Mondiali FIFA 2026: la semifinale Argentina vs Inghilterra vista da H.G. Sottovia, oltre l'amarcord della Guerra per le Isole Malvine/ Col cuore 'albiceleste' ma pro pacifismo tra i popoli
Lo SPORT ha fondamentali valori OLIMPICI, che trascendono le problematiche contemporanee e, si spera, possa aiutare alla 'pacificazione tra i popoli'.
Per questo ho raccontato nel libro “Olimpionici e Gentlemen” pro Panathlon la storia dei Campioni made in Polesine, anche Paralimpici.
Per questo pubblico questa STORIA trasmessaci oggi da Hector Guillermo Sottovia, perchè cuore 'albiceleste, che ha studiato in Inghilterra ed ha origini italiane , visto che l'ho incontrato nella 'reunion' di tutti i SOTTOVIA due anni fa a San Lorenzo in Banale.
Anche perchè ha un essenziale 'sentimento di 'pacificazione tra i popoli' che trascende i fatti storici della Guerra delle Isole Malvine, appunto tra Inghilterra e Argentina, come peraltro ha appena pubblicato anche in Argentina lo stesso H.G.”Bloqueado” Sottovia, che proponiamo in fotogallery significativamente in maglia 'PolesineSport', la stessa che gli ha consegnato il sottoscritto con spirito ecumenico universale tra i Cinque-Continenti-Cinque.
MAIN NEWS ( di Hector Guillermo Sottovia, by Buenos Aires , mail 13.07.2026)/ ARGENTINA CONTRO L'INGHILTERRA
Una riflessione che merita di essere presa in considerazione
La storia non deve mai essere dimenticata, ma non deve nemmeno trasformarsi in una prigione. Le Isole Malvine resteranno sempre una causa nazionale alla quale l'Argentina non può rinunciare, ma ciò non significa alimentare l'odio nei confronti di un intero popolo. La vera grandezza consiste nel difendere le proprie convinzioni senza perdere la propria umanità.
Di Héctor Guillermo Sottovía
DNI n. 16.940.454
NOMINATIVO “BLOQUEADO” SU TUTTE LE PIATTAFORME SOCIAL
Ogni volta che Argentina e Inghilterra si affrontano su un campo di calcio, riaffiorano inevitabilmente ricordi profondamente intrecciati con la nostra storia.

È naturale. La Guerra delle Malvine ha lasciato un segno indelebile su diverse generazioni di argentini, così come su migliaia di militari britannici che combatterono su quelle isole. Tuttavia, una domanda merita di essere posta:
Stiamo reagendo con la memoria o con il risentimento?
Ho avuto il privilegio di vivere e studiare in Inghilterra mentre mio padre prestava servizio nella commissione tecnica incaricata dell'acquisto dei bombardieri Canberra per l'Aeronautica Militare Argentina. Sono stato trattato come un qualsiasi ragazzo inglese. Ho studiato con loro, condiviso la vita quotidiana, stretto amicizie che durano ancora oggi e conosciuto una società che, come tutte le altre, è composta da persone comuni, laboriose, con famiglie, sogni e speranze.
Poi arrivò la guerra.
Come accade in ogni conflitto, ci furono dolore, morte e perdite irreparabili. Ma vi furono anche gesti che dimostrarono come l'umanità possa prevalere persino sull'odio.
Un esempio straordinario è rappresentato dal lavoro svolto dall'ufficiale britannico Geoffrey Cardozo e dal veterano argentino Julio Aro, il cui impegno ha reso possibile l'identificazione di molti soldati argentini sepolti nel Cimitero di Darwin, permettendo a numerose famiglie, dopo decenni di incertezza, di trovare finalmente un po' di pace.
Ho avuto anche l'onore di conoscere personalmente Geoffrey e di instaurare con lui una sincera amicizia. Quell'esperienza mi ha insegnato una lezione che non ho mai dimenticato:
Le guerre contrappongono gli Stati; l'umanità unisce le persone.
Per questo motivo ritengo che dovremmo riflettere anche su alcuni dei nostri atteggiamenti.
Gridare «Se non salti, sei inglese» può sembrare soltanto un coro da stadio. Tuttavia, quando normalizziamo messaggi di questo tipo, iniziamo ad accettare un modo di pensare pericoloso: dividere le persone in «buoni» e «cattivi» a seconda della maglia che indossano, della loro nazionalità o delle loro idee politiche.
Purtroppo questa abitudine si estende anche alla nostra vita politica.

Troppo spesso sentiamo dire che chi non è peronista non può essere un patriota; che chi la pensa diversamente è un nemico; che ogni imprenditore è necessariamente uno sfruttatore; oppure che appartenere a un determinato movimento politico significhi automaticamente amare meno il proprio Paese.
Con queste etichette non costruiremo mai l'Argentina che sogniamo.
Una partita di calcio dura normalmente novanta minuti.
La guerra è terminata più di quarant'anni fa.
I veri vincitori non sono stati né i generali né i governi, ma quei soldati argentini e britannici che sono riusciti a tornare a casa vivi per riabbracciare i propri genitori, i figli, le mogli e gli amici.
Molti sono rientrati con disabilità permanenti. Altri portano ancora oggi ferite invisibili che non si rimargineranno mai del tutto. Non vi è alcun dubbio che siano proprio loro a conoscere meglio di chiunque altro il vero prezzo della guerra.
Nulla di ciò che ho scritto significa rinunciare alla rivendicazione argentina sulle Isole Malvine. Al contrario, resto profondamente convinto che le isole siano argentine e spero sinceramente che un giorno il mio Paese possa esercitare la piena sovranità su di esse.
Sono però altrettanto convinto che questo obiettivo debba essere raggiunto attraverso il diritto internazionale, la diplomazia, la saggezza politica e la perseveranza, mai attraverso l'odio.
Le grandi nazioni non hanno bisogno di nemici permanenti per definire la propria identità.
Hanno bisogno di memoria, rispetto, unità e della consapevolezza che il patriottismo non consiste nell'insultare gli altri, bensì nel costruire un Paese migliore.
Spero che vinceremo la partita e conquisteremo un altro Campionato del Mondo.
Ma quando l'arbitro fischierà la fine dell'incontro, ricordiamoci che dall'altra parte ci sono esseri umani che amano le proprie famiglie, che piangono i loro morti e che desiderano anch'essi vivere in pace.
Perché la storia dovrebbe insegnarci a diventare persone migliori—
Mai a odiare di più.

EXTRATIME by Sergio Sottovia/ In cover H.G.Sottovia con la maglia "PolesineSport" di …ambasciatore nel mondo pro...Valori Sportivi e Umanitari.
Come quelli che ha appena raccontato sul quotidiano argentino "La Voz Verde Oliva" , perchè...verde speranza.
E di cui abbiamo parlato nella reunion tra tutti i SOTTOVIA a San Lorenzo in Banale ( vedi foto di gruppo compreso il sottoscritto e mio nipote Roberto).
Per una maglia 'sportiva e umanitaria' che lo stesso H.G. "Bloqueado" Sottovia indossa nel flash finale in aeroporto con sfondo familiare.
Hector Guillermo Sottovia