Dal toponimo “Vicus Folo” a Comunità in riva al PO, nel libro “GAROFOLO, il nome di un fiore, le origini, il Tisi e la storia”, di Pattaro e Candini/ Dalla rotta di Ficarolo nel 1152 alla Transpadana Estense e... nel Veneto
Della storia della Transpadana Estense abbiamo parlato tanto e di più , con riferimento all’Altopolesine, da sempre enclave interregionale. Adesso vi parliamo della Comunità di Garofolo, perché pur essendo ai confini della Serenissima, ha sempre vissuto in simbiosi col territorio estense, tanto più che Ferrara dista solo 10 km, mentre Venezia era ...lontana dagli occhi e lontana dal cuore, almeno fino alla Restaurazione avvenuta col Congresso di Vienna nel 1815, quando tutto il Veneto ‘di qua dal Po’ divenne sotto gli Austriaci.
Mettiamoci anche che la Cispadana Estense restò tale anche durante la Repubblica Cisalpina e nel Regno d’Italia sotto Napoleone, per cui è giusto onorare la Comunità di GAROFOLO ( in Comune di Canaro) anche perché è il paese natale del noto pittore Benvenuto Tisi , detto appunto il Garofolo, e di cui in Polesine si conservano ‘tele’ importanti sia a Crespino che a Rovigo.
E lo facciamo onorando nel contempo il libro degli autori Antonio Pattaro e Franco Candini , dal titolo “GAROFOLO, il nome di un fiore, le origini, il Tisi e la storia”,, anche perché si rischia di non farne giusta e doverosa memoria, tanto più che per certi versi del citato libro ne ho ‘vissuto’ la genesi, incontrando per diversi sabato mattina gli Autori a casa dell’amico Antonio Pattaro, giusto perché si evolvesse oltre i ricordi personali di un ‘Gruppo di Ragazzi’ che erano stati ‘protagonisti’ tra Parrocchia , Sport e Comunità negli ultimi 40 anni.
E così il LIBRO di Pattaro e Candini è diventato anche Storia di una Comunità fin dalle sue Origini , travasando il frutto delle ricerche fatte dallo storico Claudio Garbellini ( poi anche sindaco di Canaro e che ho conosciuto estimato direttamente ) nella sua opera “Canaro, una comunità nella storia”.
Fatto queste premesse anche personali, e visto che poi ho visto da vicino il perfezionamento tipografico del libro fatto da Simone Pattaro ( figlio di Antonio) e dall’amico Raffaello Raboni ( soprattutto per la parte riferita al pittore Benvenuto Tisi) , voglio rendere onore all’opera degli autori Pattaro – Candini , memorizzandola in the world con questa pubblicazione qui su www.polesinesport.it , con questa prima fase ‘storica’ e a seguire con la seconda fase dedicata prettamente al pittore Benvenuto Tisi, detto il Garofolo, con focus su Biografia personale e artistica.

PREMESSA ( di Antonio Pattaro - Franco Candini ) / LA “PRESENTAZIONE “ DEL LIBRO A CURA DEGLI AUTORI
Ricostruire la storia di Garofolo non è sicuramente una facile impresa, dimenticarsi di qualche evento o di qualche persona è un rischio che dobbiamo correre e, se ciò dovesse accadere, ce ne scusiamo fin da subito.
Ci è sembrato, comunque, importante ricordare i fatti accaduti nel tempo e le persone che, con il loro impegno, hanno contribuito a migliorare le condizioni di vita del nostro piccolo paese. Abbiamo approfondito soprattutto la storia degli ultimi quarant’anni, non senza però tralasciare alcuni cenni storici essenziali che hanno, nei secoli, segnato la vita delle nostre genti.
Il nostro punto di riferimento, per ciò che concerne la ricerca storico etnografica, e’ stata l’opera “Canaro, una comunità nella storia” del nostro compianto sindaco e compaesano Claudio Garbellini.
Da questo imponente lavoro abbiamo estrapolato dati e statistiche demografiche che riguardano Garofolo e i suoi abitanti cercando, nello stesso tempo, di dare un ulteriore contributo per una migliore comprensione delle nostre radici.
Il nostro non è un intento campanilistico, (per altro senza il campanile) ma unicamente il voler rafforzare il valore della memoria che è quello di rendere omaggio e di essere riconoscenti verso coloro che ci hanno lasciato, ma è inoltre uno stimolo per tutti noi nel portare avanti le manifestazioni per la crescita del paese e per rinsaldarne sempre più la coesione sociale.
Abbiamo arricchito questo nostro lavoro con molte fotografie, sia di luoghi che di persone, convinti che, in sintonia col famoso detto confuciano “un’immagine vale più di mille parole”, per ogni comunità è fondamentale conoscere le proprie origini e le vicende storiche che l’hanno segnata nel tempo così da poter ricostruire un percorso che sfocia nel presente e ne aiuta la sua comprensione.

PREFAZIONE ( Nicola Garbellini, Sindaco del Comune di Canaro ) / IL SALUTO – PREFAZIONE DA PARTE DEL SINDACO DI CANARO
Chiunque conosca Garofolo sa che si tratta di qualcosa di speciale. Una specialità che non per forza deve essere capita ma che va rispettata. Solo colui che capirà questo potrà entrare nelle teste e nei cuori di persone straordinarie come i cittadini di Garofolo e di un territorio dove non esistono case o famiglie, ma una sola casa ed una sola famiglia.
Il libro degli amici Antonio Pattaro e Franco Candini, che con orgoglio intendiamo patrocinare, è un’opera da leggere tutta d’un fiato, un volume che non è solo storia di fatti ma storia di legami, di nomi e di passioni. Un lavoro dal quale emerge con forza il senso di appartenenza, l’identità, il voler continuare ad essere sempre e comunque uno nato lì, e non solo passato da li.
Anche sul piano personale, questo scritto scava dentro di me: perché parla di noi, ricordando le tante opere realizzate nel corso degli ultimi dieci anni, ma soprattutto perché racconta di mio padre, confermando quanto avesse a cuore questa Comunità e quanto questa Comunità lo considerasse parte di essa.
In conclusione, l’opera “Garofolo - il nome di un fiore - le origini, il Tisi e la storia” genera una magìa: quella di proiettare il lettore tra le vie di Garofolo, di mostrargli i volti dei suoi abitanti e di fargli vivere, almeno in parte, la sua unicità.

MAIN NEWS ( dal libro di Antonio Pattaro e Franco Candini, 2021) / GAROFOLO, IL NOME DI UN FIORE, LE ORIGINI, IL TISI E LA STORIA ( PRIMA PARTE: LE ORIGINI, IL NOME DI UN FIORE, IL PO E LA TRANSPADANA ESTENSE)
LE ORIGINI
Il nostro territorio era una zona paludosa già ai tempi degli etruschi (VIII secolo a.C.) e sono dovuti a loro i primi tentativi di bonifica nonostante i continui sconvolgimenti idrografici.
Di questo lavoro di sistemazione idraulica usufruirono i romani che conquistarono un territorio che aveva già un suo ordine e disponeva di risorse tali da assicurare capacità di insediamento. In questo periodo vi sono imponenti interventi idraulici, di centuriazione, di attività agricola e, soprattutto, una intensa opera di viabilità.
Nel periodo romano la forma più diffusa di popolamento era il “vicus”, un aggregato di casolari situato nei punti più sopraelevati (polesini) rispetto alle paludi, spesso all’incrocio tra le vie di terra e quelle navigabili.
IL NOME DI UN FIORE
A quest’epoca si fa risalire il primo “toponimo” conosciuto “Vicus Folo” che, insieme al “Vicus Orcano” (Raccano) e al “Vicus Canarii (Canaro) rappresentavano gli unici insediamenti umani delle nostre zone.
Il nome attuale deriva quindi da questa antica denominazione, il suo significato è Garofano: “Garoful” nel nostro dialetto e “Garofal” nel più stretto dialetto ferrarese.
Per capirne l’origine si sfiora la leggenda, secondo la quale si narra che da queste paludi emergeva dal terreno una pianta di questo fiore; sta di fatto che il garofano lo ritroviamo ancora oggi nello stemma del nostro Comune.

IL PO E LA TRANSPADANA ESTENSE
Il fiume ha determinato nei secoli, nel bene e nel male, la nostra storia; fonte di disgrazie per le continue “rotte” e guerre per il suo controllo, ma anche di sostentamento per le nostre genti. La catastrofica rotta di Ficarolo del 1152 sconvolse profondamente il territorio e la sua idrografia e il fiume che passava per Ferrara (oggi Po di Volano) cambiò il suo corso creando l’attuale Po di Venezia, a svantaggio dei ferraresi ed a favore dei veneziani. Inoltre, con questa “rotta” venne a formarsi un nuovo territorio, la “transpadana ferrarese”, un’area destinata a diventare una sorta di frontiera cuscinetto tra due Stati, la Repubblica Serenissima di Venezia e l’“Istituzione Comunale di Ferrara” (1), delimitata da una parte dal nuovo ramo del Po e dall’altra dal Poazzo che divideva Canaro in ferrarese e, dall’altra sponda, in veneto.
Garofolo era compreso in questa zona che diventò, con l’occupazione estense, avamposto militare di confine in contrapposizione a Polesella sotto il dominio veneto. Questa posizione era talmente rilevante che Ercole I° d’Este (2) vi costruì un palazzo fortificato distrutto poi dai veneziani durante “la guerra del sale” o “guerra di Ferrara” (3) svoltasi per un intero biennio tra il 1482 ed il 1484 e del cui fortilizio purtroppo non resta alcuna traccia. Nella storia della famiglia Martelli di Canaro (4) è riportata la descrizione, tratta dal libro di G. Sardi “Delle Historie Ferraresi” che ne illustra, già nel 1646, le vicende del periodo tra la metà del 1400 ed il ‘500 del Polesine, dove ……. “i soldati correvano per il contado da padroni, senza controllo, «avendo i venetiani dato loro licenza a ciasch’uno di rubare i Ferraresi e abbruciare le case loro».
Solamente con il ritiro delle forze spagnole nel 1515 ed il ritorno delle genti sul Polesine i duchi di Ferrara ripresero le opere di bonifica e di ricostruzione dei territori in loro possesso. Successivamente il territorio conobbe 282 anni di invidiabile pace fino all’arrivo nel 1797 dell’esercito francese.
All’anno 1289 si fa risalire la costruzione della nostra Chiesa, dedicata a Santa Margherita (5), un edificio sacro soggetto nei secoli a diversi rifacimenti per le continue inondazioni. In particolare deve essere fatta menzione al fatto che in passato a lato della stessa struttura di culto era presente un maestoso campanile, (costruito in epoca successiva – nel 1790), che purtroppo venne distrutto alla fine della II° guerra mondiale per eventi bellici. Della Chiesa e delle visite che venivano svolte dal governo della curia nel corso del tempo, viene riportato in corrispondenza della visita nell’anno 1673 che …” a S. Margherita ci sono 3 immagini: S. Margherita, S. Agata, e S. Lucia; il campanile è piccolo e di antica struttura; gli abitanti 382 e si nomina Don Saladino Rettore di questa chiesa ()6”.
Un curioso elemento per il campanile è registrato nella sintesi cronologica delle visite svolte da quella che era l’amministrazione di culto nel corso del tempo e conservato presso la sede vescovile di Adria nel 1790 dove risulta dall’annotazione del sopralluogo che lo stesso campanile “era bello e slanciato, ma ancora da pagare” (7). Mentre la ragione per la quale il campanile distrutto dagli ultimi eventi bellici del 1945 non fu ricostruito risiede sul fatto, così come riportato dalle note delle visite …. “perché oggi abbiamo i dischi con l’altoparlante”.

Il Polesine, all’epoca detto “Polesine di Gorzone” (8) è stato nei secoli soggetto alle furie delle acque sia del fiume Po che di quello dell’Adige e Garofolo è stato uno dei paesi che ne ha sempre pagato un tributo notevole in termini di danni e distruzione. Le grandi alluvioni si sono succedute con cadenza centenaria, ma quasi puntuale nel 1589; 1705; 1844. Nel 1839 e nel 1844 fu come detto oggetto di inondazione dal fiume Po, ma anche invaso dalle acque del fiume Adige nel 1850 le quali arrivarono a lambire gli argini del più grande fiume. Questa alluvione e la mancanza di canali di bonifica dell’intera area comportarono un ristagno delle acque per anni ed il crollo della Chiesa di S. Margherita. Il Comune dovette intervenire per riedificarla, anche se piu’ piccola della precedente, lavori che però furono sottoposti ad una nuova alluvione nel 1882 con danni rilevanti.
Proprio a causa di questa ennesima prova di devastazione da parte delle forze della natura una o forse piu’ di una delle opere del pittore Benvenuto Tisi furono oggetto di vendita. Sempre dal libro “Il Polesine di Rovigo” viene annotato al riguardo “Dice il Bocchi (9) che un suo, (del pittore B. Tisi), Ecce Homo, che si trovava in S. Margherita di Garofolo, venduto, si trova ora nella Chiesa del Gesu’ di Ferrara. Pure di qualche altro quadro che egli ha lasciato alla sua chiesa, dopo l’alluvione del 1882, è stata portata alla Pinacoteca di Ferrara, dove tuttora si trova.”
Delle condizioni del territorio in quel tempo è fatta una descrizione sempre dal Bocchi che indica per tutta la zona coperta da grandi paludi, boschi e canali: ….“l’aria era insalubre, le strade impraticabili fino all’800. Generalmente gli abitanti delle sponde del Poazzo erano affetti da splenite (infiammazioni alla milza). Nelle stagioni piovose tutto era sommerso da acque stagnanti mentre sappiamo che la terra sarebbe stata feracissima e ricchissima l’agricoltura, se fosse stata bonificata” (10).
Si deve considerare che l’area era priva di percorsi agevoli ovvero di come oggi i trasferimenti vengono comunemente intesi in quanto basti pensare che per compiere il tragitto da Rovigo a Ferrara occorrevano 2 giorni. Nel prospetto generale, che sempre il Bocchi ne fa del Polesine il territorio viene descritto nel 1861 come segue: …“Sino a pochi anni addietro, parlare del Polesine nell’altre province, specialmente montane, era come parlare di paese penitus toto divisus orbe. Tranne Rovigo, s’ignoravano quasi gli altri luoghi, trovavasi a stento vetturino che volesse condurvi, e a prezzi favolosi; n’erano proverbiali il fango, lo squallore, l’acque stagnanti, l’aria malsana, le febbri periodiche, le rane, le zanzare specialmente quanto ai distretti inferiori. Inoltre i covigli de’ villici, fra tante acque le pessime potabili, la generale incoltura, l’ignoranza del volgo, facevano credere la nostra provincia una Beozia.…..

Come accennato nel paragrafo precedente, la Chiesa è stata costruita alla fine del XIII^ secolo in un periodo definito dagli storici come “Basso Medioevo”. Sotto il punto di vista artistico le costruzioni di questo periodo si possono descrivere come architetture di gusto gotico, e la chiesa dedicata a S. Margherita avrebbe potuto molto probabilmente rispondere a questo stile anche se non si trovano informazioni puntuali al riguardo.
Nel particolare la chiesa di Garofolo ha orientamento Oriente (a Est l’ingresso) – Occidente (ad Ovest l’altare maggiore), con un ampio sagrato frontale. La facciata dopo i notevoli rimaneggiamenti del tempo risulta neogotica. Si presenta con una parte centrale con soffitto a capanna e due ali rettangolari. Le cornici risultano modanate a dentelli ed è scandita da lesene composite, tra le quali, nella parte inferiore, si aprono tre portali a tutto sesto, con gocciolatoi curvilinei. Nella parte superiore centrale risulta un rosone perfettamente circolare, posto in asse sulla porta d’ingresso. Le lesene verticali che slanciano tutto il complesso sono sormontate da bassi pilastrini rettangolari.
A ridosso del lato a sinistra della Chiesa è presente un edificio di civile abitazione, la Canonica, che è collegata anche internamento con la stessa Chiesa nella parte piu’ avanzata.”
All’interno della Chiesa, nella logica del Museo diffuso, voluto dall’Amministrazione Comunale, sono presenti delle opere ottocentesche: una Pala d’altare raffigurante la Risurrezione di Lazzaro, copia fedele eseguita dal pittore ferrarese Girolamo Domenichini, (Ferrara 1813-1891), di una Pala su tavola già opera del pittore Benvenuto Tisi e messa a disposizione dall’Ing. Luciano Zerbinati.
Inoltre è presente una seconda opera, delle dimensioni piu’ contenute, sempre copia del grande pittore cinquecentesco, eseguita nell’ottocento dall’artista Girolamo Scutellari, (Ferrara 1821-1895), raffigurante l’Orazione di Gesù.
Nel 2012, con il sostegno del nostro parroco e l’aiuto di un concittadino, Emilio Caniato, sono stati eseguiti importanti lavori sulla Chiesa, con la sistemazione del tetto ed il risanamento delle murature e contribuendo inoltre alla ristrutturazione dell’edificio destinato al CSI. A questi ultimi lavori hanno partecipato anche molti ragazzi del paese

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CIFRARIO
1 _ Alla morte della gran Contessa Matilde di Canossa, nel 1115, a Ferrara, come in molte altre parti dell’Italia nasce l’istituto del libero Comune che sopravvisse sino al 1208 quando Azzo VI d’Este instaurò la Signoria della Casa d’Este
2 _ Si deve rilevare che il Polesine, già appartenente alla famiglia dei Carraresi di Padova, era stato ceduto a Venezia già nel 1405 e fu occupato da Ercole d’Este fin dal 1438. Il territorio del Polesine.
..omissis….” non conobbe che disastri e miserie durante le guerre tra Ferrara e Venezia tra la fine del ‘400 ed il principio del ‘500” Cfr. F. Martelli, “I Martelli di Canaro”, To 2001, pag. 118
3_ La cosiddetta Guerra di Ferrara, che si svolse dal 1482 al 1484 fu una grave minaccia al governo degli Este sul territorio di Ferrara. Promotore ne fu Girolamo Riario, nipote del papa Sisto IV e signore di Forlì ed Imola. Girolamo voleva espandere il proprio dominio cercando di inglobare i territori della confinante signoria del Casato degli Este. Per questo promosse un’alleanza tra lo Stato della Chiesa e la Repubblica di Venezia, nel tentativo di impossessarsi di Ferrara la quale si alleò con il Regno di Napoli, il Marchesato di Mantova e la Repubblica fiorentina. Anche Ferrara dal canto suo aveva cercato di aggirare il proprio accordo per la fornitura di sale dalla Serenissima mettendo sotto il proprio controllo la produzione di sale delle saline poste in Comacchio. La pace di Bagnolo, (trattato di Bagnolo firmato il 7 agosto 1484), seppure dal punto di vista generale non cambiò gli assetti di dominio iniziali per il Polesine vi fu una modifica radicale in quanto il territorio di Fratta Polesine passa alla Serenissima e per Garofolo, il cui confine dei territori era amministrato dagli Estensi fino al Poazzo, viene ceduto alla Repubblica di Venezia, (un territorio a metà).
4_ Cfr. F. Martelli, “I Martelli di Canaro”, Torino 2001, pag. 118 e segg.
5_ Non si conoscono a fondo le ragione per le quali la Chiesa è stata dedicata alla Santa. A breve di stanza da Garofolo, a Cologna Ferrarese un’altra chiesa è dedicata alla stessa Santa.
6_ Cfr. Pia e Gino Braggion “Il Sacro nel Polesine - Gli Oratori nella Diocesi di Adria”, Volume II^ 1986, pag 117 e segg
7_ Cfr. Pia e Gino Braggion “Il Sacro nel Polesine - Gli Oratori nella Diocesi di Adria”, Op. citata pag. 118.
8_ Facevano parte del “Polesine di Gorzone” oltre a Canaro, Ponte di là dal Po, Occhio Bello, Gorzone, Garofolo, Guarda, Racano, La Paviola. Cosi in “I Martelli di Canaro”, op. citata
9 _ Cfr. Francesco Antonio Bocchi di Adria, “Il Polesine di Rovigo” Milano 1861, pag.188. in “Grande illustrazione del Lombardo-Veneto a cura di una Società di Letterati Italiani, Vol. Quinto, Parte Seconda.
10 _ Cfr. Bocchi Francesco Antonio Bocchi “Il Polesine di Rovigo” 1861, pag. 188

EXTRATIME by SS/ In cover le immagini che fanno parte della copertina del libro.
E cioè il busto del pittore Benvenuto Tisi conservato presso il Museo MUVIG; la sede del circolo CSI di Garofolo, la facciata della Chiesa e il quadro del pittore Benvenuto Tisi da Garofolo conservato presso la Chiesa di Crespino (RO).
Quindi in apertura di fotogallery vi propongo tre mappe storiche extra libro, giusto per segnalare com’era la situazione fisica e politica del territorio polesane, nel periodo della Transpadana Ferrarese, come da date indicate, anche per quanto riguarda il Polesine di Rovigo e le varie Diocesi che nel XVII Secolo ‘governavano dall’Altopolesine al delta del Po, anche in territori della Transpadana Estense.
Mentre, dopo il logo del Comune di Canaro che ha nello stemma il significativo ‘Garofolo’ , vi proponiamo tre mappe storiche pubblicate altresì sul libro scritto da Pattaro e Candini, di cui proponiamo nel flash finale la relativa ‘presentazione’ relativamente all’evento datato 6 giugno 2021 ( cui ho partecipato raccogliendo ampia fotogallery già pubblicata su questo sito), avvenuto nella sala civica di Garofolo.
Antonio e Simone Pattaro, Franco Candini, Raffaello Raboni, Sergio Sottovia