorso “Scomuniche storiche a Bergantino” proponendovi in calce anche la biografia del primo e grande ricercatore Adriano Franceschini (by wikipedia) e la storia breve della Transpadana Ferrarese ( sempre by wikipedia) , corredando il tutto con un quintetto di mappe geografiche che certificano l’andamento storico ( e idrografico) del territorio della Transpadana Ferrarese , oltre che del Delta Po a causa della Rotta di Ficarolo e poi del Taglio di Porto Viro.

PRIMA MAIN NEWS ( di Franco Rizzi, mail 12.11.2025)/ BERGANTINO E LA SCOMUNICA DEL 1295 SUBITA DALLA CURIA DI FERRARA, DOPO CHE NEL 1273 BERGANTINO AVEVA PATITO ANALOGA SCOMUNICA

Un breve report di storia locale medievale, le cui fonti di chi scrive sono l’archivio di stato di Modena (archivio segreto estense) e il bravo storico (scomparso qualche decennio fa) Adriano Franceschini originario di Porotto (Ferrara), un vero virtuoso nella ricerca archivistica alla Ludovico Antonio Muratori, cui si è sempre ispirato a livello scientifico ed umano..

 

 

 

 

Nel top secret estense (Giurisdizione sovrana, Vescovo di Ferrara busta 2), fra l’altro troviamo molte pergamene in latino dell’epoca (la carta da scrivere istituzionale dei secoli bui) riguardanti i rapporti tra Bergantino e il vescovo di Ferrara, capo spirituale e politico. Un paio recano la data del 1273 e riassumono la scomunica inflitta ai bergantinesi dal vescovo Alberto Pandoni che resse il prestigioso incarico dal 1271 al 1274 anno della morte. Il celebre storico settecentesco ferrarese Antonio Frizzi lo descrive come “intraprendente e capace nell’amministrazione dei beni della Chiesa”. Bergantino con Melara e Bariano faceva parte dei domini episcopali ferraresi, un potere assoluto (teocrazia) in senso feudale, specie sulla terra proprietà episcopale, l’unica vera ricchezza un po’ dappertutto. L’Alto Polesine era allora poverissimo, in preda agli umori alluvionali del Po, un’area paludosa e malsana.

Altre due pergamene, che riguardano sempre il paese natale di Stefano Gobatti, sono datate 1295 e rogate a livello notarile: una del 26 febbraio, l’altra del 9 ottobre (documenti ufficiali). Il paio reca la scomunica episcopale ai danni dei bergantinesi. Vescovo era Federico di Front dei conti di S. Martino entrato in carica l’11 febbraio 1290. Proprio nel 1295, per ordine papale, fu costretto ad assumere l’incarico di rettore generale della Marca d’Ancona. “Nominò così Arduino, canonico di Ferrara, suo procuratore, o vicario, per il disbrigo degli affari in curia a Ferrara”.

 

 

 

I bergantinesi annualmente, per l’usofrutto delle terre, erano tenuti a dare, una parte dei prodotti agricoli insieme ad una somma di denaro, Fatto è che nel 1295 risultano scomunicati (un’arma terribile) per aver violato i patti. Già nel 1273 era accaduto per gli stessi motivi. Allora sindaco a Bergantino era tal Gualfredino da Pandolfo, che doveva, secondo il documento del 26 febbraio, presentarsi a Ferrara per chiedere la cancellazione dell’interdetto con la garanzia che i suoi compaesani avrebbero in futuro rispettato gli impegni rurali. Il rogito del 9 ottobre documenta il perdono vicariale in quanto i bergantinesi avevano promesso di tornare a rispettare gli impegni. Segue poi il perdono concesso dal vicario vescovile. Non si sa se in seguito l’accordo funzionò.

Da alcuni anni i bergantinesi non pagavano i tributi in natura e in denaro, certo molto gravosi in quanto fondavano le loro risorse in massima parte sull’agricoltura ed era certo difficile privarsi di gran parte delle fonti di sostentamento.

Ecco l’accordo Bergantino-Ferrara in senso annuale: terza parte del vino risultante dalla vendemmia; la terra coltivata ad ortaggi e a viti doveva rendere a Ferrara dodici ferrarini per ogni biolca; ogni fattoria 100 capponi; nelle compravendite a Ferrara un soldo piccolo; in particolare per la terra, “il cedente aveva l’obbligo di restituire la terra al signore vescovile che, poi l’avrebbe trasferita con l’investitura al nuovo acquirente”; per le altre terre erano tenuti a fornire il quinto e il decimo del foraggio “grosso e piccolo, esclusi il miglio e il panico stoplarolo, il fagiolo selvatico e il lino, di cui dovevano corrispondere la decima parte”; per le fattorie “oltre il ponte del castello” l’imposizione era di dodici soldi e mezzo per biolca con la decima parte dei raccolti; per pecore, suini e capre un decimo; “era fatto loro obbligo di consegnare un quarto del legname al porto di Bergantino sul Po o direttamente al palazzo vescovile”.

Bergantino prometteva “infine di consegnare i prodotti non offerti nell’ultimo triennio-quadriennio sotto la garanzia di tutti i loro beni, pena una multa pecuniaria di cento libbre di ferrarini in caso di insolvenza”.

 

 

 

 

SECONDA MAIN NEWS ( by wikipedia) / FRANCESCHINI ADRIANO – BIOGRAFIA 

Adriano Franceschini by wikipedia

Adriano Franceschini (Ferrara, 17 aprile 1920 – Ferrara, 22 dicembre 2005) è stato uno storico ed epigrafista italiano.

Adriano Franceschini con una sua classe V. Scuola elementare di Porotto, Ferrara. Inizio anni '60

BIOGRAFIA

All'insegnamento elementare, cui si dedicò per tutta la vita, prestò affiancò una più che quarantennale attività di ricerca storica condotta attraverso lo studio di documenti notarili, epigrafi e testi antichi, molti dei quali conservati nella Biblioteca comunale Ariostea, nell'archivio del Duomo di Ferrara e nelle biblioteche di Verona, Modena e Mantova e di vari centri del Polesine. Si è interessato particolarmente alle vicende locali di Ferrara e dintorni, pubblicando, tra gli altri, dei saggi sul ghetto ebraico, sui commerci e sulla vita medievale e rinascimentale, sugli artisti e sulle storie di tante persone comuni. Mai in cerca di visibilità a buon mercato, Franceschini ha ottenuto in seguito il giusto riconoscimento da parte dei tanti studiosi che si sono giovati dei risultati della sua intensa e umile, ma cruciale, attività di cartista.

Inizio dell'attività di ricerca

Come molti storici più legati agli archivi che non agli studi accademici, la sua attività prese spunto da una committenza, che nel caso specifico arrivò dal Comune di Bergantino, interessato a recuperare fonti autorevoli sulla sua storia locale.

Da questo stimolo iniziale prese il via il suo lavoro di ricerca, per vari aspetti simile a quello di un altro grande storico contemporaneo, Marino Berengo. Fu spinto dalla sua saggezza contadina quando cominciò ad indagare, attraverso gli atti notarili, le vicende dell'Alto Polesine, e fu questo approccio a spingerlo in seguito ad interessarsi della storia della sua città, delle sue vicende artistiche e della presenza ebraica. Come apertura al primo testo che produsse[1] scelse le parole di un'epigrafe: Ognuno vede ciò che reca in cuore, e tali parole possono sintetizzare lo spirito che lo muoveva.[2][3]

 

 

 

...OMISSIS…

Partendo dallo studio delle comunità polesane iniziò ad interessarsi dei mutamenti prodotti dall'avvento della giurisdizione episcopale in sostituzione del precedente primato benedettino. Venne così in contatto col lavoro di altri studiosi, del passato o recenti, come Ludovico Antonio Muratori, Girolamo Tiraboschi, Giovanni Tabacco e Pier Francesco Fumagalli.[5]

...OMISSIS…

La sua opera principale dedicata a questo tema: Presenza ebraica a Ferrara. Testimonianze archivistiche fino al 1492 e pubblicata postuma ebbe genesi da un incontro fortuito tra il maestro e l'avvocato Paolo Ravenna durante i lavori di preparazione di una mostra al Palazzo dei Diamanti. Era la fine degli anni 80 e la mostra sarebbe stata preparata per il 1990. Lo studioso era già noto a livello internazionale ed era impegnato in quel momento nella stesura di tre volumi: Artisti a Ferrara in età umanistica e rinascimentale, che sarebbero stati pubblicati nel 1993, nel 1995 e nel 1997.[6]

ONORIFICENZE E RICONOSCIMENTI

Mel 1976 ottenne il Premio Stampa Ferrara e, per la prima volta, il premio venne consegnato senza una cerimonia ufficiale in una sala di rappresentanza ma a domicilio, e la commissione, nella quale era presente anche il sindaco di Ferrara Radames Costa, si recò a Fondo Reno, dal maestro, che per modestia aveva cercato di non apparire pubblicamente.[nota 1]

FOTO: Targa commemorativa per Adriano Franceschini posta sulla Scuola elementare di Porotto a lui intitolata. Comune di Ferrara. Ferrariae Decus

La sua attività venne apprezzata da storici a livello nazionale e internazionale, e il suo lavoro forse più impegnativo, Presenza ebraica a Ferrara. Testimonianze archivistiche fino al 1492, venne pubblicato postumo, nel 2007. Nella presentazione del volume il Presidente della Fondazione Carife ricorda la sua modestia come persona e il suo valore come studioso del patrimonio artistico e culturale della città estense nel periodo rinascimentale.[8]

Nel 1999 è stato insignito del titolo di Benemerito della cultura e dell’arte per essersi distinto nel mondo della cultura. L'anno successivo l'Università degli Studi di Ferrara gli ha riconosciuto la Laurea honoris causa in Lettere.[9]

A lui è stata intitolata la Scuola Elementare di Porotto, dove insegnò per moltissimi anni, e la sala di studio dell'Archivio di Stato di Ferrara, tante volte frequentata.[10]

Medaglia d'argento ai benemeriti della cultura e dell'arte.

APPENDICE FLASH – TRANSPADANA FERRARESE ( by wikipedia) / Transpadana ferrarese

La Transpadana ferrarese (Transpadana Frarésa in dialetto ferrarese, Transpadana Ferareza in dialetto polesano) è una regione storica di circa 370 km² costituita da una serie di località sulla sponda sinistra del fiume Po storicamente legate alla città di Ferrara, che si trova invece sulla sponda opposta del fiume, e che oggi si trovano in provincia di Rovigo, nel Veneto.

Geograficamente, la Transpadana corrispondeva a due zone comprese tra il fiume Tartaro e il Po. La prima zona si trova esattamente di fronte a Ferrara e corrisponde ai comuni rivieraschi compresi tra Melara e Canaro, includendo fra gli altri Bergantino, Ceneselli, Castelmassa, Castelnovo Bariano, Calto, Salara, Ficarolo, Gaiba, Stienta, Occhiobello (strettamente legato alla periferia di Ferrara) e parte di altri comuni tra cui Fiesso Umbertiano, Trecenta. La seconda zona comprendeva gli attuali comuni di Crespino, Papozze, Ariano nel Polesine, Corbola, parte del comune di Adria e Villanova Marchesana.[1]

Il nome è composto dal prefissoide "trans-" che significa "al di là" e da "padana" che è l'aggettivo riferito al fiume Po; significa dunque "territorio ferrarese al di là del Po", considerato dal punto di vista del capoluogo emiliano.

 

 

 

 

STORIA DELLA TRANSPADANA FERRARESE / ORIGINI

Nei secoli medievali tutto il Polesine rientrava nell'orbita ferrarese, come parte del più vasto sistema di possedimenti dei conti di Canossa, che comprendevano anche le zone dell'Oltrepò mantovano, del modenese e del reggiano. Alla morte di Matilde di Canossa la città di Ferrara mantenne il controllo sul Polesine anche perché le origini della stessa Ferrara e il suo sviluppo successivo sono strettamente legati al Po e al controllo dei commerci fluviali nella zona del delta. La rotta di Ficarolo attorno alla metà del XII secolo allontanò il ramo principale del Po dalla città spostandolo più a nord. La casa d'Este, al potere a Ferrara dal XIII secolo, mantenne il legame tra la città e il Polesine.

DAL 1484 AL 1815 – TRANSPADANA FERRARESE DAL 1484 AL 1815 – TRANSPADANA FERRARESE

Una cartina geografica dell'Italia settentrionale nel 1796 in cui si vedono le due zone in riva sinistra del Po che facevano parte della Transpadana Ferrarese

Ciononostante ben presto il territorio entrò nelle mire della Repubblica di Venezia, la cui politica di espansione in terraferma era dovuta anche alla necessità di controllare il bacino idrografico del delta padano. La contesa tra il Ducato di Ferrara, guidato dalla Signoria degli Estensi, e la Repubblica di Venezia per il controllo del Polesine sfociò infine nella Guerra del Sale (1482-1484). La pace di Bagnolo (7 agosto 1484) sancì il definitivo controllo da parte della Serenissima della maggior parte del Polesine detto di Rovigo, che non comprese il territorio rimasto agli estensi e che venne quindi chiamato Transpadana Ferrarese.

Il confine della prima zona fu posto sul canale di Ostiglia a ovest, sul Tartaro a nord e sul Poazzo a est. Alcune località polesane furono separate in due. Questa situazione è presente ancora oggi nei toponimi Guarda Veneta e Guarda Ferrarese, ad esempio.

La Transpadana rimase parte del Ducato di Ferrara (che dal 1598 rientrò a far parte dei domini diretti dello Stato della Chiesa) fino alla riorganizzazione territoriale operata da Napoleone, che nel 1796 ridisegnò i confini dei dipartimenti territoriali di questa regione; il Trattato di Campoformio tenne come confine il Po dalla Fossa Polesella fino alla foce, seguendo il corso del ramo principale o "Po Grande", inglobando la seconda zona della Transpadana nella provincia di Rovigo che passò, con tutto il Veneto, sotto l'Austria.

La prima zona passò invece, con tutto il territorio di Ferrara, nella Repubblica Cisalpina.

Nel 1802, nel corso della seconda campagna di Napoleone, il Polesine di Rovigo passò dal Veneto alla Repubblica Italiana e insieme al ferrarese, al ravennate e alla Transpadana Ferrarese costituì il Dipartimento del Basso Po.

Nel 1815 il Congresso di Vienna stabilì il percorso del fiume Po come confine tra il Regno Lombardo-Veneto e lo Stato della Chiesa, sancendo il definitivo passaggio della Transpadana Ferrarese sotto la provincia di Rovigo.

Anche la Chiesa cattolica italiana prese atto dei nuovi confini nel 1819, attuando uno scambio di territori tra la diocesi di Adria e l'arcidiocesi di Ferrara; le parrocchie della Transpadana passarono sotto la diocesi di Adria che fu posta sotto la giurisdizione metropolitica del patriarcato di Venezia.

Il confine tra le province di Rovigo e Ferrara fu poi confermato nel 1866, quando il Veneto passò all'Italia al termine della terza guerra di indipendenza.

Oggi il dialetto parlato nella Transpadana Ferrarese è ad ovest (da Santa Maria Maddalena) quello ferrarese, retaggio del legame plurisecolare della città emiliana su questa zona di confine; più a est i dialetti tendono a mescolarsi, prevalendo man mano che ci si allontana da Ferrara sempre più un dialetto tendente alla parlata veneta.

 

 

 

EXTRATIME by SS/ In cover rappresentiamo Bergantino con la chiesa patronale di san Giorgio ( guarda caso lo stesso santo della Cattedrale di Ferrara) abbinata allo stella e labaro del Comune.

Quindi in apertura di fotogallery rendiamo onore al grande ricercatore Adriano proponendolo in una foto degli anni ’60 estrapolata dalla foto scuola con i suoi alunni della V Elementare a Porotto e in kit col suo libro di ricerca sui “Frammenti Epigrafici degli Statuti di Ferrara nel 1173 venuti alla luce nella Cattedrale” a Ferrara.

E a seguire le due mappe idrografiche del fiume Po prima e dopo la Rotta di Ficarolo e del Taglio di Porto Viro, con relative variazioni morfologiche sul Delta Po.

Quindi dopo la mappa ‘politica’ dell’epoca napoleonica datata 1796, vedi Papal State, con quella Transpadana Ferrarese che poi documentiamo in mappe specifiche , ma con relative evoluzione storiche di entrambi i ‘gruppi’ di comuni in Polesine poi passati tutti dal 1815 dallo Stato Pontificio al Regno Lombardo Veneto, assiema a tutti gli altri Comuni del Polesine, con la neonata Provincia di Rovigo.

Franco Rizzi & Sergio Sottovia

www.polesinesport.it