Dieci secoli di Transpadana ferrarese, nel libro “GAROFOLO, il nome di un fiore, le origini, il Tisi e la storia”, di Pattaro e Candini/ Tra Estensi e ‘Podestaria’ dal 1625, esodo in Brasile nel 1789 e poi Mulini del Po by Bacchelli


Quanto sia stata, e lo sia per noi  e per i nostri lettori,  la vita prototipo di un piccolo GAROFOLO, il paese sulla riva sinistra del PO, soprattutto quando le vie d’acqua erano le principali vie di comunicazione, l’abbiamo già segnalato presentando il Libro ““GAROFOLO, il nome di un fiore, le origini, il Tisi e la storia”, scritto da Pattaro e Candini.

Adesso il nostro focus diventa prototipo, perché andiamo di più nel dettaglio ‘temporale, pubblicando quanto scritto dagli Autori con riferimento al periodo che va dal XVI secolo fino agli inizi del Novecento, attraversando tutte le problematiche della società italiana e in particolare di quelle della Transpadana Ferrarese ( quindi anche all’epoca prima dei Duchi Estensi e poi del Vescovi-Duchi).

A tal proposito invito i nostri lettori a visitare quanto scritto già qui su www.polesinesport.it , con riferimento a quanto scrissi con riferimento a “Ferrara la mia Città della Cultura”.

Ferrara la mia “Città della Cultura - ODG 2023 col Dosso Dossi & Garofolo al Diamanti/ E Corso_01 ”La professione oggi: baluardi e nuove frontiere della deontologia”; relatori Alberto Lazzarini, Naccari, Motta, Dora Carapellese, Ram

E poi , asti pensar che se si parla di “Podestaria” , dobbiamo giusto sottolineare che nel 1625 : Canaro e Paviole (1308 abitanti), Garofolo (587 abitanti), Guarda Ferrarese (2141 abitanti), Ro (502 abitanti) e Zocca (218 abitanti).

 

 

Tra queste emerge un habitat geografico dove le acque del Po ( ma anche quelle dell’Adige) erano fonti di vita quotidiana, di Comunicazioni e anche di fonte commerciale, determinate anche dalla evoluzione socio-economica sia in Italia che all’Estero, tant’è che ...basta leggere i numeri dell’esodo della gente di Garofolo in Brasile nel 1789, e pi quelli della famigerata rotta dell’Adige nel 1882 ( sì, dell’Adige, in Polesine fino al Poazzo a Canaro) ‘rappresentativa’ delle varie problematiche socio-economiche italiane.

 

 

 

Mettiamoci anche l’epopea dei Mulini del Po, come raccontato da Riccardo Bacchelli , ambientata proprio nella Transpadana Ferrarese, e allora si capisce quanto fosse importante la famigerata ‘tassa sul macinato’ e perché proprio galileo Beghi, il medico di Garofolo divenne ‘Deputato’ socialista in quell’epoca delle sommosse contadine.

 

 

 

 Fatte queste premesse , eccovi tout court quanto promesso, rimandandoci in calce al nostro tradizionale Extratime, con riferimento alle telefonate intercorse con Antonio e Simone Pattaro , anche perché confidenziali sia per quanto riguarda la genesi della pubblicazione del Libro e successive emozioni, che peraltro documenteremo anche nella fotogallery, agganciate ai diversi fatti vissuti sia prima che post evento presentazione.

 

 

 

MAIN NEWS ( dal libro di Antonio Pattaro e Franco Candini, 2021) / GAROFOLO,  IL NOME DI UN FIORE,  LE ORIGINI, IL TISI E LA STORIA ( SECONDA PARTE – DAL XVI AL XVIII SECOLO; IL PAESE NEL 1800; I MULINI SUL PO,GAROFOLO NEL 1900 ) 

DAL XVI° AL XVIII° SECOLO

 Furono secoli di grandi trasformazioni per il territorio e i suoi abitanti; a metà del 1500 la parrocchia contava 120 anime da comunione ed erano presenti due confraternite, quella del “Santissimo” e quella della “Beata Vergine del Rosario”. 

 

 

 

In seguito il paese era notevolmente cresciuto: nel 1625 Garofolo diventava parte di una “Podestaria” con 935 abitanti; una forma di governo, questa, con a capo un podestà (19), che comprendeva diversi paesi limitrofi. Alla vigilia della rivoluzione francese (1788) la Podestaria contava, nel suo complesso, 4756 abitanti e comprendeva: Canaro e Paviole (1308 abitanti), Garofolo (587 abitanti), Guarda Ferrarese (2141 abitanti), Ro (502 abitanti) e Zocca (218 abitanti). Nella parrocchia, oltre alla chiesa di Santa Margherita, vi erano due oratori: l’oratorio di S. Maria della Consolazione e quello di Sant’Antonio da Padova. Il primo, risalente al 1715, apparteneva ai padri Serviti di Ferrara ed era situato nella campagna “Frattina” dove la struttura, vicino al cimitero, è presente ancora oggi. 

 Il secondo, dedicato a Sant’Antonio da Padova, fu costruito nel 1704 dal conte Graziadei ed era situato dove oggi c’è la fattoria “Campagnazza” (20), sotto l’argine del Po.

 

 

 

IL PAESE NEL 1800

 Nel 1811 il paese contava 670 abitanti ed era ancora residente la famiglia Tisi che aveva i maggiori possedimenti agrari del territorio oltre a diversi caseggiati di sua proprietà. 

Una data da ricordare è il 1816, anno che segnò, per opera degli austriaci, la fine della Transpadana estense e il passaggio di questa alla provincia di Rovigo. 

Verso la fine del secolo un altro evento condizionò profondamente la vita sociale del paese; nel 1882 vi fu la rotta dell’Adige che causò gravi danni alle abitazioni e ai terreni coltivati, peggiorando ulteriormente le già precarie condizioni di vita degli abitanti. Fu questa situazione che fece esplodere il fenomeno migratorio: dal 1888 al 1901 dal nostro comune emigrarono verso il Brasile 1719 persone su circa 3400 abitanti, un vero e proprio esodo !

 

 

 

 

MULINI SUL PO

Si hanno notizie della loro presenza sul fiume già dai primi anni del 1600 e “l’epopea” dei mulini natanti sul Po rappresenta un aspetto peculiare della realtà economica e sociale di Garofolo e del Polesine in generale. Si trattava di una costruzione galleggiante (21) che sfruttava l’acqua del fiume per macinare frumento e granoturco che, nei diversi momenti di magra o di piena, veniva spostata e di nuovo ancorata per utilizzare al meglio la corrente. L’applicazione della tassa sul macinato, che divenne un’imposta sui consumi a carico dei cittadini, rese sempre più difficile la vita agli esercenti, costringendo alcuni di loro a chiudere l’attività. Nel 1877 i mugnai del Po, polesani e ferraresi, costituirono un consorzio e nell’assemblea di Polesella del 12 settembre dello stesso anno, approvarono lo “statuto consorziale” per difendere e tutelare la loro categoria. 

 

 

 

Nell’anno successivo la presidenza inoltrò al parlamento una petizione che descriveva l’estrema difficoltà della loro attività per colpa della tassazione (22). In questi anni sulla riviera tra Garofolo e Paviole erano in funzione 12 mulini ma, nel frattempo, il progresso dell’industria molitoria e le limitazioni per la navigazione e la tutela degli argini (23), provocarono la loro decadenza e nei primi decenni del 1900 scomparvero. 

 

 

 

Nel 1939 fu demolito il mulino di Pallante e nel 1942 fu smantellata definitivamente la “Mulinazza” di Ernani Pavani, struttura fluviale che aveva funzionato per 66 anni ininterrottamente (24) . Dobbiamo inoltre ricordare le altre famiglie di mugnai di Garofolo: Tisi, Beghi, Spaolonzi, Marzolla, Turolla e di Fabbri, quest’ultimo chiuso negli anni della II^ guerra mondiale. A tutt’oggi, di questa fase storica, ci rimane un pane particolare, la “pinza alla munara”; i mugnai la cuocevano sulla “rola” bollente del camino ricoprendola con cenere e brace ed era una sfoglia di pane azzimo, senza lievito, ripiegata più volte su sé stessa ed intrisa di strutto di maiale.

 

 

 

 

  GAROFOLO NEL 1900

 Agli albori del 1900 l’intero comune attraversava un periodo di estrema difficoltà: la malaria (1.973 casi nel 1911), la pellagra, le precarie condizioni igienico-sanitarie, l’elevata mortalità infantile e la continua emigrazione erano le emergenze da affrontare.  Sul piano strutturale Garofolo non aveva subito particolari trasformazioni, mentre sul piano sociale e politico la situazione si stava evolvendo rapidamente. Il partito socialista e le leghe di miglioramento da una parte e il movimento cattolico dall’altra avevano portato la popolazione ad una nuova coscienza di sé stessa e del suo ruolo fino a far nascere un’accesa conflittualità sindacale che sfociò nei primi scioperi organizzati.

 

 

 

In questo contesto si colloca la figura dell’illustre medico socialista Galileo Beghi; nato a Garofolo nel 1874, assunse la condotta medica di Canaro nel 1900 a soli 26 anni, mantenendola fino al 1940.  Ancora oggi i più anziani lo ricordano per il suo impegno nel combattere la malaria e per migliorare le condizioni sanitarie del comune (25).  Al 1913 risale la sua elezione in parlamento, confermata nel 1919 e nel 1921. Nel 1922, anno dell’ascesa al potere del partito fascista sotto la guida di Benito Mussolini, il comune contava 4.431 abitanti, di cui 1.082 residenti a Garofolo ed il deputato Beghi si ritirò definitivamente dalla scena politica di fronte alle violenze, distruzioni e pestaggi operate dal partito fascista nei confronti delle popolazioni del Polesine. In quel periodo la dislocazione abitativa era per lo più concentrata nella frazione e molto sparsa nella campagna, con il centro di Canaro semi deserto, con poco più di 50 abitanti.

 

 

 

CIFRARIO ( da n.19 a n. 25) ///

 19 _ La Podestaria potrebbe essere definita un’evoluzione dell’Istituzione comunale del Basso Medioevo ovvero un territorio amministrato da un podestà che risultava essere un’autorità scelta tra i cittadini, (dell’alta borghesia), e/o di altre città che esercitava il potere, la sovranità, per un tempo limitato. La carica di podestà, la sua durata, nonché la residenza e il territorio di giurisdizione erano chiamati podestaria, in particolare durante il Basso Medioevo e nei secoli successivi

 20 _ Del podere della “Campagnazza” viene riportato dalle memorie della gente locale che l’edificio fosse in passato stato realizzato da frati benedettini Cfr. “Canaro una comunità nella storia”, op. citata, pag. 47 e seg

 

 

 

21 _ La struttura era generalmente composta da due grandi barconi (o zatteroni) galleggianti sui quali vi era posta la piattaforma di lavoro dove tutto, a parte la macina in pietra, era in legno, (di quercia, di rovere, di noce) dell’essenza più resistente all’acqua, agli urti e al forte attrito cui erano sottoposti nel loro perpetuo lavoro. A poppa era situata la ruota a pale, (il vero motore del natante), montata su una trave orizzontale (il “fuso”), che, girando in senso antiorario, trasmetteva il movimento a una serie di ruote dentate, che facevano girare la macina, formata da una parte inferiore fissa e da una superiore rotante, da cui venivano immesse le granaglie, trasformate in farina dallo sfregamento. Normalmente le macine messe in moto dallo stesso meccanismo erano due, una per la molitura del frumento e una per il mais e gli altri cereali.

 

 

In una giornata di lavoro con corrente del fiume in “magra” la produzione era di 1 o 2 sacchi (1 sacco di farina di grano <staja 5> era corrispondente a 7,3 decalitri circa 44 kg.), mentre con fiume di livello piu’ alto e quindi più favorevole 5 o 6 sacchi di prodotto finito, (Cfr. Guido Sanfilippo articolo pubblicato “I mulini natanti a Casalmaggiore”, http://www.storiedicasalmaggiore. it/ page19.html. 

 

 

 

I mulini erano disposti generalmente a gruppi lungo il fiume ed in genere davanti alle golene, in luoghi dove la corrente idrica potesse essere disponibile per tutto l’anno indipendentemente dal livello del fiume e dalle sue connotazioni, (bassi fondali, regime irregolare delle acque, frequenti spostamenti del “filone di corrente principale”.

I mulini, o almeno i loro ancoraggi, comunque creavano problemi alla navigazione in quanto fin dal Medioevo il Po era stato la principale via di comunicazione e di commercio, la più facile e sicura, per tutta la vasta regione padana.

 

 

 

Imbarcazioni d’ogni tipo e stazza percorrevano il fiume, trasportando tutte le merci, dalle più pregiate, come il sale e le spezie, al vino, ai cereali, al legname, alla sabbia, e compiendo lunghi percorsi, da Venezia e dai paesi del delta almeno fino a Pavia. Da monte i grossi barconi erano spinti dalla corrente ed era necessario controllarne la rotta con i remi ed il timone, ma per la risalita si ricorreva al traino di cavalli e di uomini i quali dovevano trainare lungo le vie alzaie, (poste a lato degli argini), i natanti. Gli ancoraggi dei mulini e i percorsi d’accesso agli stessi risultavano d’intralcio.

 

 

Nell’800 il fenomeno della diffusione dei mulini era particolarmente intenso. Vi erano oltre 245 mulini natanti dei quali 104 erano posizionati lungo il Po e 141 lungo l’Adige. I mulini erano parte integrante del territorio e delle golene vicino alle rive del fiume in “froldo” ed erano luoghi dove vi era il commercio, le osterie, pratiche lecite, ma anche non del tutto lecite come è stato raccontato magistralmente dallo scrittore Riccardo Bacchelli nella sua saga della famiglia del ferrarese Lazzaro Scacemi, che copre ben quattro generazioni, nel libro “Il Mulino del Po”, (inizialmente diviso in tre libri: Dio ti salvi, La miseria viene in barca, Mondo Vecchio sempre nuovo).

 

 

 

Dal libro fu tratto il famoso film di uno dei più grandi registi del neorealismo italiano, Alberto Lattuada. Sua è infatti la pellicola del 1949 “Il mulino del Po” che vede la produzione di Carlo Ponti e la sceneggiatura di un Federico Fellini non ancora trentenne. Sempre del libro fu tratto uno sceneggiato televisivo diretto da Sandro Bolchi nel 1963 i cui esterni furono girato nelle vicine golene di Guarda Veneta e Crespino.

 

 

 

 22_La tassa sul macinato fu imposta nel 1868 sulla macinazione del frumento e dei cereali in genere. 

Fu un’imposta indiretta introdotta durante il governo della destra storica ideata, tra gli altri, da Quintino Sella, al fine di contribuire al risanamento delle finanze pubbliche. All’interno di ogni mulino veniva applicato un contatore meccanico che conteggiava i giri effettuati dalla ruota macinatrice. La tassa risultava calcolata in proporzione al numero dei giri della ruota e quindi della quantità di cereale macinata. La tassa fu definitivamente abolita nel 1884.

 23_ Fu proprio questa una delle principali cause della loro diminuzione. Le autorità, infatti, iniziarono un’attività di controllo sempre più restrittive, (anche spinti dalle lamentele per la pericolosità circa la navigabilità del fiume) e negli anni ’20 del Novecento inizia il lento declino dei mulini natanti fino a farli sparire del tutto negli anni ’30-’40 del 900.

 24_ Fu una legge a decretare la fine dei mulini natanti la cui attività era una delle piu’ redditizie della zona. Lungo il fiume Po vi era a quell’epoca tutto un traffico di persone dedite alla molitura, carrettieri e con andirivieni di materiali da lavorare e lavorati

25 _ In particolare i suoi interventi erano volti a ridurre le precarie condizioni di salute dei suoi cittadini e si mostrò strenue propugnatore della bonifica dell’intero percorso dello scolo Poazzo, (che all’epoca attraversava il centro del Comune di Canaro), il cui ristagno delle acque favoriva il diffondersi della malaria nei territori limitrofi.

 

 

 

 

EXTRATIME by SS/ In cover e in kit, nel segno del mix socio-culturale tra Transpadana Ferrarese e  Veneto-Serenissima, ecco in alto “Villa la “Campagnaza”(1704) ex oratorio di S. Antonio da Padova”, con sottostante “Riproduzione di una mappa del 1753 dalla quale si rileva già una disposizione territoriale dell’abitato di Garofolo i cui collegamenti erano da un lato verso Ferrara mentre dall’altro verso Raccano”, in cui il ‘Poazzo’ diventa il Confine col Veneto. 

Quindi nella prima parte della fotogallery tutta una serie di immagini che non hanno bisogno di specifiche didascalie, visto che sono significative le indicazioni incorporate e che rendono onore innanzitutto alla chiesa di Santa Margherita Vergine, a Garofolo, compreso il quadro che vi proponiamo in kit con da sx la resurrezione di San Lazzaro e la orazione di Gesù nell’Orto , dipinto dagli artisti ferraresi Domenichini e Scutellari.

E dopo la ‘presentazione’ di Benvenuto Tisi detto il Garofalo, con relative ricerche storiche, vi proponiamo , oltre alle due mappe politiche che certificano la storia italiana all’epoca della Campagna Napoleonica 1796-1805 e quindi successivo Regno d’Italia nel 1806, una serie di flash scattati personalmente a Ferrara e che mostrano i Palazzi e i Protagonisti del Ducato Estense ( dalla foto panoramica della Città, Castello Estense, monumenti adi Duchi in statue di Bronzo con relativa citazione dall’Orlando Furioso completato dall’Ariosto nel suo periodo nel paese polesano di Calto, poi il Savonarola fustigatore di costumi in kit con lo scrittore Torquato Tasso, oltre alla pittura a muro dedicata alla mitologia di Fetonte nella Sala dell’Arengo in Municipio a Ferrara che ho fotografato durante un Corso Aggiornamento giornalistico) .

 

 

 

Storie che si incrociano quindi con la Traspadana Estense, visto che il Mito di Fetonte ( precipitato sul PO col suo carro) è anche nello stemma del Comune di Crespino , di cui proponiamo la chiesa Arcipretale dei SS Martino e Severo perché in essa c’è il quadro della “Vergine in trono, con San Francesco e Maria  Maddalena.

Per questo quest’anno i Comuni di Canaro e di Crespino hanno festeggiato insieme in Cinquecentesimo della nascita di Benvenuto Tisi da Garofalo, come da volantino che spiega gli ‘Eventi’ organizzati anche al Museo MUVIG di Garofolo, mentre a Ferrara già nel 1872 avevano dedicato al  Garofalo al specifica lapide datata 1872 che vi proponiamo in foto.

A questo punto , completiamo la certificazione dell’appartenenza di Garofolo e dello specifico territorio in Polesine alla Transpadana Ferrarese ( sotto gli Estensi, sotto lo Stato della Chiesa ) proponendovi le foto che mostrano insieme Castello Estense e Cattedrale di San Giorgio, ma anche il Palazzo Vescovile oltre alle Tre Mappe che parlano da sole, relativamente a Garofolo e Canaro nelle mappe del 1753.

 

 

 

E visto che abbiamo parlato di 10 Secoli di Transpadana Ferrarese a Garofolo, eccoci pronti a parlarvi nella prossima puntata di Garofolo e Transpadana ferrarese diventata in questi ultimi due Secoli appartenente politicamente al Veneto e all’Italia.

Dove daremo più spazio alle immagini della Gente di Garofolo ( eccone una foto in anticipo) e ai fatti che vi accadevano, prevalentemente attorno alla Chiesa Santa Margherita Vergine e al Mondo della Civiltà Contadina nelle sue varie evoluzioni, compreso i Mulini sul Po, la ...Rivoluzione Industriale e i problemi accentuati dalla Grande Alluvione del Po nel 1951.

Completando l’opera raccontando l’impegno successivo dei “Ragazzi del Casello FS” , che hanno rinvigorito l’appartenenza della Gente alla Comunità di Garofolo attraverso l’impiantistica sportiva e l’aggregazione socio-culturale, compreso la ...pubblicazione da parte di Pattaro e Candini di questo libro.

 

 

 

Con relativa storia dalla Transpadana Ferrarese , significativa per tutto quel territorio del Polesine che andava dall’Altopolesine fino a Crespino ed Ariano , là dove il Fiume PO è diventato ‘nuovo’ Delta dopo il Taglio di Porto Viro, perché prima il PO di Volano passava per Ferrara e... vicino alla Chiesa di Santa Maria in Vado ( etimologicamente Vado) dove sono andato a fotografare la ‘lapide’ dedicata al Garofalo, fermo restando che poi le sue ‘spoglie’ sono state sportate nella Certosa di Ferrara.

Antonio e Simone Pattaro, Franco Candini, Raffaello Raboni, Sergio Sottovia

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