Luca Bernardelli presidente Atc Ro 1, Altopolesine/ Una vita tra caccia, segugi e la sua Ariola pet foods logistic


14/02/2018

Diventato ispettore zootecnico Luca Bernardelli girò l'Italia, portava sovente a casa cuccioli di segugi  onde abilitarli alla lepre ma non sempre gli esiti erano soddisfacenti. "Da allora ho cominciato ad allevare segugi a pelo raso nero focato. Per oltre un ventennio e sino al 2007 partecipai a prove di lavoro segugiste e ad esposizioni specializzate un po' dappertutto, ottenendo parecchi riconoscimenti, poi abbandonai l'agonismo. Nell'ultimo decennio Ariola si è ispirata alle osservazioni positive o negative del lepraiolo che utilizza l'ausiliare direttamente nel prelievo venatorio".
Ecco, ho estrapolato questo flash dal reportage speciale written by Franco Rizzi, cantastorie dell’enclave altopolesano, giusto per sottolineare la ragione per la quale abbiamo voluto inserire questa Luca Bernardelli story in questa rubrica ‘Polesani nel mondo’.
Certi i ‘numeri’ dei cacciatori sono fortemente diminuiti dagli anni ’80 a questa parte, ma il ‘signor’ Luca Bernardelli è comunque diventato una ‘icona’ della caccia del Terzo Millennio, soprattutto in evolution tra i suoi segugi e la sua Ariola pet foods logistic.
Anche per questo potrei chiamarlo Luca, come l’apostolo del vangelo, visto anche le tante volte che il sopracitato Franco Rizzi ci ha proposto qui su www.polesinesport.it quegli eventi che ne certificano la sua passione per la caccia e  i suoi segugi allevati nella sua azienda denominata ‘Ariola pet foods logistic’, là nell’Altopolesine, dove peraltro Bernardelli è tuttora presidente evergreen della Atc1 Ro, vale a dire Ambito territoriale di caccia Rovigo 1 o Alto Polesine.
La associazione di cui peraltro Luca Bernardelli ci spiega vita , morte e miracoli , sottolineando l’importanza dei cacciatori a tutela dell’Ambiente in ambito territoriale , di cui non a caso Lui è il presidente Atc Ro1 in Altopolesine, una location che per certi versi , vista la sua caratteristica interregionale tra Veneto, Lombardia ed Emilia e Romagna, rappresenta una specie di enclave o triangolo delle Bermuda che dir si voglia.

 

MAIN NEWS  ( di Franco Rizzi, mail 14.02.2018) / CASTELMASSA: LUCA BERNARDELLI SEGUGISTA E DIRIGENTE VENATORIO DA SEMPRE/ LA STORY

Luca Bernardelli, massese doc, classe 1961, sposato felicemente con Marina Ferrarini, che gli ha dato l'unica figlia Chiara matricola di filosofia a Padova, vive in aperta campagna verso Calto dirimpetto all'argine maestro del Po in una bella e ampia casa rurale.
Qui è titolate di Ariola pet foods logistic e di un allevamento amatoriale di segugi, denominato ovviamente Ariola.
Lo intervistiamo brevemente nel suo studio, avendoci sempre interessato la sua carriera di dirigente venatorio ai vari livelli, ciò per capire pure  meglio il mondo dei seguaci di Diana altopolesani e non ieri ed oggi.
Luca Bernardelli discende da una fitta famiglia massese di allevatori di bovini e di cavalli da corsa in cui i nembrottiani erano naturalmente di casa.
Gli zii paterni sparavano alla quaglia (solo tramite cani spinoni, da penna o da seguita) e agli anatidi, il nonno materno, così fratelli e nipoti unicamente alla lepre (ausiliari da seguita o molecolari), secondo un'etica venatoria cara alla  Sips  (Società italiana pro segugio) Luigi Zanchetti.

"Io li  seguivo attratto più dal lavoro dei cani che dell'arte ispirata a S. Uberto intesa come abbattimento di selvaggina. Emozioni forti certo ma mai come quando in stalla nasceva un vitello o un puledro, oppure veniva al mondo un cucciolo".
Solo ragazzo Luca Bernardelli partecipava a rassegne zootecniche o all'agonismo ippico.
I cani venivano allevati dal nonno e dagli zii in numero selezionato unicamente per uso familiare, "mai un cucciolo fu venduto o regalato".

 

Dopo il servizio militare Luca Bernardelli nel 1981 fu convinto solo ventenne dal direttore tecnico Anafi (Associazione italiana razza frisona italiana) a conseguire l'abilitazione professionale di ispettore zootecnico, ciò dopo uno specifico stage.
"Miei formatori furono il compaesano Carlo Boschini noto lepraiolo, insieme al cremonese Dante Boldrighi, segugista, giudice cinofilo, allevatore e già vice presidente nazionale Pro Segugio. Con Carlo Boschini divenni cacciatore effettivo incarnierando l'orecchiona, una passione ancor oggi viva".

Diventato ispettore zootecnico Luca Bernardelli girò l'Italia, portava sovente a casa cuccioli di segugi  onde abilitarli alla lepre ma non sempre gli esiti erano soddisfacenti. "Da allora ho cominciato ad allevare segugi a pelo raso nero focato. Per oltre un ventennio e sino al 2007 partecipai a prove di lavoro segugiste e ad esposizioni specializzate un po' dappertutto, ottenendo parecchi riconoscimenti, poi abbandonai l'agonismo. Nell'ultimo decennio Ariola si è ispirata alle osservazioni positive o negative del lepraiolo che utilizza l'ausiliare direttamente nel prelievo venatorio".

Luca Bernardelli come nembrottiano e dirigente Federcaccia di lungo corso.
Nel 1985 diventa presidente della sezione Fidc di Castelmassa e ciò sino al 2010; nel 1992 e sino al 2010 fa parte del consiglio provinciale Federcaccia e dal 1996 al 2002 di quello veneto.

 

Pro Segugio: 1988-2007 presidente provinciale; 1996-2007 presidente regionale; 2000-2007 consigliere nazionale.
Ambito territoriale di caccia Rovigo 1 o Alto Polesine: 1995 commissario; 1996-2018 presidente ("Intendiamoci! Non sono legato alle cariche, anche perché nomine istituzionali che si basano sul volontariato, solo piccoli rimborsi spese. Inoltre negli Atc restiamo in carica u un quadriennio ma se la Regione non rinnova i piani faunistici, noi siamo automaticamente prorogarti a cura delle Province")
Negli anni '80 in Italia c'è il boom della caccia regolata dalla legge quadro 968/77. Si arriva al record di un paio di milioni di cacciatori regolari; benessere diffuso; consumismo nembrottiano; business socio-economico; voti a iosa per le forze politiche; spregio delle tradizioni e dell'etica venatoria; bracconaggio diffuso.
"Troppi hanno imbracciato la doppietta senza vocazione per cui  l'opinione pubblica,  mentre cresceva la sensibilità ambientalista, ha rifiutato in blocco il nostro mondo sino a quando sì è arrivati al referendum abrogativo del 1991, nullo per il mancato raggiungimento del quorum. In  Alto Polesine esistevano le autogestite oltre al territorio libero pro S. Uberto e lentamente sì è affermato il segugio come molecolare su lepre, fauna pregiata accanto al fagiano. Io cacciavo regolarmente e facevo esperienza dirigenziale su più fronti, insegnamento impagabile"

Nel 1992 il parlamento approva la 157, la legge quadro sulla caccia, tuttora cogente, da cui deriveranno quelle regionali e le norme provinciali. Il Veneto approvò la 50/93, datata ma ancora in vigore. Si prevedevano gli Atc, si voleva il popolo delle doppiette legato al territorio e primo guardiano dell'ambiente in collaborazione con associazioni venatorie, agricoltori ed ecologisti in base a regolamenti, funzioni e sorveglianza sul campo da parte delle amministrazioni provinciali.

 

"Nel 1996 fui nominato commissario dell'Atc altopolesano, l'anno dopo presidente e tale sono rimasto sino ad oggi nella sede di Castelmassa. All'inizio avevamo oltre 2000 soci , oggi sono poco più che un migliaio, polesani e non. Gli inizi gestionali furono difficili: cambio di mentalità di caccia; resistenze associative e politiche; conflittualità strisciante.... Poi il tempo fu galantuomo, tutti maturammo e l'Atc Ro 1 divenne un modello gestionale invidiato. La Provincia, prima dell'ultima legge Del Rio, aveva fondi, mezzi, personale, agenti per svolgere il proprio ruolo istituzionale con buona pace di tutti. Il Ro 1 si è connotato per volontariato spinto, produzione autoctona di lepri nelle zone di ripopolamento, acquisto di fagiani mai pronta caccia, recupero ambientale, incentivi a chi lavora di più nell'Ambito...".
La stagione venatoria 2017-2018 si è chiusa lo scorso 31 gennaio, queste le cifre: circa 1.100  soci (il 70% dediti alla stanziale, il resto agli anatidi); circa 4.000 lepri e altrettanti fagiani (su 6.000 liberati entro il 31 agosto 2017) incarnierati;  860 lepri catturate (650 liberate in territorio cacciabile, il resto reimmesso  nel ripopolamento geograficamente mutato).
"Purtroppo resiste un minoritario zoccolo duro di bracconieri, insofferenti di ogni regola e senza etica venatoria, che getta fango in primis sui soci seri per cui il nostro mondo sembra essere popolato per il senso comune solo di crudeli sparatori".

"Il futuro nembrottiano altopolesano -conclude il presidente Luca Bernardelli - non è certo roseo: piaga eterna del bracconaggio; invecchiamento e decessi per cause naturali di tanti nembrottiani; scarso ricambio giovanile; indotto socio-economico venatorio in crisi; la Provincia svuotata di uomini e mezzi istituzionali; la Regione inerte per tanti motivi  a rinnovare il piano venatorio... ci stanno e ci stiamo marginalizzando nell'era del web e della globalizzazione spinta".

 

EXTRATIME by SS/ In cover e in last flash panoramico il ‘signor’ Luca Bernardelli insieme al suo segugio Pompeo nella sua azienda Ariola a Castelmassa.
La stessa che vediamo festeggiata in fotogallery per il suo 15 esimo compleanno, dopo avervi proposto altresì due immagine relative all’ultima festa dei cacciatori Atc RO1 Altopolesine, con i suoi noti e fedeli amici cacciatori che abbiamo già incontrato tante volte su questo sito.

Franco Rizzi & Sergio Sottovia
www.polesinesport.it